Varie verità su tutte le più grandi mistificazioni degli ultimi duemila anni, più ulteriori amenità (Rosacroce, Templari, Graal, Rennes-Le-Château).

Il coraggio di raccontare le cose come stanno

«Cerco il Figlio», saggio, 720 pagg.

 

Quante persone sono disposte a rivedere sotto una luce diversa tutto ciò che sanno sull’Unto? A scandagliarne e infine scoprirne la vera identità, documenti storici alla mano e senza ricorrere a sensazionali quanto strampalate teorie?

Analizzando criticamente la vicenda di Yeshu’a, si palesa una impressionante serie di particolari il cui vero senso ha connotazioni radicalmente diverse da quelle che la tradizione tramanda. Reale significato delle espressioni “regno di Dio” e “stirpe davidica”, “amore per Dio al primo posto” (la «Quarta Filosofia» denunciata da Flavio Giuseppe), rivendicazione sociopolitica («gli ultimi saranno i primi»), laicità antagonistica alla casta sacerdotale, origine galilaica, “dottorato” giudaico, «lo zelo mi consuma», tassazione imperiale (accettata ma anche rifiutata), proclamazione delle “doglie messianiche”, promessa di “segni” (divini) degli aspiranti al trono di Israele, “ritiro nel deserto”, Nazireato, preavviso di martirio ai seguaci, non ultima l’inspiegabile morte per crocifissione come “re dei Giudei”... quando estirpiamo tutti questi tratti distintivi di Gesù dall’atmosfera sospesa dei Vangeli e li innestiamo nella cruda storia ebrea del I Sec., con nostro grande sconcerto “Gesù Cristo” diventa decisamente e inesorabilmente qualcos’altro.

Ecco dunque la figura di Gesù liberata dalla coltre teologica. Con un’esposizione chiara ed esaustiva sui principali campi di ricerca extra-biblici: Zeloti, Sicari, Maccabei, Biblioteca di Nag Hammadi, Rotoli di Qumran, Gnosticismo, Vangeli Apocrifi, Esseni ed Essenismo, scritti di Flavio Giuseppe, Talmud, Toledoth e letteratura rabbinica, Celso, Marcione, Tacito, Egesippo, Giustino. Le vidende dei vari Teuda, Giuda Galileo, Menahem, Eleazar Masadeo, Ben Dinai, Ben Zakkai passate al setaccio. La soluzione alle annose questioni di Barabba, di Ha-Notzri, del Battista, del tékton, di Apollonio, del Mitraismo, di Lazzaro/“figlia di Giairo”, dei Boanerges/Barjonîm, senza dimenticare le incongruenze fra Saulo di Tarso e Atti degli Apostoli…

Il tour è ricco. E davvero completo. (Del resto frutto di un lavoro durato 15 anni.) Un quadro storico mai ricostruito per intero, che conduce a conclusioni notevoli e inattese ma finalmente definitive, senza peraltro bisogno di ipotizzare un “mito di Gesù” messo insieme collazionando personaggi diversi (i vari Giovanni di Gamala e/o Yeshua ben Panthera/ben Stada), com'è ormai di moda grazie alle polemiche innescate da Cascioli e dai suoi epigoni: la vicenda di un unico uomo realmente esistito è perfettamente plausibile — e per giunta intuibile già dal confronto fra Nuovo Testamento e autori antichi.

 

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«Dossier Templari Graal», saggio, 560 pagg.

 

Ci hanno sempre detto “sottovoce” che i Templari costituirono un Ordine di carattere iniziatico, che il loro “vero obiettivo” era quello di recuperare qualcosa nascosto in Palestina, che nei sotterranei del Tempio di Salomone essi rinvennero il Graal, o “scottanti segreti su Gesù”, o l’Arca dell’Alleanza, o innovazioni costruttive che permisero di edificare le grandi cattedrali gotiche, o ancora certe carte perdute che indicavano la rotta per le Americhe, o tutte queste cose insieme...

Ci hanno sempre detto che il misterioso Graal passò di mano in mano — Re Artù, Assassini di Siria, Bogomili, Catari, Templari —, che oggi è nascosto in una cripta a Gisors oppure a Rosslyn o ancora a Rennes-le-Château, e che la sua “vera natura” potrebbe celare una stirpe divina ancora in vita...

Be’, pare proprio che ci abbiano nascosto la verità.

Questo dossier ha il coraggio di raccontare le cose come stanno, ricostruendo per filo e per segno due secoli di Storia e ben sette di sfrenate fantasie. L’autore è un ricercatore indipendente e imparziale, senza alcun legame con i circoli esoterici e massonici. E non ha peli sulla lingua. L’opera ha carattere divulgativo e demistificatorio, e non è pertanto consigliabile a chi intende conservare le proprie stuzzicanti passioni per gli enigmi e i misteri (il “culto del verosimile”) ma soltanto a chi sia disposto a subire l’impatto destabilizzante della realtà dei fatti.

Per i cercatori del Graal e della “tradizione iniziatica millenaria”, un autentico risveglio-shock.

 

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«L’Uomo Nuovo», romanzo, 608 pagg.

 

Priorato di Sion e Rosacroce. Rennes-le-Château e Massoneria. Omicidio Moro e Torri Gemelle. Ed Echelon, petrolio, bin Laden, guerra in Iraq. Tutti temi riuniti riuniti in un’unica, sorprendente, appassionante trama. Con un solo filo conduttore. Un intrigo internazionale così realistico e verosimile da sembrare realtà. O forse... questa è davvero la realtà?

Un tomo colossale, uscito per la prima volta nel 2005, pubblicato in proprio poiché snobbato dall’editoria ufficiale italiana. Esaurite a sorpresa sia la prima edizione che due ristampe, il volume è rimasto per qualche anno solo in versione ebook; nel 2017 però, sotto pressione per la richiesta di una versione cartacea, l’autore lo ha reso nuovamente disponibile su carta grazie al print-on-demand di Amazon, e adesso questo gioiello letterario e saggistico ha a disposizione l’intero mercato mondiale (sebbene sia edito soltanto in italiano).

Le tesi, immerse in un finto romanzo (dalla trama comunque godibilissima: quella di un giallo internazionale) in modo tale che siano i personaggi di fantasia e non l’autore a esporre le problematiche, smascherano le verità soggiacenti a una serie di temi scottanti di fine millennio. Su tutti: la ricostruzione di cosa successe veramente in Italia fra il 1945 e la Caduta del Muro (compresa la verità sul Caso Moro), il disvelamento della bufala del Priorato di Sion, e infine la verosimile ipotesi — della quale il volume è stato il precursore assoluto, appena 3 anni e mezzo dopo l’evento — per cui le Torri Gemelle sono state colpite dagli stessi vertici americani: i quali però in quel tragico settembre 2001 commisero un mostruoso errore (il crollo non era previsto: l’intento era solo di farle “sfregiare”).

 

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Di seguito, per gentile concessione (©Mangla 2005), un estratto illuminante: sul tema “Priorato”.

la realtà materiale è piena di oggetti familiari che possiamo vedere, toccare, assaporare e annusare. quando gli oggetti grandi diventano molto piccoli, riducendosi alle dimensioni di un atomo, non possiamo fare più affidamento sui nostri sensi. a livello teorico, a un certo punto le cose devono smettere di diventare piccole, visto che nessun atomo è più piccolo di quello dell’idrogeno, la prima particella originata dal Big Bang; ma se va al di là dell’atomo, Dompson, vede un’incredibile trasformazione: tutto ciò che è solido scompare.

Cymetral annuì. la dottoressa Jottie Millerstone posò il camice nell’armadietto. si riassestò la giacca a quadretti marroni su fondo senape, sulla quale dondolava una collana di perle ingiallite dagli anni e dai ricordi. sotto si intravedeva un’improbabile camicia azzurrina, con un immenso colletto i cui ricami, a livello teorico, non smettevano mai di diventare più piccoli e caotici degli atomi di idrogeno.

– gli atomi sono composti da una certa quantità di energia vibrante, priva di massa e di forma, non sono solidi e non possono essere percepiti dai sensi. il termine latino per indicare quantità è “quantum”, la parola usata per poi descrivere un’unità di energia all’interno dell’atomo e, di conseguenza, un nuovo livello di realtà. a livello dei quanti, nessun aspetto del mondo materiale rimane integro: è strano alzare una mano e rendersi conto che si tratta di “vibrazioni invisibili che avvengono nel vuoto”.

la mano destra di Jottie Millerstone galleggiò in aria.

– a livello atomico, tutti gli oggetti che possiamo vedere, toccare, assaporare e annusare sono composti al 99,9999% da spazio vuoto; in proporzione, la distanza tra un elettrone che vortica e il nucleo intorno al quale gira è superiore a quella che separa la Terra dal Sole. e non è possibile imbrigliare e tenere in mano un elettrone, dato che libera vibrazioni di energia che appaiono e scompaiono milioni di volte al secondo: il mondo intero... è un “miraggio quantico” che appare e scompare milioni di volte al secondo. a livello quantico, l’intero universo è una sorta di luce intermittente: non ci sono stelle o galassie ma solo “campi di energia vibrante” che i nostri sensi, troppo lenti, non riescono a percepire. il nostro cervello ci inganna vedendo oggetti solidi che sono “continui” nel tempo e nello spazio, proprio come ci appare “continuo” un film. ma un film è fatto di pellicola che scorre, 24 immagini immobili che appaiono alternandosi in un secondo con 24 momenti di buio che corrispondono all’attimo in cui ognuna di queste immagini viene tolta e sostituita con una nuova; ma poiché il nostro cervello non è in grado di percepire 48 movimenti e pause nell’arco di un secondo, si crea l’illusione della continuità. aumenti, Dompson, all’infinito la velocità di questo film, e otterrà il trucco chiamato “vita quotidiana”. è qui la bellezza drammatica senza risposta, Dompson. il “silenzio di Dio”.

– e cioè? – chiese lui. quella sorrise, con una vivida luce negli occhi. un’emozione lampeggiante.

– siamo uno show di lampi. esistiamo come fotoni lampeggianti, con un vuoto nero tra un’apparizione e l’altra. il nostro corpo, ogni nostro pensiero o desiderio, ogni accadimento... vengono creati in continuazione: la genesi è ora, è fra poco, è sempre stata. CHI c’è, Dompson, dietro a questa creazione infinita? quale mente o visione è capace di raccogliere e rimettere a posto l’universo in una frazione di secondo?

andò verso la porta. si voltò verso Cymetral, che era rimasto seduto sulla comoda poltroncina dello studiolo.

– venga. le offro un tè a casa mia.

– oh, ma non voglio rubarle tempo, dottoressa. ero venuto per parlare di Sion, siamo finiti a lezione di fisica!– ma no!, non mi ruba niente, chiacchierare su certi temi è un piacere, eppoi mi creda, l’argomento è identico. il Priorato di Sion ha a che fare con la religione, e le religioni sono nate dal bisogno spirituale dell’uomo di avere una risposta.

Cymetral convenne e si alzò per seguirla.

– il potere della Creazione – continuò lei nell’ascensore dell’ospedale, – qualunque esso sia, è alla base anche dell’Energia, una forza con la capacità di trasformare nubi gassose di polvere sia in stelle che in dna. quando si arriva oltre qualunque energia, c’è solo il vuoto, un livello pre-quantico che la fisica chiama “virtuale”: la luce che vediamo diventa luce virtuale, lo spazio che percorriamo diventa virtuale e il tempo reale diventa virtuale. tutte le proprietà svaniscono: la luce non brilla più, lo spazio non copre alcuna distanza e il tempo è... eterno. è il “grembo della creazione”, infinitamente dinamico e vivo, al quale non si possono applicare concetti come vuoto, buio e freddo. il dominio virtuale è per noi così inconcepibile che solo il linguaggio religioso sembra in grado di sfiorarlo.

– interessante, ma in tutto quello che mi ha detto finora, che c’entra il Priorato di Sion?

Cymetral poggiò la tazza sul tavolino di cristallo davanti alle proprie ginocchia. la luce del sole penetrava attraverso le pieghe di un pesantissimo tendaggio, e creava un divertente sfarfallìo con la polvere che nessuno sembrava aver tolto via da quella superficie da molto tempo.

Jottie Millerstone aveva arredato la propria casa con i quadri che gli oculisti e i dentisti usano per le sale di attesa. c’era un odore stantìo, come di pane raffermo. probabilmente la dottoressa non ci viveva dentro granché, impegnata com’era fra sale d’ospedale e aule universitarie.

– la fede, Dompson – disse lei accomodandosi sulla poltrona alla sinistra di Cymetral, – è cieca: la gente riesce a trovare pace dal “silenzio di Dio” solo credendo ad occhi chiusi, senza bisogno di prove. la Fede non è altro che questo, e l’accettazione o meno del “silenzio di Dio” sta nell’avere o meno una “fede cieca”.

Cymetral incrociò le gambe e si distese all’indietro: la minuscola e sveglia Jottie Millerstone dava la sensazione di prepararsi a rivelazioni molto accattivanti.

– partiamo da molto lontano, Dompson – sorrise, come per saggiarne la volontà di recepire un discorso ad ampio respiro. Cymetral ricambiò il sorriso con un’espressione gentile ed attenta. – il termine elettricità deriva dal greco “electron”, che sta ad indicare l’ambra: nell’antichità era già nota la caratteristica della gemma di attirare piccoli corpuscoli, dopo essere stata sfregata con un panno di lana. ci sono ritrovamenti come la “pila di Baghdad”, o oggetti di epoca pre-colombiana rinvenuti nell’America del Sud, che sembrano realizzati grazie all’elettrolisi, e anche alcuni tratti delle antiche mura di Gerusalemme sembrano saldati tra loro con la stessa tecnica. la conoscenza intuitiva delle cose o la “coscienza magica”, che noi abbiamo perso, non solo aveva già portato nell’antichità alla scoperta dell’energia convenzionale, ma probabilmente anche ad una forma di energia a noi moderni ancora sconosciuta. perché tale forma di energia è, sia per la percezione che per l’utilizzo, strettamente legata alla “consapevolezza”. voglio dire che, per percepirla, bisogna entrare in quello stato di attenzione comunemente detto “di coscienza intensiva”, che si concretizza, attraverso la meditazione, dal passaggio dalle onde cerebrali alfa a quelle beta. l’energia sconosciuta di cui parlo ha avuto molti nomi e molte rappresentazioni: il fuoco segreto degli alchimisti, la panacea universale dei maghi rinascimentali, le serpi di terra dei sacerdoti caldei, i draghi sotterranei del feng-shui, il mana degli sciamani... quest’energia “spirituale” si manifesta influendo sui processi che regolano e tengono in vita l’organismo umano: gli indiani la chiamavano “prana”, i greci “pneuma”, i cinesi “qi”. ci sono stati parecchi tentativi di incanalazione di tale energia; prenda ad esempio la potenza dell’Arca dell’alleanza e dei miracoli di Mosè, o le modalità con le quali furono sventate le invasioni di Delfi perpetrate dai Celti, o ancora il potere dei Magi della Caldea, che pretendevano di dominare le “serpi” e di poterle scagliare contro gli uomini, incenerendoli. come sottolinea la tradizione yogi, e, più vicino a noi, un personaggio del calibro di Rudolf Steiner, padre dell’Antroposofia, la stretta connessione tra le energie presenti nel cosmo e quelle nell’uomo è particolarmente forte negli ambiti che le ho citato: diventa una specie di “connessione” dell’uomo con l’universo. l’importanza della connessione con l’universo ci rimanda sia alla tradizione iniziatica degli sciamani sia a quella dei misteri egizi, greci e di tutte le popolazioni della mezzaluna fertile, e che passerà attraverso la magia e le scuole esoteriche, che spesso, purtroppo, ne traviseranno il significato. comunque, se la guardiamo in questa prospettiva, Dompson, tutta la cosiddetta “tradizione” cambia aspetto ed assume una chiarezza rivelatrice. dal punto di vista scientifico, oltre alle prove della trasformazione delle onde alfa in beta, ci sono anche quelle che io chiamo le “coincidenze minerali” dei luoghi misterici. mi spiego: gli antichi, dopo una lunga preparazione interiore, incanalavano e utilizzavano anche le “correnti energetiche” della madre Terra e le sintonizzavano grazie ai complessi megalitici, dei quali questa è la reale funzione, come spiega il fatto che le pietre usate per erigere tali monumenti non siano state scelte a caso ma siano in gran parte composte di pirite e di quarzo: due materiali che fungono da “magazzino” per l’energia e ne cambiano la frequenza.

Dompson stava in ascolto con molta attenzione. la Millerstone rimuginò un attimo e quindi ripartì.

– come giudichiamo se certi animali siano progrediti o meno? ci sono dei criteri proposti dai biologi, per esempio un aumento dei comportamenti di adattabilità, l’aumento del livello di energia, come nel passaggio al sangue caldo da parte di uccelli e mammiferi, lo sviluppo di organi sensoriali più efficienti, un affinamento delle tecniche di elaborazione delle informazioni, l’espansione in nuovi ambienti, una maggior capacità di prendersi cura dei piccoli... allo stesso modo, ci sono vari criteri per giudicare lo sviluppo dell’essere umano... emotivo, morale, cognitivo o spirituale, oltre a standard secondo cui valutare il progresso delle civiltà, come la cura dei cuccioli d’uomo e dei deboli, l’impulso ai diritti e alle libertà dell’individuo, la giustizia sociale, la prosperità, l’espressione artistica, la protezione della vita animale e dell’ambiente naturale, la libertà di religione. nella storia umana, nell’età della pietra, più o meno cinquantamila anni fa, i nostri antenati accelerarono improvvisamente lo sviluppo delle loro capacità: affinarono il linguaggio, la fabbricazione di attrezzi, l’arte e l’approccio al mondo degli spiriti. il contatto con il Trascendente e le pratiche per raggiungerlo fu realizzato per la prima volta dallo Sciamano, che era contemporaneamente uno stregone, un visionario, un maestro di cerimonie, un artista e una guida verso i regni al di là dei sensi. da lì a poco vennero i Veda: inni e preghiere agli dèi, formule di riti sacrificali, di guarigione e di nutrizione, mitologie dell’antica India, filosofia spirituale e istruzioni di pratica yoga. è la prima “istituzionalizzazione” del contatto con il Trascendente, assolutamente insuperata in sottigliezza e profondità, come è possibile leggere in quell’autentico capolavoro che sono le “Upanishad”, trattati spirituali composti da poeti, mistici e filosofi — non da sacerdoti, Dompson, badi bene —. e parlano di “esperienza diretta”: è solo con l’esperienza diretta, che può essere prodotta dalla concentrazione e dalla meditazione yoga, che possiamo conoscere “l’atman”, il nostro sé essenziale, tutt’uno con il bramino, la realtà trascendente e onnipresente. non si possono penetrare i misteri più profondi dell’esistenza solo con lo sforzo intellettuale, bensì piuttosto con la visione spirituale, che implica l’esperienza diretta dell’estremo nel suo essere eterno “sat”, la conoscenza “chit” e la gioia “ananda”. la parola sanscrita “upanishad” si riferisce all’istruzione spirituale diretta e significa letteralmente “sedersi ai piedi del maestro”. dal settimo al quarto Secolo avanti Cristo in Grecia, Medio Oriente e Asia si verificò un’altra straordinaria ondata di creatività spirituale. in Cina nacque il “Taoismo”, in India il “Buddismo”, tra gli Ebrei comparvero i più grandi profeti del mondo e ad Atene e in altre città-stato greche la speculazione filosofica effettuò un salto da gigante. fu una netta svolta etica e spirituale, e si verificò tra i popoli di mezzo mondo. non era mai successo prima che tante culture progredissero tutte insieme in campo religioso e filosofico: da questa età assiale senza precedenti scaturirono innumerevoli illuminazioni e pratiche che tuttora ci preparano a quello che potrebbe essere un altro balzo evolutivo. il “Tao Te Ching”, ad esempio. il significato del Tao non può essere colto a parole: come scrisse il suo autore Lao Tzu, «è il mistero che va oltre tutti i misteri». il Taoismo insegna che niente nella vita è statico, che tutto è flusso dinamico, e che la pace e il benessere interiori possono aver luogo solo se la persona entra in armonia con questa caratteristica fondamentale dell’esistenza terrena. più di ogni altra tradizione sacra venuta prima e dopo, il Taoismo ha elaborato una filosofia, un’estetica e una serie di pratiche che favoriscono l’armonia con le strutture naturali e i ritmi umani e della Terra, come il feng shui, letteralmente “vento e acqua”, che aiuta, in architettura e nella pianificazione dei giardini, a trovare un accordo con le linee isometriche e le forze geomantiche della natura. o come il wu wei, il “non fare”, ovvero la fluida resa alla natura umana profonda... poi venne il Buddha, con le sue quattro “nobili verità” — «ogni vita è segnata dalla sofferenza», «la sofferenza è causata dal desiderio», «la liberazione dalla sofferenza (nirvana, che significa “spegnere” le fiamme del desiderio) può realizzarsi davvero», «la via verso il nirvana si può trovare nel “cammino degli otto sentieri”» —: il Buddismo è un’efficace etica di aiuto a chi si trova nel bisogno. contemporaneamente, la Democrazia faceva la sua comparsa ad Atene, ed è rimasta da allora la politica ideale per i Paesi di tutto il mondo. la ricchezza generata dall’imprenditorialità nelle “polis” greche e nelle loro colonie favorì lo sviluppo in politica, filosofia, matematica, storia e arti, gettando molte delle fondamenta della Cultura Occidentale. ci furono figure come Pitagora, che non faceva differenza fra scienza e religione perché comprendere la natura delle cose «è un’attività spirituale»; come Socrate, iniziatore della dianoia, l’indagine dialettica, che sosteneva che una vita che non venisse messa in discussione non era degna di essere vissuta, e che da più di duemila anni ispira atti di integrità morale; come Platone, allievo di Socrate: nessun altro filosofo occidentale ha avuto più influenza di lui; nei “Dialoghi” esplorò questioni eterne sull’identità e la conoscenza e propose regole pratiche per il buon vivere, l’attività sociale, l’istruzione; elaborò la Teoria delle Forme, secondo la quale esistono idee eterne alle quali le cose terrene corrispondono in modo imperfetto; altro suo tema ricorrente è che grazie all’indagine dialettica, la pratica della virtù e della contemplazione, o percezione diretta, noesi, del vero, del buono e del bello, l’anima può trovare la saggezza e la vita eterna... disse anche che apprendiamo soprattutto con l’anamnesi, ricordi di cose conosciute prima di venire alla luce in questo mondo... figure come Aristotele, il più grande allievo, ma anche critico, di Platone, che creò una logica formale che fu cruciale per lo sviluppo del pensiero occidentale; classificò piante ed animali con tale esattezza da istituire le regole di tutta la biologia successiva; con la sua “Poetica” inventò la critica letteraria; i suoi scritti sull’etica sono tuttora insuperati; la sua insistenza sull’osservazione delle creature viventi e del mondo inorganico contribuirono ad originare il metodo scientifico quale viene praticato oggi. Aristotele e Platone avevano in comune la convinzione che l’introspezione e la virtù fossero le basi della saggezza e della soddisfazione umana. capisce quale pensiero si stesse formando nel genere umano, Dompson? Buddha, Pitagora, la “spa” della filosofia — Socrate-Platone-Aristotele — e gli altri mostrarono al mondo come integrare comprensione sociale, speculazione filosofica, pratica della virtù e illuminazione mistica in un’unica visione che abbracciasse la natura umana e il cosmo. ma in quello stesso periodo ci fu un altro fondamentale fiorire: i Profeti Ebraici. l’Ebraismo si ergeva a difesa della giustizia nelle faccende umane; con la sua pressante ricerca di significato in ogni direzione, gettò le basi della Coscienza Sociale, divenuta poi peculiare della Civiltà Occidentale. i grandi profeti ebraici capirono che, se si voleva convivere tutti insieme in pace, era necessario soddisfare precisi valori etici: in un momento storico in cui la ragione era sempre dalla parte del più forte, quel plotoncino di uomini pieni di passione dichiarava con coraggio che i criteri di comportamento dovevano essere la giustizia e la rettitudine per tutti, nessuno escluso, ricco povero sano o malato. la loro testimonianza portò all’umanità la potente visione di “un unico Dio personale”, peraltro attivamente coinvolto nel mondo. le loro illuminazioni, trascritte nel Vecchio Testamento, prepararono il terreno affinché la religione diventasse, nel bene e nel male, una forza politica. per Isaia, Michea, Geremia, Amos ed Elia siamo chiamati da Geova a resistere all’ingiustizia e a prenderci cura di coloro che si trovano nel bisogno. malgrado le distorsioni dei fanatici, questa visione è stata divulgata intatta, per secoli, dall’Ebraismo e dalle due religioni monoteiste che ne sono derivate: il Cristianesimo e l’Islam.

Cymetral alzò le sopracciglia agli ultimi due termini. Jottie sorseggiò il suo delizioso tè e quindi lo posò sul tavolino di cristallo. la polvere spostata dal movimento volteggiò intorno al piattino, sfavillando contro i riflessi del sole che si liberava dai drappi del tendaggio a gomitate di luce giallo oro. forse era finalmente il momento del “Priorato”?

– i tempi erano a quel punto maturi per il “figlio di Dio in Terra” – disse prosaicamente la dottoressa. – la figura di Gesù “il Cristo” è forse la più importante apparizione nella storia dell’umanità. il suo è stato il più rivoluzionario messaggio che l’essere umano abbia mai conosciuto. ma, in quanto tale, anche quello più contrastato.

la Millerstone si alzò ed andò alla grande libreria in noce incassata nella parete in fondo al soggiorno. le sue mani sicure concupirono un libricino scuro. tornò sfogliandolo. sembrava un quaderno d’appunti vecchio di cinquant’anni. il taglio era dipinto di rosso, come si usava a metà Novecento.

– adesso, Dompson – disse con aria sorniona, tornando a sedere, – le porrò una serie di domande.

– “domande”, signorina Millerstone?

– sono domande accademiche, insidiose e accattivanti, domande che hanno ispirato la più grande storia occulta degli ultimi due millenni. domande su fatti storici, conosciuti e misconosciuti, su miti e leggende occidentali e mediorientali, domande anche blasfeme che hanno addirittura forse provocato l’Olocausto, fornendo una base teorica a certi convincimenti...

Cymetral guardò le pagine di quel libricino tagliare l’aria intorno alle mani ossute di Jottie Millerstone. «se proprio vuoi andare in fondo a questa storia,» gli aveva detto Bulvina Tanzor dieci giorni prima a San José, «ti indirizzo alla persona più informata di questa Terra».

– non mi tenga sulle spine – la pregò Cymetral, che non ne poteva più di ascoltare provocazioni che non andavano mai al dunque, da Wilson Fibula’r fino a Bulvina Tanzor.

Jottie Millerstone gustò dell’altro tè soffermandosi con deliziati sorrisetti su alcune pagine.

– domande che mi hanno assillato per anni, per decenni... le porrò quelle stesse domande, se permette, Dompson: e non pretendo da lei alcuna risposta. vorrei solo godermi le sue espressioni.

– beh, se è solo questo, faccia pure.

– dunque... Che cosa cercavano i nazisti scavando a Rennes-Le-Château? Perché Wagner, prima di comporre il “Parsifal”, s’era recato lì? Dove sono diretti i 3 carri di paglia che sfuggono ai siniscalchi di Filippo il Bello nel 1307? Perché ci sono ben 18 navi Templari in attesa al porto di La Rochelle? I carri in realtà si sono invece diretti ai sotterranei di Gisors, il castello sotto al quale il contadino Lhomoy nel 1945 trova una cripta sotterranea contenente 13 statue (Gesù e gli Apostoli?), 19 sarcofagi di pietra e 30 cofani di metallo? L’abate Saunière, curato di Rennes-Le-Château, era diventato ricchissimo ricattando il Vaticano? Il suo fantomatico “tesoro” era la prova inconfutabile che Gesù non era morto sulla croce?

a quell’ultima “domanda”, le antenne di Cymetral ebbero un fremito. come quelle di un astronomo che capta il bip di qualche extraterrestre appollaiato nelle profondità del cosmo.

– Ciò che Bérenger Saunière aveva trovato a Rennes-Le-Château erano gli Archivi del Priorato di Sion o qualche deposito di tesori Catari/Templari? L’eventuale tesoro Templare di Rennes-Le-Château era quel qualcosa che era stato trafugato a Gerusalemme nel 70 d.C. da Tito dopo la distruzione del Tempio, insieme agli altri tesori ebraici (il Candeliere a 7 braccia e forse l’Arca dell’Alleanza, che si vedono nell’Arco di Tito, oltre al Propiziatorio, l’Altare dei Profumi, la Menorah, le Tavole di Comandamenti), a sua volta ripreso dai Visigoti nel 410 quando saccheggiarono Roma — e forse poi sepolto a Rennes-Le-Château dopo varie vicissitudini (i Catari di Montségur)? La frase «Et in arcadia ego» del quadro “I Pastori d’Arcadia” di Poussin, che in tanti nella storia hanno voluto possedere (raffigurante una tomba identica a quella scoperta ad Arques-Les Pontils nel ‘900, a 10 km da Rennes-Le-Château, che si vede sullo sfondo) è l’anagramma di «i tego arcana dei» (in latino «vattene! io celo i segreti di Dio»)? Perché a Rennes-Le-Château e nel Razés tutto è consacrato alla Maddalena? Perché i Catari, che abitavano la regione di Rennes-Le-Château prima di essere sterminati dalla “Crociata contro gli Albigesi”, alla fede Cristiana, da accettare di “seconda mano” — per tramite cioè di una chiesa e dei suoi dogmi —, sostituivano un’esperienza religiosa personale, a loro dire acquisita “per conoscenza diretta”? Essi rigettavano la Crocifissione perché era una manifestazione del Rex Mundi, il “dio del male”, antitesi di ciò che invece era Gesù, che era dio d’amore (e “Amor” è il contrario di “Roma”)? Quando lo stesso San Bernardo si recò in Linguadoca per predicare contro gli “eretici” Catari, non rimase stupito della “purezza cristiana” dei loro sermoni? Domenico Guzmán fondò i Domenicani, che istituirono l’infamia della Santa Inquisizione; la scusa con cui la Crociata degli Albigesi fu scatenata dalla Chiesa di Roma erano le “pratiche sessuali contro natura” dei Catari: ma più che sodomia, non poteva invece trattarsi di un primitivo sistema di controllo delle nascite? Quale tesoro era custodito dagli ultimi Catari asserragliati a Montségur sui Pirenei, ultima roccaforte assediata dalla Crociata? I due “parfaits” che fuggirono di notte durante il periodo dell’ultima tregua per l’ultimatum, portarono via probabilmente un tesoro “materiale” (oro, argento e monete): dove lo seppellirono? Gli altri quattro che furono nascosti e protetti dalla guarnigione assediante (e perché mai furono protetti?), mentre tutti gli altri dentro Montségur venivano trucidati, quale altro tesoro, ancor più importante, possedevano? I romanzi del Graal sono intrisi di pensiero Cataro. Ed i Catari, dice la leggenda, custodivano il Graal. Era quello, l’ultimo tesoro di Montségur? E questo nome corrisponde al “Munsalväsche” di Wolfram von Eschenbach, che scrisse il terzo “Parsifal”? I Templari inventarono la banca, l’assegno, usavano la bussola, probilmente avevano già messo piede in America (partendo dal porto di La Rochelle e sbarcando in Nuova Scozia, nel Canada, il luogo del famoso “pozzo del diavolo” di Oak Island, protetto ancora oggi da un sistema di canali sotterranei e barriere marine che gli ingegneri definiscono “di fattura sovrumana”, luogo nel quale gli indigeni parlavano di «misteriosi uomini barbuti venuti dall’oceano»), avevano già scoperto gli antibiotici, e le cattedrali gotiche sono probabilmente dovute a loro. Quando persero la Terrasanta, la cui difesa era la loro ragion d’essere, perché scelsero di fondare un loro Stato proprio in Linguadoca? Che cosa avevano scoperto in Terrasanta durante gli scavi nelle Stalle di Salomone? Il vero motivo per cui erano stati mandati in Terrasanta, anziché di “difendere i pellegrini” (e come avrebbero potuto farlo, solo 9 cavalieri, visto che non ne erano inizialmente ammessi altri?), era quello di “cercare qualcosa”? E se sì, da “chi” erano stati mandati? Un terzo “ordine”, segreto, che stava dietro sia ai Templari che ai Cistercensi? A che tesoro sepolto del Tempio fa riferimento il “Rotolo del Rame”, dei Rotoli di Qumran, nel Mar Morto? I Templari erano stati veramente fondati dall’Ordine (poi Priorato) di Sion nel 1099? E il “Priorato” era stato veramente fondato da Goffredo di Buglione? Nel 1070 un gruppo di monaci provenienti dalla Calabria, capeggiati da un certo “Ursus”, era arrivato nella foresta delle Ardenne, proprietà di Goffredo; furono alloggiati in un’abbazia regalata loro ad Orval (vicino Stenay, dove fu ucciso Dagoberto ii, ultimo re Merovingio) da Matilde di Toscana, madre adottiva di Goffredo; perché, e come, sparirono improvvisamente nel 1108? Chi era veramente il Pietro l’Eremita ch’era fra loro, istitutore di Goffredo e primo ispiratore delle Crociate? È possibile che sparendo, invece di tornare in Calabria, si fossero invece stabiliti nell’abbazia di “Nostra Signora di Sion” appena fondata a Gerusalemme? Perché nel 1099, subito dopo la caduta di Gerusalemme, Guglielmo de Tyre parla di un «consesso segreto capeggiato da un vescovo venuto dalla Calabria»? Perché San Bernardo, ispiratore della Regola dei Templari, riceve poi a sua volta in dono l’abbazia di Orval? Perché negli atti con cui Luigi vii insediò l’Ordine di Sion a Orléans (tuttora visibili nel municipio della città) sono citate case e vaste proprietà terriere in Francia, in Lombardia, in Sicilia e in Calabria, oltre che in Terrasanta? Cosa successe realmente nel leggendario episodio del “taglio dell’olmo di Gisors” nel 1188, cui partecipò anche Riccardo Cuor di Leone, data in cui l’Ordine di Sion rinnegò ufficiosamente il figlio Ordine dei Templari? Perché da allora l’Ordine di Sion divenne “Priorato”, adottando il sottotitolo di “Ormus”, che significa “olmo” in francese e “ursus” in latino (eco di Dagoberto, il cui simbolo era l’orso, mentre la “M” è simbolo astrologico della Vergine)? Perché nel 46 d.C. Ormus, figura mistica egizia del pensiero zoroastriano e gnostico, convertita al cattolicesimo da San Marco (uno degli Apostoli), fonda un ordine che ha come simbolo una Croce Rossa o Rosa (Rosacroce), altro sottotitolo assunto dal Priorato di Sion nel 1188 (“Ordre de la Rose-Croix Veritas”)? Perché un presunto Gran Maestro del Priorato, l’esoterista Johann Valentin Andreae, s’inventa nel 1616 il testo degli “iniziati” della Rosacroce (il romanzo “Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz”, dove il protagonista porta la stessa tunica dei Templari, bianca con la croce rossa), e perché i suoi precedenti “manifesti” attaccano la Chiesa e i suoi dogmi e parlano di una rinascita umana i cui depositari sarebbero dei “superiori invisibili”? Perché nel 1629 un curato di Gisors afferma esplicitamente che “l’ordine della Rosacroce” viene creato da Jean de Gisors (primo Gran Maestro del Priorato separato dai Templari) nel 1188? Perché il “Priorato” avalla (e forse partecipa) nel 1307, attraverso il Gran Maestro Guillame de Gisors, allo smantellamento dei Templari? Chi era il “Re Tafur” che incoronò Goffredo in Terrasanta, cui i crociati mostravano grande referenza? Perché tanti esoteristi sfuggono all’Inquisizione rifuggiandosi in Inghilterra, Paese in cui, forse per impulso dei Templari esiliati che hanno necessità di clandestinità, stanno nascendo le Logge Massoniche? La Royal Society favorita dagli Stuart con Carlo ii aveva un qualche legame con il Priorato? O con i Templari scampati all’epurazione del 1307, che si erano rifugiati in Scozia? Charles Radclyffe, altro presunto Gran Maestro del Priorato, cui si deve la diffusione della massoneria a Parigi, ha ideato la Massoneria di Rito Scozzese? Chi erano i “superiori sconosciuti” che iniziavano i nuovi adepti nel rito massonico scozzese antico e accettato? Che fine ha fatto il tesoro Templare, invano cercato da re Filippo il Bello? Perché i Templari, nel processo-farsa, furono accusati di “ripudiare la Croce”? E il “baphomet” di cui sarebbero stati adoratori, più che uno storpiamento di “Maometto”, non era piuttosto la corruzione del termine arabo “abufihamet”, che vuol dire “Stirpe della Sapienza”? E la “testa” collegata ai loro riti, che ricorre anche nei riti alchemici (il “Caput Mortuum”, la nigredo che precede la Pietra Filosofale), era non altro che la Sindone (in loro possesso fra il 1204 e il 1307)? O Giovanni Battista? O entrambi? E perché adoravano “Madonne Nere”? Perché il simbolo del fondatore Ugo di Payens è uno scudo con tre teste nere su un campo d’oro? Perché alla persecuzione dei Siniscalchi di Filippo il Bello contro i Templari, in Francia sfuggì solamente il presidio di Bezù, dove c’erano Rennes-Le-Château e Rennes les Bains, a capo del quale c’era il Gran Maestro Bertrand de Blanchefort, la cui sorella era imparentata al papa Clemente v, che avallò lo sterminio dei Templari? Perché sulle tre caravelle di Cristoforo Colombo ci sono le croci rosse Templari? Come mai anche Vasco da Gama ed Enrico il Navigatore erano nell’Ordine (che, dopo il processo-farsa, in Portogallo si limitò a cambiare nome)? Perché madame Blavatsky, fondatrice della Teosofia, e Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, parlano di un’esoterica “tradizione di sapienza” che attraverso i Rosacroce risale fino ai Catari e ai Templari, a loro volta depositari di segreti ancora più antichi? Perché figurano iscritti alla Rosacroce personaggi come Dante, Shakespeare, Michelangelo e Goethe, e figurano come “nautonnier” del Priorato figure come Botticelli, Leonardo da Vinci, Isaac Newton, Victor Hugo, Claude Debussy? O il più famoso degli alchimisti medievali, Nicolas Flamel? O un ermetista come Robert Fludd? E, se qualcuno avesse voluto inventarsi un lignaggio d’un certo peso, perché avrebbe messo nell’elenco anche personaggi di secondo e terzo piano (ad esempio un mediocre scrittore come Charles Nodier, sebbene amico intimo del giovane Victor Hugo, anziché i suoi più noti contemporanei Byron o Puskin)? Che rapporto c’era fra Giovanna d’Arco e Renato d’Angiò, altro presunto Gran Maestro di Sion? Che ci faceva lui accanto alla Pulzella di Francia, nell’assedio di Orléans? Perché questa figura diede slancio al Rinascimento, spingendo Cosimo de’ Medici a dar corpo ai suoi progetti ambiziosi, fra i quali la prima biblioteca pubblica d’Europa — che mise i testi del pensiero ermetico e gnostico, fino ad allora patrimonio (celato) della Chiesa di Roma, alla portata di tutti? Che significato ha il “fiume sotterraneo” (l’Alfeo) che s’inabissa in Arcadia (Grecia) e ricompare alla fonte di Aretusa (Sicilia)? E perché Arcadia deriva da “Arkades”, che significa “il popolo dell’Orso”? E ancora perché in gallese “orso” si dice “arth” — quindi Arthur, il mitico Re Artù contemporaneo ai Merovingi e sfondo epico dei romanzi graaliani?

la Millerstone ebbe un attimo di pausa e fissò Cymetral con quei suoi piccoli occhi sornioni. Dompson guardava il libricino con la bocca spalancata. al silenzio della dottoressa, il giornalista salì lentamente con gli occhi ad incrociare lo sguardo di lei. quella allora riprese, con estrema disinvoltura.

– Che rapporto c’è fra Claude Debussy, presunto Gran Maestro del Priorato nella Parigi fin-de-siecle, e il curato di campagna Bérenger Saunière, scopritore del fantomatico tesoro di Rennes-Le-Château? Perché quest’ultimo, umilissimo personaggio di provincia, frequenta a Parigi figure del calibro di Oscar Wilde, William Butler Yeats, Paul Valéry, André Gide, Stephane Mallarmé, Marcel Proust, la cantante ed esoterista Emma Calvé, Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt? In che modo e fino a che punto Debussy e Saunière sono legati a Péladan e Papus, occultisti dell’epoca, il primo fondatore di un Ordine Rosacroce che sfugge alla condanna papale, il secondo alla base del pensiero martinista che affonda le radici nello gnosticismo e nella Kabbalah e che riesuma fondamenti Catari e che sembra fonte d’ispirazione del movimento new e next age di fine Novecento (un simbolo del martinismo è il “mantello”, punto d’incontro fra il cerchio, che è la femmina, e la linea verticale, il maschio: insieme formano un cono che protegge l’iniziato che cerca la luce)? Lo zar Nicola ii, in un famoso episodio, getta il suo mantello ai piedi di Emma Calvé: riconoscimento del ruolo di “superiore incognito” rivestito dalla soprano? Perché Jean Cocteau — altro presunto Nautonnier — esegue quel singolare dipinto della “Crocifissione al buio”, in cui egli stesso volge le spalle alla croce, sulla quale l’uomo crocifisso non è riconoscibile perché raffigurato solo fino alle ginocchia? Perché i Gran Maestri del Priorato assumono il nome di Giovanni con un numero progressivo? Sono in contrasto con il papato che è fondato su Pietro? Chi era “Jean I”, se Jean de Gisors nel 1188 è “Jean ii”? Perché papa Roncalli sceglie il nome di Giovanni xxiii, un nome abbandonato fin dal xv Secolo quando era stato portato da un antipapa, vescovo di Alet (in Linguadoca!)? Cos’erano veramente “le profezie” da lui composte? Come fa a prevedere la Caduta del Muro di Berlino e l’unificazione della Germania? Perché in esse si dice che fosse membro della Rosacroce? Nel momento in cui salì al soglio pontificio, scelse quel nome in modo tale che vi fosse un “Giovanni xxiii” sia a Roma che sul trono di Sion (Cocteau era stato il 22mo nautonnier)? L’elenco dei Gran Maestri, con Jean Cocteau “Jean xxii”, era stato depositato alla Bibliothèque Nationale di Parigi nel 1956, Roncalli divenne papa 3 anni dopo: non poteva essere una coincidenza voluta! E perché San Malachia, nelle sue “profezie” del xii Secolo, indica un futuro pontefice “Giovanni xxiii” come “pastore e nauta” (guarda caso, lo stesso titolo del Gran Maestro di Sion)? Perché sia le profezie di San Malachia che quelle di papa Roncalli prevedono la fine del papato in un periodo quasi coincidente (fra il 2031 e il 2033)? Roncalli, Giovanni xxiii, il “papa buono”, fu nella realtà storica un innovatore della Chiesa: la traghettò nella modernità, modificò l’atteggiamento verso la Massoneria e, più importante, spostò il centro di gravità della vicenda di Gesù dalla Crocifissione e Resurrezione allo “Spargimento del suo sangue” (non era più necessario che Gesù fosse morto sulla croce, perché la fede avesse validità), modificando di fatto la base della fede cristiana — il “modo” in cui il sacrificio s’era compiuto diveniva di secondaria importanza rispetto al “sacrificio” stesso: un’implicita ammissione della falsità della Crocifissione? Che ci faceva infine Angelo Roncalli a Rennes-Le-Château, come nunzio apostolico inviato dal Vaticano? Sempre a proposito di “profezie”, che legame ha Nostradamus con Francesco di Guisa e Carlo di Lorena, altro nautonnier (il cui istitutore era stato Robert Fludd, successivo Gran Maestro)? Perché le sue quartine, come provato da una quantità di documenti storici, provengono proprio dall’abbazia di Orval? Perché sua moglie è la proprietaria del territorio in cui si trova la tomba raffigurata nei “pastori d’Arcadia” di Poussin? Perché la capitale dei protagonisti della Fronda è proprio Stenay? Saint-Sulpice, a Parigi, che ruolo ha in tutto questo bailamme? Perché è così legata inestricabilmente nei secoli alle vicende del Priorato, di San Vincenzo de’ Paoli — ossia Nicolas Pavillon, vescovo di Alet in Linguadoca, città dell’antipapa “Giovanni”, e fondatore della “Compagnia del Santo Sacramento”, probabile sinonimo del Priorato, associazione apparentemente cattolica ma con attività anticattoliche, della quale fa parte quel vescovo Billard che a fine Ottocento invia Bérenger Saunière a Rennes-Le-Château —, e perché diventa addirittura il punto in cui passa il Meridiano di Parigi prima dell’avvento di Greenwich? E perché questo meridiano è allineato con alcuni punti nevralgici (il monte Cardhou, il cimitero con la “tomba dei misteri” della marchesa Marie de Nègre) di Rennes-Le-Château? E perché il parroco di Rennes-Le-Château porta proprio lì, all’abate Émile Hoffet, le “pergamene di Bianca di Castiglia”? Perché le discrepanze della Bibbia vengono messe in luce dal “modernismo cattolico” che ha sede proprio in quell’abbazia? Perché il cardinale Mazzarino ce l’ha tanto con la famiglia Plantard (Pierre Plantard sarà eletto Gran Maestro a Blois nel 1981), che discende da Dagoberto — e quindi dai Merovingi —, tanto da farne distruggere con il fuoco il castello di Château Barberie e da cancellarne poi ogni traccia nei resoconti storici? Che relazione c’è fra il Guercino, pittore in odore di massoneria quando questa non è ancora nata e autore del primo quadro in cui appare la misteriosa frase «Et in arcadia ego», e il Poussin autore del successivo “I Pastori d’Arcadia”? Perché nel quadro del Guercino ci sono i soliti pastori che ritrovano una tomba sovrastata da un teschio, e perché il teschio è forato nella parte sinistra, come accade al vero teschio di Clemente v — distruttore dei Templari — e a quasi tutti i teschi del mistero Templare, compreso il teschio del quadro di Poussin? Perché perfino i monarchi Merovingi avevano un foro sulla calotta cranica, pratica che ricorda il primo buddismo tibetano, e perché si dice che la tonsura monastica sia una “reminiscenza” di questa usanza Merovingia? Perché il Guercino è autore di un quadro che fa riferimento a Hiram Abiff, il mitico costruttore del Tempio di Salomone così caro ai Massoni, quasi un secolo prima che Hiram entri a far parte dell’iconografia massonica? Perché «et in Arcadia ego» è già il motto della famiglia Plantard nel xii Secolo, e perché è anche il motto usato da Goethe per il resoconto del suo viaggio in Italia? Perché il quadro di Poussin ossessiona il Re Sole al punto che se ne impadronisce e lo nasconde nelle sue stanze? E chi è la “Maschera di ferro”, l’uomo da lui segregato probabilmente perché depositario del segreto di quel quadro?

Jottie Millerstone ebbe un altro attimo di pausa sorniona.

– le avevo detto dell’Olocausto, Dompson... Perché un documento artificioso e palesemente falso come “I protocolli dei Savi di Sion” (che presentano una cospirazione giudaica per la dominazione del mondo), rifiutato sdegnosamente dagli zar ma in cui Hitler credeva ciecamente e sui quali, nel “Mein Kampf”, nutrì i suoi sentimenti antisemiti, ha un ruolo così importante in quello che è successo nel xx Secolo ed in particolare agli Ebrei ad opera dei nazisti? Che ruolo ha la Massoneria con lo Sterminio degli Ebrei e la Shoah? Chi è che continua a riempire nel xx Secolo gli annali della Bibliothèque Nationale di Parigi con testi criptici, come il “Serpente Rosso” — i cui tre autori nominali muoiono suicidi, in 24 ore, poco dopo la pubblicazione? Perché a Rennes-Le-Château è tanto importante la data del 17 gennaio (festa di San Sulpizio, Sant’Antonio — la cui statua nella chiesa di Rennes-Le-Château viene illuminata in modo particolare proprio in quel giorno — e Santa Roseline; data della morte di Santa Germana, protettrice dei “pastori”, una cui statua è pure presente nella chiesa di Rennes; data della scoperta delle “pergamene” da parte di Saunière; data della morte dello stesso Saunière e del marchese Hautpoul de Blanchefort, della famiglia che fondò il rito massonico Scozzese Riformato, marito della Marie de Nègre della famiglia che fondò il “rito di Memphis” e la cui tomba racchiudeva mille segreti — fra cui il nome “sion” scritto al contrario e l’anagramma delle “mele azzurre” —, morta anche lei in quella data; data in cui, nella chiesa restaurata da Saunière, una vetrata restituisce l’immagine di un albero di “mele azzurre” — frase contenuta nelle “pergamene” —; data a partire dalla quale il vescovo Billard comincia a comprare quote della chiesa di Notre Dame de Marceille de Limoux, quella della prima Madonna con Gesù entrambi neri, meta dei gitani di tutto il mondo; e sempre il 17 gennaio, nel “lontano” 1981, si riunisce a Blois il Priorato di Sion il cui statuto è ormai pubblico, che elegge Gran Maestro Pierre Plantard de Saint-Clair)? Perché c’è tanta gente — artisti e letterati legati all’occulto — che scrive lettere alla rovescia (specialmente le N di «inri» sulla Croce) nelle proprie opere? Perché “Nazareth”, letta alla rovescia, diventa “Hterazan”, cioè «Ha te ra zan» (in ebraico “dov’è la misteriosa camera”)? Perché in alcune tombe del Razès le incisioni rimandano il messaggio che «Gesù è sepolto ad Arques»? Perché il mito della “Thule”, luogo sotterraneo dove vivrebbe una popolazione pura e separata dal resto dell’umanità, arriva fino ai nazisti — gli stessi che scavano a Rennes-Le-Château? La loro svastica deriva dal simbolo adottato dalla società segreta della Thule nel 1919. Da dove deriva Thule: “tholos” (nebbia), “tele” (lontano) o “thual” (il Nord celtico), le isole indicate dagli antichi geografi, corrispondenti all’Islanda, il regno del primordiale “Rex Mundi” poi confluito nella tradizione Catara? Perché tutte le metropolitane del mondo sono state costruite alla fine del 1800, periodo in cui non esisteva di certo il problema del traffico? Chi era veramente lo scrittore Otto Rahn, autore di “Crociata contro il Graal”, poi ufficiale di quelle SS che scaveranno a Rennes-Le-Château, che pochi anni prima aveva condotto una spedizione segreta proprio nel Razès? E cosa cercava? Perché nella sua opera si fa cenno ad Ercole e al Vello d’oro? Come fa a sapere tante cose sui Catari assediati a Montségur nel 1244, tanto da descrivere la fuga dei quattro “parfaits” con un tesoro (il Graal?)? Che nesso c’è fra gli oggetti favolosi dei Celti descritti da Malachia, come la maschile “Lancia di Lug” (Lug è il Longino che trafisse il costato di Gesù sulla croce?) e il femminile “Paiolo di Dagda” (una “sacra coppa”), ed i simboli sacri dei romanzi del Graal (appunto la lancia di Longino ed il calice del “Santo Graal”, anch’essi simboli maschile e femminile)? Perché vengono uccisi alcuni degli eredi della proprietà di Bérenger Saunière a Rennes-Le-Château? Perché Henri Boudet, il curato di Rennes les Bains probabile manovratore di Saunière, sostiene che l’inglese moderno sia «la madre di tutte le lingue», come il francese parlato in Linguadoca? E perché le poche copie esistenti del suo libro vengono letteralmente saccheggiate, perfino alla Bibliothèque Nationale? Perché i costruttori delle cattedrali gotiche utilizzano così tanto la “sezione aurea” ed il “numero aureo 1,618”, quello stesso “phi” usato nella costruzione delle piramidi e dei templi greci? Cos’è questo passaggio dal religioso all’artistico, che discende da Pitagora ed è così caro agli ermetici e agli occultisti? Perché Henry Lincoln, autore dell’opera “il Santo Graal” insieme a Baigent e Leigh nel 1982, opera che ricostruisce documentalmente duemila anni di storia occulta d’Occidente, vent’anni dopo rinnega tutta la tesi della progenie di Cristo? Perché Antoni Gaudì e il suo “datore di lavoro” Bocabella parlano della Sagrada Familia come di una «cattedrale gotica di una nuova era» e fanno cenni al “prete di Rennes-Le-Château”? Gaudì, che non completò l’opera, rimase ucciso sotto un tram: perché in pochi credono ad un incidente? Cos’è il misterioso film inglese “Rivelazione”, mai distribuito, con la trama dedicata al Priorato di Sion, che è stato girato a Saint Guilhem du Desert (luogo medievale in cui fiorì fortemente il culto della Maddalena, che prende il nome da Guillem “d’Orange” de Gellone), nella regione dell’Hérault, e al quale hanno partecipato come comparse molti abitanti del posto? Che fine ha fatto, chi lo ha prodotto, perché non si è mai visto nelle sale? Perché intorno a Rennes-Le-Château e al Razès ruotano tante genti (Celti, Visigoti, Franchi, Merovingi, Catari, Templari) nell’arco di millenni, tutte legate a “misteri irrisolti”? Perché qualcuno continua a depositare alla Bibliothèque Nationale di Parigi, in incognito o sotto falso nome, documenti criptici che distillano informazioni con il contagocce su tutta la vicenda del Priorato e della “stirpe”? Frammenti, schegge di un disegno che viene solo lasciato presagire? Editorialmente, avrebbero in fondo un potenziale immenso, e potrebbero produrre parecchio lucro... Chi è il misterioso Monsignor Lefebvre, “ultraconservatore cattolico” che nel 1976 entra in aperto contrasto con Paolo vi e sfiora la scomunica? Quale “segreto” in suo possesso costringe Paolo vi a indietreggiare, fino a farlo apparire perfino quasi come un papa liberale?

Jottie Millerstone chiuse di botto il suo quaderno con entrambe le mani, gesto che produsse una specie di piccolo sparo, e rimase in quella posizione assumendo l’espressione quasi mistica d’una figura in preghiera.

solo che il suo volto era una specie di maschera buffa sotto pressione, come fosse pronta a scoppiare in una fragorosa risata.

Cymetral aveva disperatamente tentato di mantenere il filo di quel profluvio di informazioni, ma in quel momento si ritrovava in testa solo una sorta di gomitolo pieno di nodi.

– aspetti, Dompson – disse la Millerstone emettendo un sospiro che la liberò da quella pressione sarcastica che le deformava il viso, – non me ne voglia: questa ridda di teorie mi ha rubato anni di letture e di ricerche, per cui non avevo alcuna voglia di riprenderla se non per divertirmi... adesso mi sdebiterò con lei volgendole tutto sotto una forma più chiara. se poi vuole, posso mandarle copia di questo quaderno.

il giornalista dell’Associated Press annuì.

– gradisce dell’altro tè?

– no, grazie, Jottie. sono curioso di ascoltare il resto. siamo partiti dalla fisica quantistica ed abbiamo passato in rassegna la storia spirituale umana, per poi tuffarci in Templari Rosacroce Medioevo... mi piace molto il legame che ha creato fra tutte queste cose, il “silenzio di Dio” e Platone, i “quanti” e il Graal, e i Massoni, avrei dovuto accendere il registratore!, ma pazienza, ora, per sentire la conclusione, più che di un’altra tazza del suo squisito tè, avrei bisogno di un cognac.

– ma certo, giovanotto – disse lei con voce suadente, e in pochi secondi Cymetral ebbe il suo calice di Martell.

– lo sa che... la Rosa e la Croce: la Rosa è simbolo di purezza e fecondità, come il loto in Oriente; la Croce, che ha origini più antiche del Cristianesimo, è simbolo dei “quattro regni”: la parte inferiore appartiene al regno vegetale, il braccio superiore è simbolo dell’uomo, nel mezzo vi è il braccio orizzontale — regno animale —, e l’intera costruzione della croce è pertinenza del regno minerale, che anima tutte le sostanze chimiche — compresi i primi tre regni —. la croce, quindi, inizialmente non era simbolo di sofferenza e morte, bensì di vita: una “vita nuova” che si apre attraverso un percorso di purificazione.

– l’Uomo Nuovo di Bulvina Tanzor...

– ossìa?

– niente. la ascolto, miss Jottie – fece Cymetral bevendo oltraggiosamente d’un fiato più della metà del suo cognac.

– come avrà capito, Dompson, al nocciolo della questione c’è la religione Cristiana.

– già.

– la “teoria” che sta dietro tutte quelle domande è la seguente. la Chiesa di Roma, per duemila anni, non avrebbe fatto altro che combattere la verità su Gesù, per difendere il “simbolo della redenzione”, quella Crocifissione che in realtà non sarebbe avvenuta per come si crede. la religione Cristiana sarebbe basata sull’insabbiamento di questa “truffa”. il Corano cita Gesù più di trenta volte, e con deferenza: il “Messia”, il “messaggero di Dio”. ma lo considera un profeta mortale, precursore di Maometto e, come questo, portavoce di un unico Dio supremo. il Corano dice inoltre che Gesù non morì sulla croce: «non lo uccisero, ma credettero di farlo»; la maggioranza di commentatori islamici parla di un sostituto, un certo Simone di Cirene, che avrebbe preso il posto di Gesù sulla croce.

– vabbé, questa è paccottiglia massonica.

– forse. ma l’ipotesi “storica” resa verosimile da certi studi e documenti, sarebbe che la moglie e i figli di Gesù fuggirono dalla Terrasanta insieme a Giuseppe d’Arimatea e ripararono nella Francia meridionale, forse Marsiglia, ospiti di una comunità ebraica. là perpetuarono il loro lignaggio. nel v Secolo questa stirpe si alleò, tramite matrimonio, con i Franchi, dando origine alla dinastia dei Merovingi, i “re taumaturghi”, tutti con una voglia rossa a forma di croce fra le scapole, che regnarono in coincidenza con l’epoca di Re Artù, il mito che fa da sfondo ai romanzi del Graal. nel 496 la Chiesa strinse un patto con questa dinastia — a Clodoveo fu offerto il titolo di Sacro Romano Imperatore —, riconoscendone il “lignaggio”, cioè la discendenza diretta da Gesù. poi la Chiesa di Roma tradì il patto, avallando l’assassinio di Dagoberto. e la colpa fu semplicemente soppressa, nascondendola alla storia. ma la stirpe sopravvisse: in parte grazie ai Carolingi, che, quasi cercando un avallo, sposarono principesse Merovinge; ma soprattutto grazie a Sigisberto, figlio di Dagoberto, tra i cui discendenti c’erano Guillem di Gellone — famoso poi come Guglielmo d’Orange, sovrano del regno ebraico di Settimania, il territorio prima occupato dai Visigoti, delimitato appunto da sette città — e Goffredo di Buglione, conquistatore di Gerusalemme nel 1099 — che con tale conquista si riappropriava dell’eredità di Gesù. il vero lignaggio di Goffredo, vista l’egemonia di Roma, si tramandò di nascosto attraverso dicerie e leggende come quella di Lohengrin, mitico antenato di Goffredo, e nei “romanzi del Graal”. il famoso Santo Graal era quindi due cose: da una parte la “stirpe”, i discendenti di Gesù, il “Sangue Reale” di cui erano guardiani i Templari, fondati dal “Priorato di Sion”; dall’altra, era quasi alla lettera il ricettacolo che aveva accolto il sangue dello stesso Gesù, cioè il grembo della Maddalena, sua moglie. da cui il culto medievale per la Maddalena, spesso confuso con quello per la Vergine: molte delle “madonne nere” protocristiane non raffigurerebbero la Vergine ma la Maddalena. mostrano cioè una moglie e un figlio. le cattedrali gotiche non sarebbero altro che “copie” in pietra del maestoso grembo materno della Maddalena — e le varie “Notre Dame” sarebbero in onore della “moglie”, non della “madre”, di Gesù —: i gitani, presunta stirpe cacciata dal leggendario sottosuolo di Agarthi, si recano in pellegrinaggio ad adorare “Sara l’Egiziaca” proprio in una di queste cattedrali, Notre Dame de Marceille — Marsiglia? — de Limoux, strettamente connessa al mistero di Rennes-Le-Château perché il vescovo Billard la acquista poco a poco — la Madonna è nera e tiene un Gesù altrettanto scuro: l’origine di ciò è in Egitto, dove, con il diffondersi del cristianesimo copto, molte statue della dea Iside con Horus in braccio vengono riciclate come madonne con Gesù — e Iside, fra l’altro, è parte degli enigmi di Rennes-Le-Château, l’antica “Rhédae”, ultima capitale dei Visigoti incalzati da Clodoveo, primo re cattolico dei Franchi, famoso re Merovingio.

– vada piano con i link, dottoressa, o riperdo il filo. lei parla come un ipertesto! formidabile! è il primo essere umano i cui discorsi sembrano strutturati come un sito web, perbacco!

Jottie si toccò la collana di perle e ritrasse la testa indietro con una smorfia allegra. poi continuò, scambiando quella frase di Cymetral per una specie di complimento.

pensate da saggi, ma parlate come la gente comune.

– l’assunto è: nel Tempio di Gerusalemme erano probabilmente custodite le carte ufficiali riguardanti la casa reale d’Israele, i certificati di nascita e di matrimonio odierni. quando i Sacerdoti del Tempio videro avanzare le truppe di Tito, nel 70 d.C., lasciarono loro il tesoro materiale — oro, gioielli — e seppellirono quello spirituale. quando intorno al 1100 i discendenti di Gesù avevano acquisito notevole preminenza in Europa e Palestina, conoscevano la loro provenienza di sangue ma probabilmente non potevano provarla: a questo sarebbe servita l’istituzione dell’Ordine Templare, a “cercare le prove” sotto il Tempio. e quel che fu trovato, venne poi nascosto nei dintorni di Rennes-Le-Château, sotto l’auspicio di Bertrand de Blanchefort, Gran Maestro del Tempio, che vi fece affluire in gran segreto minatori tedeschi a costruire qualcosa — verosimilmente, il nascondiglio. cosa fosse il tesoro è un mistero: carte?, il corpo mummificato di Gesù?, ciò che viene genericamente indicato come Santo Graal? il “tesoro” passò poi in mano ai Catari, ed era probabilmente il “tesoro” custodito a Montségur, o “Munsalvaesche”.

– che Otto Rahn sembrava conoscere bene.

– sì, allora mi ha seguita, Dompson, bravo!

– mi ero già imbattuto, in Otto Rahn...

– dunque, liberata Gerusalemme ed insediatasi sul suo trono, la dinastia Merovingia di Goffredo avrebbe forse col tempo rivelato le sue vere origini: e a quel punto avrebbe avuto la precedenza su tutte le dinastie d’Europa, e il patriarca di Gerusalemme avrebbe soppiantato il Papa di Roma. non solo, ed è questa l’esplosività dell’intero mistero del Graal: se Gesù fosse stato riconosciuto profeta mortale, re-sacerdote legittimo sovrano della stirpe di Davide, la sua figura sarebbe diventata accettabile per Musulmani ed Ebrei, riconciliando Cristianesimo, Giudaismo e Islam sotto un unico Tempio!

– cazzarol... ehm, caspita, che prospettiva!

– ma il disegno non si compì: la Terrasanta fu persa nel 1291, i Merovingi si ritrovarono di nuovo senza corona. e i Templari divennero inutili.

– e sacrificati nel 1307. secondo questa teoria, allora, le Crociate non furono fatte per liberare il Santo Sepolcro, ma per... “cercare le prove”? interessante revisione storica...

– corretto. nei secoli, i Merovingi, aiutati e protetti dal “Priorato di Sion”, avrebbero tentato ripetutamente di riconquistare la loro eredità seguendo tre strade. la prima era una tradizione spirituale clandestina mirata a minare l’egemonia della Chiesa di Roma, che si espresse nel pensiero esoterico, nell’Ermetismo, nei manifesti Rosacrociani, nella Massoneria; la seconda strada era negli intrighi politici, le varie guerre del 1500 e 1600 attraverso le famiglie di Guisa e Lorena, o la Fronda; la terza fu quella dei matrimoni dinastici.

– e perché non si limitarono a rivelare la loro identità?

– Lincoln, Baigent e Leigh se lo sono spiegati in questo modo: forse perché non era così automatico che venissero riconosciuti legittimi eredi del “primo trono mondiale”. la Chiesa di Roma era troppo forte, e grande era la confusione sotto il cielo. il sangue reale era un ordigno con un solo scoppio, troppo prezioso per essere brillato “solo” per arrivare al potere. ci voleva una posizione di forza per reggere alle ripercussioni della sconvolgente rivelazione, un momento propizio che non fu mai trovato. il disastro maggiore si ebbe con la Rivoluzione Francese, che non solo rovinò un disegno durato due secoli — la casa di Lorena aveva ottenuto il trono austriaco, il “Sacro Romano Impero”, grazie al matrimonio tra Francesco di Lorena e Maria Teresa d’Asburgo, e la loro figlia Maria Antonietta, divenuta Regina di Francia, mettendo al mondo un maschio avrebbe unificato i due troni asburgico e francese, dominando l’Europa intera —, ma probabilmente fece perdere al “Priorato di Sion” le tracce delle prove documentali — il “tesoro”, il “Santo Graal”, le pergamene gelosamente custodite dai Templari e dai Catari —, perché il ruolo di Nautonnier del Priorato passò in quel momento da figure più o meno legate alla dinastia ad uomini di cultura — Charles Nodier, Victor Hugo, Claude Debussy —, che avrebbero avuto più facilmente accesso a certi materiali. documenti accessibili solo a letterati.

– scusi, miss Jottie, ma che c‘è di tanto “strano” nel fatto che Gesù potesse essere sposato? e, soprattutto, padre? se Dio si è incarnato in lui per conoscere la human condition di prima mano, perché non avrebbe dovuto anche vivere cose molto umane come la sessualità o l’esser genitore? sono esperienze umane fondamentali, queste: perché se ne sarebbe dovuto privare, Dio?

la Millerstone guardò Cymetral con occhi quasi vitrei.

– ma... ma lei è sicuro di non aver mai letto il “Santo Graal” di Lincoln, Baigent e Leigh?

– perché me lo chiede?

– perché quest’ultimo suo quesito è letteralmente identico a quello che si pongono i tre autori! identico!

– no, non l’ho letto, ma la mia domanda è obbligata, visto ciò che mi sta dicendo, non c’è niente di straordinario. perché non l’hanno “detto subito”, e perché sarebbero state escluse solo queste cose?

– già, giovanotto, ed io le rispondo come hanno fatto gli autori: oggi la rivelazione della stirpe non sconvolgerebbe l’umanità, come avrebbe invece potuto fino ad un secolo fa: l’uomo moderno si limiterebbe ad una scrollata di spalle ed emetterebbe un cinico «embé?». molto probabilmente, ora le vere ripercussioni si avrebbero da un punto di vista politico, per la complessità dei rapporti fra Occidente ed Islam. il fantomatico “Priorato di Sion” potrebbe quindi avere oggi delle mire riviste in questo senso: un Sacro Romano Impero aggiornato, una forma teocratica di “Stati Uniti d’Europa” governata dal Priorato e con una figura simbolica di re che non governa discendente diretto di Gesù. che occuperebbe il trono di Pietro, a Roma, cancellando il Vaticano. un’Europa così conformata sarebbe un’entità più forte degli Stati Uniti d’America, perché fondata non su teorie sociali ma su profonde basi spirituali. parlerebbe all’anima. e il concetto di Gesù profeta mortale accettato da Ebrei e Musulmani potrebbe condurre ad un’unità politico-religiosa — pensi: Cristianità ed Islam insieme! — di portata sconvolgente.

– allora è a questo che si riferiva, con l’antefatto sul “silenzio di Dio” e la ricerca di una risposta.

– sì, Dompson. il potere della Religione sulla gente non risiede in ciò che essa dice, ma nel suo valore “consolatorio”. l’impulso religioso degli esseri umani può essere incanalato in infinite direzioni, per qualunque fine — come da sempre dimostrano i fanatismi e gli integralismi —, perché rispecchia un bisogno emotivo insito in ogni essere umano. anzi, l’inizio del Terzo Millennio potrebbe essere il momento propizio tanto atteso dalla dinastia Merovingia e dalla “stirpe di Gesù”: il Comunismo, il Socialismo, il Fascismo, il Nazismo, la Globalizzazione, il Capitalismo... tutte le ideologie hanno più o meno tradito la loro promessa di un mondo migliore. la decantata democrazia occidentale non impedisce che in Occidente vincano il cinismo, l’insoddisfazione, l’ansia, la depressione, la mancanza di un senso. parole non mie, ma veritiere.

– molto new age. però mi dica, sinceramente: lei ci crede?

– beh, potrebbe effettivamente essere oggi, il famoso momento propizio: non trova anche lei? in Occidente siamo ormai sazi di scienza e merci, avremmo bisogno di tanta spiritualità.

– io... forse sì... è plausibile. però...

Jottie Millerstone sorrise soddisfatta. poi divenne serissima.

– allora devo dirle ancora qualcosa.

Cymetral finì il cognac. poggiò il bicchiere vuoto accanto alla tazza vuota. quella ridondanza di vuoto gli mise addosso una gran voglia d’andarsene.

– partiamo da Rennes-Le-Château. un paesino di quaranta anime appollaiato in vetta ad una collina, a qualche decina di kilometri da Carcassonne. Henry Lincoln, quello del libro di cui le ho chiesto poc’anzi, afferma nell’introduzione di aver dato il via ai suoi studi dopo la lettura di un giallo tascabile di tale Gérard de Sède, “Le trésor maudit”. il “tesoro maledetto” del titolo era stato trovato intorno al 1891 dal parroco di quel paesino grazie alla decifrazione di alcuni documenti rinvenuti nella chiesa. Bérenger Saunière, nato nel 1852 e morto il 22 — non il 17 — gennaio 1917, era realmente esistito: era stato mandato a far da pastore nel minuscolo villaggio nel 1885. all’epoca la popolazione raggiungeva almeno le duecento anime. la chiesa parrocchiale, dedicata alla Maddalena, si trovava in condizioni pessime. raccolto il denaro necessario per i restauri, il sacerdote si occupò prima di tutto dell’altare: la lastra di marmo che ne costituiva il piano venne staccata dal muro cui era cementata e fu sollevata dalla colonna che la sosteneva. in una cavità al suo interno, Saunière trovò quattro pergamene. due di queste, pare risalenti al 1244 e al 1644, contenevano alberi genealogici. gli altri due documenti erano stati redatti non più di vent’anni prima dall’abate Antoine Bigou, e contenevano delle scritte enigmatiche: opportunamente decifrate, fornivano degli strani messaggi. tipo: «A Re Dagoberto ii e a Sion appartiene questo tesoro, ed egli è morto là». Saunière mostrò le pergamene al vescovo di Carcassonne e ottenne il permesso e il denaro per raggiungere Parigi dove fece esaminare i manoscritti da uno specialista, tale Hoffet, nell’abbazia di San Sulpizio. vi rimase un mese; visitò più volte il Louvre e acquistò le riproduzioni di vari quadri, tra cui il famoso dipinto del 1640 di Nicolas Poussin, “I Pastori d’Arcadia”. la tela rappresentava un sarcofago con l’iscrizione «et in arcadia ego». il sarcofago esisteva veramente a Les Pontils, a poca distanza da Rennes-le-Château, e fu identificato confrontando il paesaggio sullo sfondo del quadro con quello reale (oggi non esiste più: è stato distrutto con la dinamite nel 1988 dal proprietario del terreno in cui si trovava, che s’era stancato del pellegrinaggio continuo di curiosi). sotto il pavimento della parrocchia fu anche rinvenuta una lapide di pietra che fu rimossa, ma solo il parroco ebbe modo di vedere cosa nascondesse. da quel momento Saunière cominciò lunghe esplorazioni nei dintorni, finché, qualche tempo dopo, i lavori di restauro ripresero. solo che questa volta il denaro sembrava non avere fine. Saunière acquistò molti terreni circostanti, costruì una specie di passeggiata, a semicerchio, e fece edificare una torre che chiamò Tour Magdala.

– in onore della solita Maria Maddalena, immagino. bizzarra, questa fissazione del luogo, comunque.

– già. decorò la chiesa di strane statue e fece incidere sull’architrave sopra l’ingresso l’iscrizione latina «terribilis est locus iste», “questo luogo è terribile”, tratta dalla Genesi. alla morte del vescovo di Carcassonne, il successore de Beauséjour chiese conto al sacerdote del suo strano comportamento, gli ordinò di lasciare Rennes e gli affidò un’altra parrocchia, in un altro posto. Bérenger Saunière non solo non accettò il trasferimento imposto dal suo superiore: reagì con tono di sfida, e rifiutò di spiegare l’origine delle sue ricchezze. accusato di simonìa, venne sospeso a divinis; fu reintegrato ai suoi incarichi soltanto dopo essersi appellato in Vaticano. morì nel 1917 per un ictus cerebrale. tutti i suoi averi furono ereditati dalla perpetua, Marie Denarnaud, morta nel 1953. vuole dell’altro cognac?

– sì, per favore, ma prosegua, la prego...

la donna si alzò per andare a prendere la bottiglia, con i suoi soliti modi squisiti, e continuò a ricavare energia pulita.

– la voce che Rennes-le-Château custodisse un tesoro si diffuse soltanto dopo alcuni anni. Marie Denarnaud si affrettò a cercare dei compratori. evidentemente per incoraggiare gli eventuali acquirenti, iniziò a favoleggiare di tesori nascosti nella zona, legati alle attività di Saunière. tali voci affascinanti fecero particolarmente presa su tale Noel Corbu, scomparso violentemente nel 1968, che acquistò dalla Denarnaud le proprietà di Rennes per trasformarle in un ristorante: ovviamente, cominciò ad amplificare sulla stampa locale le voci circa il tesoro. incise un nastro magnetico che raccontava di come tale tesoro fosse giunto a Rennes: Bianca di Castiglia, madre di San Luigi, reggente del regno di Francia durante le Crociate del figlio, avrebbe giudicato Parigi poco sicura per conservare il tesoro reale e decise di custodirlo in segreto a Rennes-le-Château. nel corso dei secoli, le notizie che identificavano in Rennes il luogo ove il tesoro era custodito si sarebbero perse, tanto che Filippo il Bello fu obbligato a fare moneta falsa, perché il “tesoro di Francia” era scomparso. la trovata pubblicitaria organizzata da Corbu per attirare turisti in quel remoto borgo francese funzionò: il paesino fu raggiunto da esoteristi, curiosi e giornalisti che tracciarono un ulteriore collegamento tra il tesoro di cui parlava Corbu e il mitico tesoro dei Catari, che in passato avevano abitato la regione. tra costoro c’era pure l’autore di “Le trésor maudit”, Gérard de Sède.

«Bulvina ha definito “uno storico” questo de Sède: boh?»

– ma qual’era, scusi, l’origine di tutta la ricchezza del curato Saunière? potrebbe esser stato il frutto di un... “ricatto al Vaticano”?

– oh, sì! la tesi prevalente era che fosse il “segreto di Gesù”. le pergamene ritrovate sotto l’altare contenevano in codice un messaggio sconvolgente: Gesù non era morto, e la prova di questo fatto si trovava proprio a Rennes-le-Château. con delle pergamene del genere tra le mani, Bérenger Saunière avrebbe potuto facilmente ricattare sia il vescovo di Carcassonne che lo stesso Vaticano, e garantirsi un tenore di vita sempre più ricco e agiato. la possibilità che questa prova fosse nascosta a Rennes era assolutamente plausibile: il paesino sorgeva in una regione che in passato aveva ospitato gli eretici Albigesi, o Catari, che erano stati vittima dello sterminio da parte di un esercito inviato dal Papa Innocenzo iii; si diceva che custodissero un “tesoro” che, però, non fu mai trovato.

– quello sfuggito all’assedio di Montségur.

– quale “tesoro” più grande poteva esserci della prova che Gesù non era morto?

– il fatto che i Catari possedessero del materiale così scottante li rendeva molto pericolosi per la Chiesa di Roma, e dunque si poteva spiegare in questo modo la Crociata contro di loro?

– bravo, giovanotto – commentò soddisfatta la Millerstone.

– ma come avevano fatto i Catari ad entrare in possesso di quel “tesoro”? o piuttosto, da chi l’avevano ricevuto?

– dai Templari. questi mitici Cavalieri non sarebbero stati altro che l’emanazione dell’organizzazione segreta chiamata “Priorato di Sion”, fondata da Goffredo di Buglione nel 1099. fu il Priorato di Sion a preservare il segreto del Graal, il “Sang Real”, la linea di sangue di Cristo, cioè i suoi figli ed i figli dei figli; nella chiesa di Rennes-le-Château qualcuno — Catari? Templari? Priorato? — avrebbe nascosto le genealogie codificando sulle pergamene dei messaggi ben precisi. quell’«Egli è morto là» potrebbe indicare la presenza di un sepolcro intorno a Rennes, contenente magari il corpo di Gesù.

– il sepolcro rappresentato sulla tela di Nicolas Poussin “Pastori d’Arcadia”...

– la frase «et in arcadia ego» può essere anagrammata in «i! tego arcana dei», “vattene! custodisco i segreti di Dio”.

– Saunière era membro segreto del Priorato di Sion?

– la prova di questo consisterebbe nella statua conservata nella chiesa di Rennes, alla cui base compare la scritta «christus a. o. m. p. s. defendit».

– «a. o. m. p. s.»? e sarebbe?...

– beh, non ci arriva?

– me lo risparmi, miss Jottie... – disse Cymetral, vuotando il secondo bicchiere di cognac. Jottie Millerstone gliene riempì un terzo, con una smorfia di cortese riprovazione.

– l’acronimo sembra non dar adito a dubbi: «AOMPS», “A”ntiquus “O”rdo “M”ysticusque “P”rioratus “S”ionis, per cui tutta la frase diventa «Cristo difende l’antico ordine mistico del Priorato di Sion».

– aahh...

– peccato che a Roma, sulla base dell’obelisco di papa Sisto v, compaia l’iscrizione «Christus “A”b “O”mni “M”alo “P”lebem “S”uam defendat», “che Cristo difenda il suo popolo da ogni male”!

– oh? uh, uh...

– non è l’unico fraintendimento. Saunière non lasciò nulla di scritto su questo ritrovamento, può darsi che si sia arricchito vendendo i reperti rinvenuti; la stessa cripta della chiesa poteva contenere qualche manufatto medievale scoperto durante i restauri. per questo forse voleva compiere da solo gli scavi: evidentemente desiderava tenere lontani gli occhi dei compaesani da ciò che avrebbe rinvenuto — e in seguito venduto. né è così improbabile che il vescovo de Beauséjour avesse ragione: è possibile che il parroco di Rennes fosse implicato in qualche losco traffico di donazioni e di messe che gli avrebbero fruttato grandi somme. Saunière era un tipo bizzarro, singolarmente attento alle allegorie e al simbolismo; sa, in quell’epoca non era così strana una forte passione per l’esoterismo; è vero, si circondò di strani oggetti, fece curiose opere architettoniche. comunque non è provato che fosse in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, sebbene si dica che Emma Calvé fosse addirittura la sua amante, e che parecchi alberi nei dintorni della parrocchia recassero incisi dei cuoricini con le loro iniziali.

– non c’è la prova di nulla, insomma.

– “prove”? no. certo, realizzò il restauro della chiesa in modo bizzarro. la pavimentazione a scacchiera, la vetrata che il 17 gennaio fa apparire l’albero di mele azzurre, la volta stellata, la Via Crucis destrogira... però una pavimentazione a scacchiera bianca e nera e una volta stellata si trovano anche nella chiesa di Jonquerettes, vicino ad Avignone; e la Via Crucis destrogira è presente nella Cattedrale di Perpignan.

– uhm... se non vado errato, anche i templi massonici hanno pavimenti con la scacchiera bianconera...

– aspetti a trarre conclusioni, perché non ho finito. c’è un altro uomo chiave, in questa vicenda: l’antisemita e antimassonico esponente della destra francese monsieur Pierre Plantard de Saint-Clair, che mise in piedi una sceneggiatura argutissima alla quale abboccarono i tre ingenui autori del “Sacro Graal”. egli sapeva bene che tutta la storia di Saunière aveva preso il via dal ritrovamento delle quattro pergamene, e si era recato a Rennes Les Bains, paesino nei pressi di Rennes-le-Château, per recuperarle. ma le pergamene erano andate distrutte in un incendio.

– “sceneggiatura”? che sceneggiatura? – sbuffò Dompson.

la Millerstone riprese il suo quaderno, lo aprì quasi a colpo sicuro, e recitò leggendo.

– ecco qui. lei ha mai sentito nominare la “Sinarchia”?

il termine non suonava nuovo, a Cymetral: lo aveva incontrato nella famosa indagine sulla massoneria. ma mentì per convenienza.

– no. cos’era?

– nel 1880 un certo Sant’Yves d’Alveidre, “supremo Ermetista”, elaborò una nuova idea socio-politica che chiamò “Sinarchia”, paragonandola al «sistema usato dai Templari per influenzare la società medievale». le prime vere tracce del “Priorato di Sion” si possono scorgere in Francia a metà del diciannovesimo secolo, quando un nuovo interesse per l’occulto favorisce la nascita di tanti nuovi gruppi esoterici. in quel momento la Francia è divisa in due campi politici crescentemente ostili: i realisti, composti dalla Chiesa cattolica, dall’estrema destra e dai sostenitori del vecchio sistema monarchico, si disputano il potere coi repubblicani, composti da massoni e altri sostenitori dei governi democraticamente eletti. dal 1877 sino alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale, i massoni rappresentarono una forza dominante nel governo francese, mentre la loro influenza contribuiva spesso ad accrescere il numero dei loro acerrimi rivali; all’apice di questo conflitto politico, Giuseppe Alessandro Sant’Yves d’Alveydre propose la “Sinarchia”: con questo sistema, un gruppo eletto di iniziati influenza i vari gruppi rappresentanti dei diversi aspetti della società, che influenzano a loro volta gli ambienti nei quali si trovano ad operare, ed in ultimo l’intero ordine sociale viene a cambiare. dalla fine del secolo i realisti iniziarono a temere seriamente la “Sinarchia”, la cui influenza andava espandendosi ben oltre il ristretto ambito dei gruppi esoterici. nel 1930 anche un gruppo di sinistra, denominato “Club X Cruise”, propagandava una tecnocrazia di matrice sinarchica. come reazione, l’estrema destra francese procedeva alla formazione di propri gruppi apparentemente esoterici, in realtà organizzazioni frontiste che pretendevano di avere affiliazioni esoteriche e massoniche, per togliere la terra sotto i piedi dei Massoni veri. mentre negli anni ’30 l’antisemitismo si andava spargendo attraverso l’Europa, l’estrema destra francese denunciava Massoni ed Ebrei come un unico mazzo; la paura dell’estrema destra per l’influenza massonica fu così grande che venne emesso un documento, il “Rapporto Chauvin”, che smascherava i presunti coinvolgimenti massonici col governo di Vichy. durante l’occupazione della Francia, la politica nazista fu di arrestare i capi delle organizzazioni esoteriche, metterli in campi di concentramento e confiscarne gli archivi, che venivano poi trasferiti in un deposito centrale, il “Centro d’Azione Massonica”, e il governo francese di Vichy collaborò attivamente con la Gestapo nell’opera di persecuzione di massoneria ed esoterismo.

– per favore, un po’ di sintesi, miss Jottie...

– sì. durante questi eventi, gl’individui che più tardi daranno vita al “Priorato di Sion” facevano parte di due gruppi: il primo, del quale si hanno notizie già dal 1934, veniva chiamato degli “Alfa Galati”. verso la fine degli anni ’30 gli Alfa Galati utilizzarono come capo legale un giovane di nome Pierre Plantard, nato il 18 marzo 1920. nel 1937 Plantard tentò di fondare un gruppo antisemita e antimassonico da impegnare nell’opera di «purificare e rinnovare la Francia», chiedendo il permesso ufficiale di pubblicare un periodico denominato “Il Rinnovamento della Francia”.

– all’età di soli diciassette anni? era una controfigura!

– lei è in gamba, giovanotto. dunque... sotto il regime collaborazionista di Vichy, il gruppo che era dietro a Plantard e agli “Alfa Galati” cercò di accrescere la propria influenza sul governo. nel dicembre 1940 Plantard scrisse al Maresciallo Petain, capo del regime di Vichy, per denunciare un enorme complotto giudaico-massonico. la polizia lo ignorò. nel 1941 Plantard fece domanda di fondare un’organizzazione denominata “Rinnovamento Nazionale Francese”, ma gli venne negato il permesso. nel 1942 Plantard e i suoi superiori cercarono di nuovo di accrescere la loro visibilità, usando pubblicamente il nome di “Alfa Galati” e promuovendo una pubblicazione denominata “Vaincre” — “Vincere” —, che iniziò le proprie pubblicazioni nel settembre del 1942. era zeppa di articoli antisemiti, dichiaratamente pro-Vichy e imbevuta di esoterismo superficiale e di bassa lega, fondato su tradizioni celtiche e sugl’ideali cavallereschi. dopo sei numeri il giornale cessò l’attività, ma fruttò a Plantard una certa notorietà: lui e gli “Alfa Galati”, 50 persone in tutto, venivano periodicamente controllati dalla polizia, che non li ritenne mai un’organizzazione pericolosa. alla fine della guerra Pierre Plantard registrava una nuova organizzazione detta “Accademia Latina”, ponendovi a capo sua madre. dalla metà degli anni ’50 Plantard cominciò ad autopromuoversi nei circoli cattolici come il pretendente Merovingio al trono di Francia.

– cosa?! ma allora...

– aspetti. il luogo dove spesso si impegnava in tali attività propagandistiche era il seminario di Saint-Sulpice. nel 1956 Plantard, alias “Captain Way”, e i suoi amici crearono un nuovo gruppo detto il “Priorato di Sion”, con statuti stranamente simili a quelli degli “Alfa Galati”, pubblicando un periodico chiamato “Circuit”, che favoleggiava di mitologia, astrologia e cavalleria medievale, condendole con un nutrito sentimento antisemita e antimassonico. Plantard ed il suo gruppo cercarono nuovamente d’influire politicamente sul governo francese, in difficoltà nel 1958, dichiarando di controllare i “Comitati di Salute Pubblica pro De Gaulle” e utilizzando articoli scritti dallo stesso Plantard su Le Monde, in cui citava una «eminenza grigia dalla quale i grandi del mondo cercano consiglio», per rendere nota una sedicente associazione segreta tra De Gaulle e lo stesso Plantard. qualsiasi collegamento con De Gaulle è risultato sempre ignoto a collaboratori e biografi dello stesso Presidente francese, sebbene nel 1959 nuove edizioni di “Circuit” continuassero a strombazzare questa presunta affiliazione.

– scusi, aspetti un attimo: finora mi ha fatto credere che tutta la storia del “Priorato” è vera! allora anche la storia della “progenie di Cristo” è una fola!

– i giudizi, gliel’ho già detto, giovanotto, li emetta lei. io devo solo “raccontarle tutto”.

– ma... ma...

– mi lasci continuare. nel 1962 in Francia ebbe grande successo il libro “Trésors du monde enterrés, emmurés, engloutis” di Robert Charroux: una mistura di misticismo e “tesori perduti”, dove fra le altre cose si cita il “mistero di Gisors”. ciò fornì lo spunto ideale al “Priorato” per lanciarsi col grande pubblico: Plantard e i suoi dichiararono che la perduta cappella sotterranea di Sant’Anna a Gisors, in Normandia, avrebbe potuto contenere gli archivi segreti del “Priorato di Sion” oppure il tesoro perduto dei Cavalieri Templari. il vero Priorato era stato un autentico ordine monastico cattolico domiciliato nel convento di Nostra Signora di Monte Sion e poi a San Leonardo d’Acri, in Palestina, e infine in Sicilia. cessò di esistere nel 1617 (esordio della Rosacroce...), quando venne assorbito dall’ordine dei Gesuiti. il falso “Priorato” ha tentato di impossessarsi della storia Templare e di ritrarre i Templari come fedeli all’Ordine ed al proprio lignaggio leggendario attraverso documenti costruiti ad arte; secondo uno di questi documenti, la famiglia di un Gran Maestro Templare era originaria di Blanchefort, nelle vicinanze di Rennes-le-Château. Blanchefort era invece la magione di un nobile Cataro con il medesimo nome. allo stesso modo, Plantard dichiarò che il suo vero nome era “Saint Clair”, benchè non vi fosse ovviamente alcuna prova a testimoniarlo. i Sinclair, capi ereditari del rito massonico scozzese, secondo il “Priorato” erano legati da un matrimonio al fondatore dei Templari, Hugues de Payens. si voleva dimostrare di aver avuto un ruolo importante e antico in massoneria. impossessarsi di nomi famosi associati con l’esoterismo era del resto una tattica spesso usata dagli “Alfa Galati”.

– ma roba da matti...

– matti? non li definirei così, giovanotto. erano astuti macchinatori. ma abbia ancora un briciolo di pazienza e stia a sentire. il gruppo di Pierre Plantard “de Saint Clair” costruì il lignaggio di Gesù mettendo dapprima in piedi l’apparenza di un autentico lignaggio esoterico per se stesso. fabbricò di sana pianta storie che poi venivano depositate alla Biblioteca Nazionale di Francia, nelle quali si parlava di associazioni con antichi gruppi esoterici, usurpando l’eredità di gruppi autentici, realmente esistiti prima della guerra. l’organizzazione maggiormente plagiata dal “Priorato” fu l’Ordine dei “Rosa-Croce del Tempio e del Graal”, fondato da Josephin Péladan nel 1891, che fu veramente il gruppo intimamente connesso con l’affare di Rennes-le-Château. i pretesi collegamenti includono l’opera del pittore Nicolas Poussin, Emma Calvé, la cantante con provati legami occulti, i Cavalieri Templari e la sopravvivenza di una “monarchia perduta”, sensazionali annunci della scoperta della “tomba di Gesù”, l’esistenza di un sommo ordine esoterico dotato di “conoscenza suprema”, i Catari...

– ma... e tutta la storia di Rennes-le-Château e del tesoro scoperto dal curato di campagna?

– Bérenger Saunière era probabilmente legato all’Ordine dei Rosa-Croce del Tempio e del Graal. e tali notizie provenivano dal vero fondatore del finto “Priorato”, Georges “Conte Israele” Monti, segretario di Péladan, conosciuto anche come Marcus Vella.

quel nome era già noto a Cymetral, sempre per la stessa vecchia indagine. ma tacque. la Millerstone era una miniera inesauribile.

– nato a Tolosa nel 1880 ed educato dai Gesuiti, Monti considerò seriamente il sacerdozio prima di entrare nel mondo degli ordini iniziatici, nel 1902, per divenire in seguito un massone d’alto livello del Rito Scozzese. alla morte di Péladan nel 1918, Monti tenta disperatamente ed inutilmente d’imporsi come personalità di spicco dell’occultismo, acquisendo all’uopo il titolo di “Conte Israele”. nel 1922 Monti dichiarò entusiasticamente d’essere affiliato al mago Aleister Crowley e al suo gruppo occulto, favoleggiando d’esser stato incaricato di creare un nuovo ordine. insieme ad un tale Gaston Demengel, usando lo pseudonimo di Marcus Vella, Monti formò il “Gruppo Occidentale di Studi Esoterici”, un minuscolo ordine “altamente segreto”, composto da un ramo maschile e da uno femminile, la “Loggia di Iside”, che pretendeva d’essere un corpo d’élite dedicato a condurre il mondo verso una pace duratura. uno degli obiettivi, identico a quelli che si trovano nei documenti del “Priorato” insieme alla pace nel mondo, era la riconciliazione di tutti gli ordini esoterici con la Chiesa cattolica.

Cymetral Dompson era ammaliato. aver conosciuto Jottie Millerstone ai tempi dell’indagine sulla Libera Muratoria lo avrebbe portato eccome, alla conquista del Pulitzer!

– nell’ottobre del 1936, la Gran Loggia di Francia denunciò il Monti come “trafficante d’informazioni, falso pretendente alla nobiltà e possibile agente gesuita”. il 21 dello stesso mese Monti fu trovato morto. il suo braccio destro, il medico Camille Savoire, precipitatosi ad esaminarlo, dichiarò che era stato avvelenato. Savoire era menzionato nei primi numeri di “Vaincre” degli “Alfa Galati” come responsabile della rivista assieme a Plantard, all’estremista di destra Louis Le Fur e ad un certo Maurizio Moncharville. dal 1934 fino alla sua morte, Monti abitò al numero 80 di rue du Rocher, a Parigi. bizzarra coincidenza: nel biennio 1942-43 “Vaincre” veniva stampato nella stessa strada al numero 45 da un certo Poirer Mitirat, il cui nome affiorerà di nuovo in associazione con Plantard nel 1950. questo medico vantava una lunga progenie di gruppi esoterici alternativi, in disaccordo con le pratiche massoniche stabilite da lunga data; come “Conte Israele” Monti, Savoire era un massone di alto livello del Rito Scozzese, iniziato a Ginevra nel 1910, ma già nel 1913 aveva fondato il proprio gruppo, la “Gran Loggia Nazionale Francese”. nel 1935, dopo la formazione degli “Alfa Galati”, Savoire formò un gruppo dal nome intrigante: “Gran Priorato delle Gallie”.

– insomma, era tutta lì, la fuffa.

– sì. ci sono svariati collegamenti tra le attività del periodo pre-bellico di Plantard, di Monti e dei loro soci da un lato e i temi identificabili col post-bellico “Priorato di Sion” dall’altro.

– gli “Alfa Galati” e Plantard erano la copertura del gruppo di Monti, che poi perfezionò tutto sotto l’ombrello del “Priorato di Sion”. giusto?

Jottie Millerstone rispose con un lieve sorriso a labbra serrate. Cymetral si sentì incoraggiato a proseguire con le proprie gambe.

– il lignaggio del “Sangue Reale” non esiste. non c’è alcuna linea di discendenti di Gesù fino ai Merovingi o ad altre famiglie — anzi, non esiste alcuna prova di qualsivoglia discendenza di Cristo!

– questo è un suo giudizio, giovanotto, se lo rammenti.

– ma come, miss Jottie: è lei stessa, a smantellare tutto!

– io le cito i fatti, non emetto giudizi. per completezza: la sopravvivenza della linea di sangue Merovingio, per come asserito dai “documenti del Priorato”, si basa sul presunto matrimonio di Giselle de Razers col Re Dagoberto ii. Giselle de Razers però non è mai esistita.

– vede? ma perché si ostina a dire che è un “mio giudizio”?

– la storia del “Priorato di Sion” e del lignaggio è stata creata usando la gran mole di documenti esoterici pubblicamente disponibili nelle biblioteche francesi, con l’ausilio di altri documenti fasulli introdotti ad hoc: per esempio, gli incartamenti di Péladan sono stati depositati nella Biblioteca dell’Arsenale, mentre quelli di Sant’Yves d’Alveydre furono depositati alla Sorbona dal figlio del noto occultista Papus. da una ricerca risulta poi che alcuni dei documenti che proverebbero il lignaggio e quel misterioso poema ispirato dal “Priorato”, “Il Serpente Rosso”, furono stampati dalla stessa pressa tipografica. il poema contiene un enigmatico componimento in prosa che fa riferimento alla “Pastora” e a caratteristiche di Rennes-le-Château. i suoi tre autori muoiono misteriosamente nell’arco di poche ore. è un libercolo fatto d’una copertina più due pagine di “componimenti in prosa” astrologici, più altri estratti da libri sulle chiese parigine fotocopiati maldestramente. gli autori, i veri autori, volevano che fosse inserito, e quindi pubblicamente accessibile, nel catalogo della Biblioteca Nazionale: doveva perciò apparire come un libro realmente pubblicato, e quindi richiedeva di essere catalogato come un deposito con copyright. aggiunsero come autori tre nomi di persone che erano morte nel febbraio del 1967 e diedero gli indirizzi dei morti quali librerie dove copie del libretto potevano essere acquistate. ciò costrinse la Biblioteca a trattarlo come una pubblicazione reale, e la copia fu depositata il 20 marzo 1967, cioè dopo la morte dei pretesi autori, completamente estranei.

– e i veri autori erano...?

– Pierre Plantard, presunto “Gran Maestro del Priorato di Sion”, e tale Philippe de Cherisey, che si era occupato con Plantard di un precedente tentativo di collegare il castello di Gisors con trame occulte nel libro “Les Templiers sont parmi nous”, scritto dal loro compare Gerard De Sède, che pubblicizzò la storia di Rennes-le-Château ne “Il Tesoro Maledetto” del 1967, stampando il cifrario, le lapidi tombali e tutto il resto. in pratica, Plantard e de Cherisey crearono un mistero da poche idee scollegate e De Sède lo pubblicò. soltanto nel 1972, Henry Lincoln divenne l’innesco per far scaturire i clamorosi sviluppi pubblicati poi su “Il Santo Graal” insieme a Baigent e Leigh.

– ma non ho ancora capito una cosa, miss: la storia delle pergamene di Rennes... scusi, ma sono andato in tilt...

– allora, le due pergamene citate non erano state compilate da Antoine Bigou. i primi a citarle furono, nel 1965, Philippe de Cherisey e Pierre Plantard: scrissero un libro su Rennes-le-Château che venne ripetutamente respinto dalle case editrici. decisero poi di affidarlo a Gérard de Sède che lo riscrisse, pubblicandolo nel 1967 con il titolo “L’Or de Rennes, o la vita insolita di Bérenger Saunière”. il materiale consegnato a de Sède comprendeva anche una copia delle due pergamene. e dire che non gli sarebbe stato difficile scoprire che non poteva trattarsi di testi originali: uno di questi, che la leggenda pretendeva di far risalire intorno all’anno Mille, era codificato secondo un sistema in uso solo a partire dai primi anni del 1800. monsieur Plantard non si limitò alla creazione dei falsi manoscritti: nel 1956 scrisse il “Libro delle Costituzioni”, un falso trattato storico nel quale descriveva la fondazione di un’organizzazione chiamata “Priorato di Sion”, depositaria di sconvolgenti segreti religiosi, che avrebbe avuto come sua emanazione l’Ordine dei Templari. l’organizzazione avrebbe operato in segreto per quasi un millennio con l’obiettivo di restaurare la monarchia in Francia e riportare sul trono un discendente dei Merovingi. l’ultimo Gran Maestro sarebbe stato lo stesso Pierre Plantard, eletto a Blois nel consesso del 17 gennaio 1981. nel libro si definì pure “diretto discendente dell’ultimo dei Merovingi”.

– mmhhh...

– sempre nel 1956, presso la prefettura dell’Alta Savoia, depositò l’atto costitutivo di una associazione chiamata “Priorato di Sion”. per rendere ancor più convincente lo scenario, Pierre Plantard depositò presso la Biblioteca Nazionale di Parigi due volumetti manoscritti intitolati “Dossiers Segreti” e “Genealogia dei Re Merovingi e origine delle diverse famiglie francesi e straniere di origine Merovingia, secondo l’abate Pichon”. in entrambi usò lo pseudonimo di Henri Lobineau. i documenti legavano la vicenda del Priorato al paese di Rennes-le-Château: in uno di questi, infatti, si diceva che i manoscritti trovati da Saunière contenessero le genealogie dei Merovingi, che comprendevano — come ultimo rampollo — proprio Pierre Plantard “de Saint-Clair” — legata al “ramo Merovingio” inglese dei Sinclair, quelli della templare Cappella di Rosslyn. una prova del genere avrebbe legittimato l’aspirazione al Regno da parte dello stesso Plantard. per spiegare come questi documenti fossero in suo possesso, nei due volumi era riportata la falsa notizia secondo cui il parroco di Rennes avrebbe affidato i quattro manoscritti all’abate Hoffet che, a sua volta, li avrebbe trasmessi al Priorato. i tre giornalisti Lincoln, Baigent e Leigh incontrarono più volte Gérard de Sède e si convinsero dell’autenticità di tutti i documenti riguardanti le vicende di Rennes-le-Château. iniziarono una copiosa indagine per trovare la maggior quantità possibile di dati sul Priorato di Sion, riassunta nel testo “il Santo Graal” di cui le ho già detto. l’assoluta assenza di riferimenti storici a qualunque “linea di sangue Merovingia” venne ritenuta una prova ulteriore della veridicità di quanto affermato: «è proprio per questo che la Storia non ne conserva traccia, per occultare una verità compromettente».

– ma come è risalita al falso?

– perché, come in tutte le truffe che si rispettino, i “compari” finirono per litigare. nel 1971 de Cherisey annunciò, sulle pagine di “Circuit”, di aver trovato il modo per decifrare le pergamene, e lo spiegò in dettaglio. De Sède, nel 1977, pubblicò una riedizione di “L’Or de Rennes” intitolata “Signé Rose-Croix”, nel quale riportò il metodo di decifrazione che attribuì ad un certo Pumaz, suo pseudonimo. tale attribuzione indebita fece andare su tutte le furie de Cherisey e lo spinse a rivelare pubblicamente tutta la burla nel 1978, e scrisse testualmente... aspetti...

Jottie Millerstone sfogliò ancora il suo libricino, del quale Cymetral cominciò a desiderare ardentemente una copia.

– ecco: «Essendomi recato a Rennes les Bains nel 1961 e avendo appreso che il municipio, dopo la morte del curato, era stato distrutto da un incendio insieme agli archivi, ho approfittato dell’occasione per inventare che il Comune si era fatto rilasciare una copia dei manoscritti scoperti dal curato. Su suggerimento di Francis Blanche, mi misi a preparare una copia cifrata basata su alcuni brani del Vangelo e a decodificare io stesso ciò che avevo in precedenza codificato. Alla fine, per una circostanza fortuita, riuscii a far avere i frutti del mio lavoro a Gérard de Sède. Quel che accadde in seguito superò anche le mie più rosee aspettative! Ancora oggi a Rennes-le-Château i turisti vengono invitati ad ammirare, nella casa di Buthion, l’attuale ristoratore dell’Hotel “La Tour”, due superbi ingrandimenti delle fotocopie dei testi da me codificati! Ma la cosa veramente incredibile di questa storia è che Gérard de Sède, prima di pubblicare i manoscritti, contattò gli esperti crittografi dell’esercito francese, i quali gli mostrarono come il testo era stato cifrato, ma non furono in grado di consegnargli il testo decifrato. Sebbene fossi un crittografo assolutamente principiante, avevo dimostrato che praticamente chiunque può prendersi gioco dei computer dei servizi segreti francesi e, quindi, di tutti i nostri governanti. Decisi poi di far conoscere a tutti il metodo di decifrazione pubblicandolo nel mio romanzo “Circuit” nel 1971. Sei anni dopo, Gérard de Sède pubblicò “Signé Rose-Croix”. Questo lavoro è semplicemente un aggiornamento de “L’or de Rennes”, che include anche il mio metodo di decifrazione, attribuito però ad un certo Pumaz, che non è altro che lo pseudonimo di de Sède! Sono sicuro che un giorno o l’altro il meschino Gérard de Sède pubblicherà il mio romanzo firmandolo col suo nome. Questo, comunque, non è un grosso problema; ciò che ci distingue è che io sono alla ricerca del Graal, mentre lui vuole soltanto arricchirsi».

– ha, ha, fantastico...

– è falsa anche la tomba dipinta nel quadro.

– cosa? davvero?

– la tomba che assomiglia a quella del quadro di Poussin è misteriosa, ma è ormai assodato che fu costruita soltanto negli anni ‘30, come bizzarria di un milionario americano, tale Lawrence, benché poi da lui usata come vera tomba, perché il paesaggio ricordava quello di Poussin. i paesaggi di Nicolas Poussin, compreso “I Pastori d’Arcadia”, tendono in realtà ad ispirarsi alla campagna nei dintorni di Roma. non c’è alcun legame tra Rennes-le-Château e Poussin. i falsari hanno cercato casuali caratteristiche locali e le hanno collegate tra loro, ma in modo alquanto pedestre: non sapevano che la tomba era troppo recente! non si aspettavano che qualcuno avrebbe rintracciato la vera origine della riproduzione della lapide. fra l’altro, alcuni riferimenti contenuti nel “Serpente Rosso” copiano le trame dei libri di Arsenio Lupin. conosce Lupin?

– Lupèn? e chi sarebbe? un altro “Alfa Galati”?

– oh, oh, oh, no, figliolo. è un personaggio della letteratura popolare, molto famoso in Francia per via di una serie di telefilm. è l’equivalente francese di Sherlock Holmes, anche se più esattamente è una specie di “ladro gentiluomo”. in alcuni episodi si parla di tesori nascosti, sette segrete e perfino della Linea del Meridiano che passa da San Sulpizio!

– perbacco, tanto maldestri?

– sappia che i documenti facenti riferimento al “Priorato di Sion” datati 1956, che le ho sovente citato, furono depositati negli archivi solo nel 1967: recano ancora il timbro con quella data!

– comunque bisogna dar loro merito di un’affascinante complessità, nella contorta architettura della loro fantasia.

– beh, probabilmente durante il Secondo Conflitto Mondiale il “Priorato” ha avuto accesso agli archivi di società esoteriche e massoniche, alcuni dei quali piuttosto antichi, depositati nel “Centro d’Azione Massonica” controllato dal regime: era diretto da Henri Coston, un giornalista e collaboratore di destra, antisemita, citato sulla prima pagina del primo numero di “Vaincre”.

«questa donnina è incredibile» pensò l’inglese.

– e inoltre costruirono abbastanza bene certi pilastri della loro credibilità, perché collegarono l’albero genealogico di Pierre Plantard a una genealogia autentica, originalmente apparsa in un’edizione speciale del diario storico “I Fascicoli della Storia” del 1960, inserito nelle biblioteche contenenti altri documenti fabbricati dal “Priorato”.

– dove avranno preso l’idea del lignaggio?

la Millerstone sapeva rispondere anche a questo.

– l’idea del lignaggio fasullo ha due radici. la prima è in Julius Evola, l’esoterista italiano di estrema destra degli anni ’30 che ammirava i gerarchi nazisti tipo Himmler. per Evola, le virtù divine si inoculavano negli antichi re rendendo le istituzioni e l’intero ordine mondiale un qualcosa di sacro e trascendente. diceva pure che le antiche case regnanti avevano una “qualità speciale” nel sangue, e ammirava come re ideale Goffredo di Buglione, il lux monarchorum, luce dei monarchi, primo re latino di Palestina. l’uomo poteva solamente innalzarsi, scriveva Evola, per mezzo del governo di una élite spirituale, di coloro che vestono quella cintura o corda degl’iniziati che distingue i «portatori dell’influenza invisibile».

– i “superiori invisibili” nascono qui!

– no, son più vecchi. comunque, i “documenti del Priorato” richiedono persino d’indossare una corda nel momento dell’iniziazione. per arrivare alla “progenie di Cristo”, vennero amalgamate le idee di Evola con quelle di Walter Johannes Stein, pubblicate originariamente in Germania nel 1928 con il titolo di “Il Nono Secolo: storia del mondo alla Luce del Santo Graal”. Stein, legato a Rudolf Steiner, il padre dell’Antroposofia fuoriuscito dalla Teosofia di Madame Blavatskij, evidenziò lo sfondo storico e simbolico che credeva di intravedere dietro alle saghe del Graal. come appendice al “Nono Secolo” mise una tavola genealogica chiamata “lignaggio del Graal”. un albero genealogico con i rami nella casa reale di Francia e le radici in Goffredo di Buglione. la tesi di Stein è che gli eventi delle vite di figure storiche reali possano aver servito da modelli per alcuni personaggi ed eventi nelle storie del Graal: gli uomini associati a quest’albero furono riconosciuti nel loro tempo come dotati di alta spiritualità e capacità paranormali. Stein è però convinto che tali capacità fossero svanite da secoli dalle relative famiglie.

– dettaglio trascurabile, per monsieur Plantard e compari... comunque devo comprare questo best-seller del “Santo Graal”. mi chiedo come mai mi sia sfuggito fino ad oggi.

– in effetti è molto famoso, e completamente esaustivo sulle “domande” che le ho posto poc’anzi. le consiglio anche il “Pendolo di Foucault” di Umberto Eco, che rilegge molte di queste teorie in chiave satirica. in ogni caso, le conclusioni cui giunsero quei tre ingenui sono ormai oggetto di scherno da parte dell’archeologia ufficiale. la tesi di Lincoln e compari siede su una montagna di inesattezze e manomissioni. Henri Lobineau non è mai esistito. i pretesi “manoscritti” sono un falso palese e confessato. non esiste alcuna discendenza di Dagoberto ii, né tantomeno vivono Merovingi pretendenti ad un trono che è decaduto con Luigi xvi. Hoffet, il contatto di Saunière a Saint-Sulpice, non era abate nel 1891 e, in ogni caso, non si è mai occupato di Merovingi e di genealogie. l’Ordine di Sion probabilmente non è mai esistito in quella forma; quanto al Priorato, le sue tracce nascono e muoiono con l’atto di registrazione depositato da Pierre Plantard. probabilmente nessuno dei due ordini è stato istituito da Goffredo di Buglione.

– e ancora dice “probabilmente”? perché?

– perché, mio caro Dompson? eeehhh, perché... perché qualcosa che non torna c’è comunque. ed è un qualcosa di molto, molto pesante. storicamente e filologicamente. i “Rotoli del Mar Morto” sono effettivamente venuti alla luce; nella Bibbia ci sono parecchie incongruenze; lo scenario delle Nozze di Cana, dove Gesù e Maria si comportano come “padroni di casa” e non ospiti, è effettivamente bizzarro; come bizzarro è il culto della Maddalena in Linguadoca; il Corano, e prima di esso sia Basilide che Mani, dal quale ha origine quel manicheismo tanto combattutto dall’ortodossia ecclesiastica, fanno effettivamente riferimento a “qualcun altro” morto sulla Croce; i cosiddetti Vangeli apocrifi, cioè “non autentici”, raccontano un’altra storia, rispetto ai quattro ufficiali del Nuovo Testamento, testi che peraltro furono scritti quasi un secolo dopo le vicende di Cristo. da nessuna parte, si cita la castità come dovere cristiano, ed un “re dei Giudei” quale avrebbe dovuto esser Cristo, non poteva non essere sposato, perché non sarebbe stato accettato dai riti e dalle usanze dell’epoca, a meno che non fosse Esseno... insomma, ci sono parecchi dubbi e parecchie macchie anche nella verità ufficiale... comunque, le “voci” sul presunto mistero di Rennes-le-Château non cessarono: due ricercatori, Richard Andrews e Paul Schellenberg, avrebbero identificato in una montagna di fronte a Rennes-le-Château il luogo ultimo di riposo del corpo di Cristo: il monte Cardhou, che avrebbe preso il nome da «corps de Dieu». quei due proposero addirittura al governo francese di far saltare in aria la montagna del Cardhou per vedere se non nascondesse un’antica tomba...

– uh? aspetti, aspetti, mi chiarisca meglio tutte queste... “cose che non tornano”.

– ah, Israele, cuore di tutti i problemi!

Jottie Millerstone accarezzò la propria tazza.

– in Israele, la dodicesima tribù citata nel Deuteronomio della Bibbia è quella di Beniamino, dalla quale esce il primo re d’Israele, Saul. fra l’altro, il giorno di San Beniamino coincide con la festa di San Dagoberto. e va bene, coincidenze. ad un certo punto, la tribù dei Benianimiti entra in guerra con le altre undici, la perde e finisce in esilio. dove? in Grecia, nel Peloponneso centrale, cioè nella famosa Arcadia. all’inizio dell’era cristiana i Beniaminiti risalgono il Reno e il Danubio e dànno origine, tramite matrimoni, ai Franchi Sicambri: gli antenati dei Merovingi. cioè: i Merovingi ed i loro discendenti, ad esempio le famiglie di Lorena e i Plantard, sarebbero di origine semitica o israelita. qui c’è un’altra conferma “all’eredità” di Goffredo di Buglione, altro discendente...

– non intendevo questo, miss Jottie: lei stava parlando di incongruenze della Bibbia...

– già. ma prima: conosce la storia dei Rotoli di Qumran?

– no. solo il nome. oltre al fatto che gli studiosi hanno impiegato mezzo secolo prima di riuscire a tradurli.

– hah, non è proprio così... tradurli era molto semplice, visto che erano in ebraico, aramaico e qualcosa in greco antico. il reale contenuto completo dei Rotoli di Qumran è stato celato, oppure mascherato in modo che fosse fuorviante, per più di quarant’anni, perché rivela che il Cristianesimo cosiddetto “delle origini” ha poco a che fare con quello successivo. fin dalla scoperta dei rotoli nelle grotte dei wadi sulle rive del Mar Morto, del loro studio si è impossessata la École Biblique, scuola archeologica dei domenicani francesi di Gerusalemme, “avamposto” del Vaticano in Terra Santa — fondata lì evidentemente per garantire un controllo sui ritrovamenti che avessero interessato Gesù, gli Apostoli o quant’altro del dogma cattolico —, con un’équipe di raccomandati guidata da un tale abate De Vaux, che si era formato nella solita Saint-Sulpice. questa “équipe internazionale” rispondeva direttamente alla “Pontificia commissione biblica” vaticana, che, tanto per essere chiari, oggi è guidata dal cardinale Ratzinger, lo stesso alla testa della “Congregazione per la dottrina della fede”, che è la nuova sigla, dal 1965, del vecchio “Sant’Uffizio”, a sua volta cambio di denominazione, dal 1542, della famigerata “Santa Inquisizione”. non so se mi spiego.

– oohssì, che si spiega. Gesù ha proclamato la venuta del Regno, ma al suo posto è venuta la Chiesa...

– questa sua frase è più vera di quanto lei immagini. nel 1800, sull’onda dei successi di Schliemann a Troia, l’Archeologia divenne una disciplina scientifica a tutti gli effetti. il primo a “far danni” alla Chiesa di Roma, usando il nuovo metodo archelogico, fu il teologo francese Ernest Renan, anch’egli proveniente da Saint-Sulpice, che dal 1860 fece tre anni di ricerche in Palestina e poi pubblicò lo scandaloso “La vita di Gesù”, libro nel quale è tolta ogni aura mitica al Cristianesimo, che viene definito come «un Essenismo che ha avuto successo», e nel quale Gesù viene descritto come «uomo eccelso e senza eguali ma profondamente umano», cioè affatto “divino” o soprannaturale. fu il libro più venduto del xix Secolo. nello stesso momento, la Chiesa di Roma subiva altri attacchi: Darwin fece uscire “L’origine delle specie” e poi quella “dell’uomo”, in cui viene contestata la verità biblica sulla creazione; a Bayreuth si formò un movimento artistico che allontanava gli uomini colti dalla cristianità; la Prussia batté la Francia e, per la prima volta, si formò nel cuore d’Europa una potenza militare, fra l’altro “luterana”, senza alcun tipo di dipendenza da Roma; in più, nella stessa Italia, il massone Garibaldi unificò la penisola e strappò al Vaticano il potere “secolare”. la Chiesa reagì a questo assedio a 360° disperatamente e con poco successo; l’unico risultato concreto fu la nascita del “Modernismo Cattolico”, un corpo d’assalto di studiosi istituito per sfidare gli avversari del cattolicesimo sul loro stesso campo. fu un boomerang incredibile: più Roma cercava di reclutare giovani intellettuali ecclesiastici, dotandoli degli strumenti per combattere nell’arena accademica, più questi disertavano la causa e passavano all’altra sponda. perché l’esame critico della Bibbia rivelava una grande quantità di discrepanze, incoerenze e falsi storici.

– sì, ma i Rotoli del Mar Morto che fine hanno fatto, miss?

– ci arrivo. scoperti i primi nel 1948, i ritrovamenti di rotoli e di frammenti si sono susseguiti con parecchia confusione e approssimazione, ma fin da subito è stata l’équipe della École Biblique a impadronirsi del loro studio, negandone l’accesso ad altri studiosi per quasi mezzo secolo e centellinandone col contagocce le traduzioni, spesso contestate duramente dal mondo accademico insieme ai ritardi di divulgazione, e fornendo teorie di datazione sbagliate ad arte, ponendoli due secoli prima della nascita del Salvatore.

– perché “sbagliate ad arte”?

– perché datare i rotoli poco più indietro rispetto all’esistenza di Gesù avrebbe potuto dimostrare che alcuni suoi atti e concetti non erano del tutto farina del suo sacco, mentre datarli in avanti poteva dimostrare che il “Maestro di giustizia” citato nei rotoli, un essere umano per niente immortale e trascendente, fosse proprio Gesù, o almeno che lui fosse “il primo di una serie” e suo fratello Giacomo “il secondo”, e quindi in sostanza dimostrare che i suoi contemporanei non credevano alla divinità di Gesù.

– cioè, mi sta dicendo che la “divinità” di Gesù è stata... “inventata” dopo?

– non corra avanti... dai rotoli traspare la notevole somiglianza, anche di riti — il battesimo —, di espressioni — «figlio di Dio» — e di metafore — «figlio dell’Astro», da cui la stella di Betlemme che preannuncia la nascita del messìa —, fra la cosiddetta “Chiesa delle origini”, guidata dai primissimi seguaci di Gesù, e la comunità di Qumran, guidata da questo “Maestro di giustizia”. in un rotolo è citata perfino la metafora della “pietra angolare”! fino alla scoperta dei rotoli, si era convinti dell’unicità e originalità del messaggio di Gesù; dopo il 1948, racconti di quell’esperienza vengono invece rintracciati in pergamene arrotolate conservate in grotte del deserto di Giudea. si parla anche di un “tesoro” in oro e argento occultato in varie grotte del luogo per metterlo al riparo dai Romani... insomma, per farla breve: la Chiesa Cristiana “delle origini” e la comunità di Qumran erano la stessa cosa; Saulo di Tarso, che dopo la conversione diventa San Paolo, è illuminato «sulla via di Damasco», città che non corrisponde a quella della Siria ma a Qumran stessa; che non è affatto abitata da “pacifisti esseni”, bensì da “zelanti della Legge ebraica”, ossìa “zelòti”, come si può capire dal rotolo detto “Regola della guerra”; i termini “nazareni”, “zelòti”, “esseni”, “sicàri”, forse pure “sadducèi” o “sadduqiti”, sono metafore dello stesso identico popolo, che corrisponde sia a quello di Qumran sia a quello autosterminatosi al culmine dell’assedio dei Romani alla fortezza di Masada intorno al 70 d.C.; ...

– mi spiega almeno perché è così sicura che siano la stessa cosa?

– non io: è una tesi accademica molto accreditata. guardiamo ad esempio il termine “nazareno”, con il quale, sia nei Vangeli che negli Atti degli Apostoli, i primi cristiani usano definirsi; fra i termini usati dal popolo di Qumran per autodesignarsi c’è “Custodi del patto”, in ebraico “nozrei ha-brit”; da questo deriva la contrazione “nozrim”, il primo etimo ebraico che designa la setta in seguito chiamata cristiana; e deriva la moderna parola araba “Nosrani”, che significa “Cristiani”. quindi “nosrani” uguale “nazareni” uguale “cristiani” uguale genti di Qumran, conosciuti anche come “osim”, cioè “esseni”, contrazione dall’ebraico “osei ha-torah”, “guardiani della legge”, etimo presente nel rotolo detto “Commento ad Abacuc”. l’equivoco “nazareno” uguale “di Nazareth” nasce da commentatori successivi: Nazareth, all’epoca di Gesù, non esisteva.

– ho capito. sarebbe come “Cesare”, che nei secoli è diventato “Kaiser”. o “Czar”.

– bravo. allora... ad un certo punto della prima cristianità, quella “Chiesa delle origini” guidata da Giacomo “il giusto”, fratello di Gesù, e da altri anziani fra cui sicuramente Pietro, arriva tale Saulo di Tarso, un persecutore locale dei cristiani, un collaborazionista dei Romani come si direbbe oggi, che, convertitosi dopo un’esperienza traumatica nel deserto, diventa San Paolo, il primo eretico dell’era cristiana. tutto lascia credere che sia lui il “Maestro di menzogna” citato nei rotoli, contrapposto al “Maestro di giustizia” che è Giacomo: in pratica, pur non avendone esperienza di prima mano, al contrario di Giacomo che deve aver vissuto di persona le vicende del suo celebre fratello, Paolo s’inventa la “divinità” di Gesù, la “verginità” di Maria, i miracoli, cioè comincia a romanzarne le gesta. facendolo diventare un “dio” in grado di competere con altri dell’epoca, Adone, Tammuz, Attis, anch’essi capaci di miracoli e di morire e resuscitare (e tutti nati il 25 dicembre!), ma, rispetto a loro, con un rivoluzionario ed irresistibile messaggio d’amore in più. con Paolo, il Cristianesimo puro custodito a Gerusalemme dalla chiesa guidata da Giacomo e Pietro si separa dalla reale vicenda di Gesù e diventa “leggenda”, un mito con attributi di appetibilità tali da farlo diventare religione. senza San Paolo, seguendo Giacomo e la sua pletora non sarebbe nato il Cristianesimo ma semplicemente una “nuova corrente” dell’Ebraismo. detto con un’altra espressione, che mi piace molto: con San Paolo, «un’eresia dell’Ebraismo è diventata l’ortodossia del Cristianesimo». è questa conclusione, ad esser stata pervicacemente nascosta dall’équipe della École Biblique... i rotoli del Mar Morto hanno una corrispondenza straordinaria con gli Atti degli Apostoli e con le cronache di Giuseppe Flavio e dei primi storici cristiani, similitudini che ad uno studioso privo di pregiudizi religiosi non possono sfuggire.

– beh, la Chiesa avrebbe dovuto avere un po’ più di fede nella “irresistibilità del messaggio d’amore” di Gesù: chissenefrega, se è stato o non è stato un Dio?

– ma non avrebbe avuto autorevolezza, senza “divinità”.

– cioè, è stata una “bugìa a fin di bene”...

– giudichi lei.

– va bene, mi sento di poter prendere questa posizione: la Chiesa fino ad oggi ha “mentito a fin di bene”.

– e deve continuare a farlo: se ammettesse di essere un’istituzione mendace ed inaffidabile, con quale autorità potrebbe metter bocca in questioni quali il controllo delle nascite, la condizione delle donne, il celibato dei suoi sacerdoti?

– beh, il vantaggio sarebbe che avremmo sesso moralmente più libero... come gli antichi. invece è dall’età di Sant’Agostino che dobbiamo sorbirci la castrazione culturale dell’atto più piacevole della vita terrena! del vero raggiungimento dell’estasi!

– non posso darle torto – rise Jottie Millerstone, – l’amputazione del sesso dalla società per due millenni è stato causato da Sant’Agostino da Ippona. comunque, andando alla Bibbia... i quattro Vangeli ufficiali del Nuovo Testamento si contraddicono alla grande, Dompson. secondo Matteo, Gesù era un aristocratico, un legittimo re disceso da Salomone e Davide. secondo Luca, la famiglia di Gesù era un po’ meno illustre; secondo Marco, Gesù era «figlio di un povero falegname». secondo Luca, Gesù neonato fu visitato da pastori; per Matteo, ricevette la visita di tre re. per Luca, la famiglia era di Nazareth e sarebbe andata a Betlemme — dove, in un’umile mangiatoia, Gesù sarebbe nato — per un censimento del quale non esiste traccia storica; secondo Matteo, i genitori erano benestanti e vivevano a Betlemme, e Gesù nacque in una casa. anche il giorno della Crocifissione differisce: per Giovanni fu il giorno della Pasqua ebraica, per gli altri tre il giorno dopo. per Luca, Gesù è mite come un agnello; per Matteo è una potenza venuta a portare «non la pace ma una spada». anche le ultime parole sulla croce sono diverse: «mio Dio, perché mi hai abbandonato?» per Matteo e Marco, «padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito» per Luca, «tutto è compiuto» per Giovanni. i Vangeli, quindi, contraddicendosi, per logica non sarebbero più da considerare “inoppugnabili”. quello di Giovanni contiene poi eventi assenti negli altri tre, che sono chiamati “Sinottici”: le nozze di Cana, la resurrezione di Lazzaro, il ruolo di Giuseppe d’Arimatea... nel quarto vangelo ci sono altri episodi curiosi: Maria e Gesù, nelle nozze di Cana, che sono sontuose, con centinaia d’invitati, dànno ordini alla servitù come fossero i padroni di casa e non dei semplici ospiti; e inoltre c’è in Giovanni, passo 2:9-10, l’enigmatica frase «il maestro di tavola chiamò lo sposo e gli disse: tutti presentano dapprima il vino buono e, quando si è brilli, quello scadente; tu hai conservato il vino buono fino ad ora»: chi sarebbero questi “lo sposo” e “tu”, se non Gesù?... e c’è la Maddalena, che appare sotto nomi diversi ma è sempre la stessa persona: nessuno dei Vangeli la cita come “prostituta”; è lei ad ungere Gesù come farebbe una moglie; è lei, quella presente alla Crocifissione; è lei, con molta probabilità, ad incarnare l’altra Maria, la devota Maria di Betania, che sarebbe altrimenti inspiegabilmente assente alla Crocifissione... uno studioso di cui non ricordo il nome arriva a sostenere che Lazzaro, il famoso “discepolo prediletto”, è così importante perché in realtà è il cognato di Gesù, e addirittura è molto probabilmente lui il “Giovanni” del Quarto Vangelo, ed è sempre lui che accompagna la sorella Maddalena, che ha con sé il “Santo Graal”, a Marsiglia... poi c’è il bizzarro atteggiamento di Pilato, implacabile governatore romano, che “si arrende” ai voleri della folla: non è molto verosimile, come comportamento... la stessa Crocifissione presenta parecchi elementi di spunto: Barabba potrebbe essere una contrazione di “bar rabbi”, in ebraico “figlio del rabbino”, o di “bar abba”, “figlio del padre”, il che potrebbe significare che Barabba in realtà era il figlio di Gesù: forse la folla lo sceglie per questo, della serie «perdiamo il padre, almeno salviamo il figlio»; nel Vangelo di Giovanni non si parla di una collina spoglia a forma di teschio, il Golgota, ma di «un giardino con un sepolcro nuovo», ancora inutilizzato; il che fa pensare ad una Crocifissione avvenuta in realtà in una proprietà privata, forse di Giovanni d’Arimatea; in Luca, 23:49, «le donne e gli amici assistevano da lontano»: allora non fu un evento pubblico, come vuole la tradizione? molti filologi inquadrano il luogo in realtà come l’Orto di Getsemani, del quale del resto Gesù si serviva liberamente; se, come confermano i Vangeli Sinottici, la Crocifissione avvenne in un luogo privato e fu visibile solo da una certa distanza, sulla croce avrebbe potuto esserci chiunque; e poi perché mai Pilato permette a Giovanni d’Arimatea di portare via il corpo di Gesù? per la legge romana dell’epoca, ai crocefissi veniva addirittura negata la sepoltura, con guardie armate messe a sorvegliare le croci... caro Dompson, tutta la vita di Gesù sembra congegnata come a voler ricalcare la profezia dell’Antico Testamento, ad esempio l’entrata a Gerusalemme a dorso di mulo (Zaccaria 9,9), e la morte sulla Croce potrebbe esser stata a sua volta pensata ad arte: la famosa “spugna con l’aceto” forse conteneva un soporifero, che provocò una morte apparente al momento giusto, cioè prima che al condannato fossero rotte le ginocchia — gesto apparentemente violento che era in realtà un atto di misericordia per i crocefissi, poiché senza il supporto delle ginocchia la gabbia toracica cedeva all’asfissia sotto il peso del corpo —... per sublimare il mito, i Vangeli vennero epurati da qualunque aspetto “terreno” della biografia di Gesù, che ne avrebbe sminuito l’universalità: parenti “stretti” come una moglie e dei figli, ma anche la sua attività “politica”, quindi i legami con i “terroristi” nazionalisti zeloti, il pensiero esseno di cui il suo messaggio era intriso, e così via. non dimentichiamo che gli esseni vestivano la sua stessa tunica bianca e salutavano con «la pace sia con te». forse qui ebbe addirittura origine l’Antisemitismo: nel tentativo di rendere accettabile ai Romani il “dogma” e al contempo di screditarne la “famiglia terrena” rimasta in vita e fuggita in esilio, la “colpa” dell’accaduto fu fatta ricadere tutta sui Giudei.

Jottie Millerstone guardò il soffitto, quindi di nuovo Cymetral dritto negli occhi.

– le eresie – riprese –, ed in particolare lo gnosticismo, che, da “gnosi”, significa “esperienza dal vero”, contrapposto ai “dogmi” che venivano imposti dalla nascenda Chiesa di Roma, nacquero contemporaneamente e si diffusero altrettanto velocemente. come fossero un tentativo di difendere “un’altra versione degli avvenimenti”, proveniente dall’esperienza diretta e da altre testimonianze... fu il vescovo di Lione Ireneo, nel 180 d.C., a costruire il primo edificio teologico cattolico, dicendo cosa dovesse entrare nel dogma e cosa invece no. del resto, la Bibbia è storicamente riconosciuta come una “selezione” di opere e di scritti: un elenco definitivo stilato dal vescovo Atanasio d’Alessandria e ratificato dal Concilio di Ippona e poi dal Concilio di Cartagine, nel 393. ma ci sono altre opere escluse che filologicamente rivestono importanza ragguardevole: i “Vangeli Apocrifi”, ad esempio, fra i quali il “Vangelo di Pietro”, menzionato già dal vescovo di Antiochia nel 180 e ritrovato in Egitto a fine Ottocento, nel quale si afferma che Giuseppe d’Arimatea era intimo amico di Ponzio Pilato e che Gesù fu sepolto «nel giardino di Giuseppe», oppure il “Vangelo dell’Infanzia di Gesù”, nel quale Gesù è descritto come “bambino terribile”.

– bambino terribile? – si stupì l’inglese.

– poi c’è il “Vangelo di Filippo”, dove Gesù «baciava sulla...» (bocca?) Maria Maddalena, e dove il “Simone di Cirene” citato da Marco come portatore della croce, viene poi crocefisso su di essa.

– il “qualcun altro” citato dal Corano...

– e non solo da esso: lo cita anche l’eresiarca Basilide nel 130, cioè mezzo millennio prima del Corano.

– beh, ma allora il Corano lo riprende da questo Basilide: e non c’è alcuna prova del vero, comunque. potremo scoprire cosa è vero e cosa è falso solo quando inventeremo il viaggio nel tempo... la macchina del tempo, per ricordare l’avvenire e profetizzare il passato.

– cos’è la “verità”, Dompson? un frammento “epurato” del Vangelo di Marco fu trovato nel 1958 in un monastero di Gerusalemme: vi si narra del vero episodio della “resurrezione di Lazzaro”, che appare più come un’iniziazione misterica tipica dell’epoca che come un effettivo miracolo. sono molti gli indizi a favore della tesi che Gesù facesse parte di una setta... forse essena... per quanto riguarda la Palestina di quell’età storica, c’è parecchio da dire su altre incongruenze. “nazareno” non vuol dire “di Nazareth” ma indica proprio una setta. la parola greca traducibile in Messia è “Christos”; il termine significa “l’unto”, e si riferisce ad un re: difatti Davide viene “unto” nell’Antico Testamento. “Gesù il Cristo”, cioè, “Gesù l’unto”, divenne poi semplicemente “Gesù Cristo”, ma il primigenio significato era politico: il “Messia terreno” che per il movimento zelota avrebbe dovuto liberare il popolo oppresso. anche la nascita di Gesù subì degli aggiustamenti: i primi cristiani festeggiavano l’anniversario del Natale il 25 aprile, poi il 24 giugno, infine il 6 gennaio, data coincidente con la festa del “Natalis Invictus” del Culto del Sole romano. la “festa dei Saturnali”. e non fu l’unico “spostamento mirato”: il giorno sacro della settimana protocristiana era il sabbath ebraico, ma poi divenne la domenica, obbedendo all’editto di Costantino del 321. fu lo stesso imperatore a indire il Concilio di Nicea che fissò la data della Pasqua e risolse la questione posta da Ario votando la qualifica di Gesù come “direttamente Dio” e non come “creatura divina”. fu sempre lui a dare potere agli ecclesiastici, ordinando la stampa e la diffusione di nuove copie di quella Bibbia che Diocleziano aveva fatto sparire da Roma nel 303, e la distruzione di tutte le altre opere “eretiche”, e stabilì che fosse elargita alla Chiesa una “rendita fissa”. nell’età di Costantino ci fu la convergenza, o meglio la diluizione, di culti pagani, come appunto quello del Sole e come il Mitraismo, nel Cristianesimo, approfittando di aspetti coincidenti come il monoteismo, l’immortalità dell’anima, la resurrezione dei morti ed il Giudizio Finale.

– capisco.

– no, che non capisce – sorrise Jottie Millerstone.

Cymetral sospirò, spiazzato.

– in che senso? – le chiese. avvertì un certo nervosismo.

– si citano due documenti gnostici, il “Vangelo di Filippo” e il “Vangelo di Maria”, per provare che la Maddalena era la “compagna” di Cristo, intendendo la partner sessuale: gli apostoli erano gelosi che Gesù fosse solito “baciarla sulla...” e la favorisse nei loro confronti. sono passi citati nel “Santo Graal” di Baigent Leigh e Lincoln, ma anche in un classico della cultura femminista accademica, “I vangeli gnostici” di Elaine Pagels, e ne “La Rivelazione dei templari - i custodi segreti della vera identità di Cristo” di Lynn Picknett e Clive Prince. e c’è un riferimento pure nella “Ultima Tentazione di Cristo” di Scorsese. ciò che però questi libri e film tralasciano di menzionare è l’infamante versetto finale del “Vangelo di Tommaso”, quando Simon Pietro sogghigna che «le femmine non sono degne della vita», con Gesù che risponde «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio... Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli».

– oh...

– cos’è la “verità”, Dompson?

Cymetral non ebbe risposte. la “verità” continuava a rimbalzare avanti e indietro fra finzione e fatti realmente accaduti, come fosse costituita di quella gomma magica di certe palline per bambini.

– cos’è la “verità”, Dompson? – ripeté lei divertita. – le cattedrali gotiche che raffigurerebbero il “grembo” della Maddalena? i Templari nulla avevano a che fare con le cattedrali del loro tempo, che furono commissionate dai vescovi e dai loro canonici in tutta Europa! essi erano uomini illetterati, senza alcuna arcana conoscenza della “geometria sacra” tramandata dai costruttori di piramidi. non dominavano gli stessi strumenti sui loro progetti, né fondarono corporazioni di massoni per costruirne per altri. il misterioso idolo di pietra che i Templari furono accusati di adorare è associato alla fertilità solo in una delle oltre cento confessioni rese durante il processo. fu la sodomia, la scandalosa — e forse vera — accusa verso l’Ordine, non la fornicazione rituale. in realtà, guardando le chiese gotiche e quelle che le precedettero, l’idea del simbolismo femminile della Maddalena si sgonfia. le grandi chiese medievali tipicamente avevano tre porte frontali a ovest più triple entrate ai loro transetti a nord e a sud: quale parte dell’anatomia femminile rappresenta il transetto? o la volta della navata centrale di Chartres? le chiese romaniche — incluse quelle che precedono la fondazione dei Templari — hanno bande decorative simili che si inarcano sopra le entrate. sia le chiese gotiche che quelle romaniche hanno ereditato dalle basiliche tardoantiche la navata lunga e rettangolare, derivata fondamentalmente dagli edifici pubblici romani. e sebbene molti ancora raffigurino la Maddalena come la peccatrice che unse Gesù e la considerino uguale a Maria di Betania, tale confusione è in realtà opera successiva del papa Gregorio Magno. l’Oriente le ha sempre mantenute separate e ha sempre affermato che la Maddalena, “apostola degli apostoli”, morì a Efeso. la leggenda del suo viaggio in Provenza non è anteriore al ix Secolo, e i suoi resti non vi furono riportati fino al xiii Secolo. i critici cattolici, inclusi i Bollandisti, hanno sfatato la leggenda e distinto le tre donne fin dal xvii Secolo.

– ma... e allora?

– non protesti, giovanotto – rise la Millerstone, – devo dirle tutto, no? poi sarà lei a decidere cos’è vero e cosa no.

– non ci capisco più niente, però...

– la verità, la verità... prendiamo i Rosacroce. a partorire la “Confraternita dei Rosacroce” agli inizi del 1600 è un cenacolo culturale di Tubinga del quale fanno parte Johann Valentin Andreae, Michael Maier e altri esoteristi e alchimisti dell’epoca, saccheggiando le opere e il pensiero di Tommaso da Kempis e Paracelso; in particolare, Andreae s’inventa un personaggio mistico, “padre Christian Rosenkreutz”, ricalcando pari pari la vita di Gioacchino da Fiore, e scrive un bellissimo componimento, “Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz”, che costituisce la base dello spirito Rosacroce. poi il “cenacolo” tira fuori i famosi Manifesti del 1616, e quello che è nato come ludibrium, come “gioco culturale”, come “dotta fiction”, invece diventa qualcosa di serissimo, perché ci cascano in tanti e l’Europa intera ne è scossa, anche politicamente. ma i Rosacroce sono “reali” quanto Topolino e Minnie, e la confraternita degli invisibili è vera quanto Paperopoli. in pratica, è come se la Massoneria successiva che si ispirava al pensiero rosicruciano avesse messo in piedi Disneyland!

– mi sta dicendo che i Rosacroce non sono mai esistiti?

– ci sarebbe tanto da dire anche sul famoso “Graal”.

– ossìa?

– in latino esisteva già la parola “gradalis”, collegabile al “graduale”, il libro della liturgia cattolica; nel Medioevo comparvero le varianti “grasal” e “grazal” e ancora oggi, nell’italiana Valle d’Aosta, si usa il termine “grolla”. il Graal fisico, cioè come “coppa”, sarebbe sepolto in un pozzo di Glastonbury, assieme a Re Artù: questa notizia però fu inventata a scopo pubblicitario dai monaci del luogo nel 1191, per raccogliere fondi quando la loro abbazia fu distrutta da un incendio. oppure sarebbe finito a Valencia fin dal 1437, presso la Capilla del Santo Cáliz, la “Cappella del Sacro Calice”: i fedeli vi adorano tuttora una coppa di cornalina e pietre preziose. ma il Graal potrebbe anche essere la Sindone a Torino: “greil”, cioè “griglia”, era il graticcio dorato sotto al quale il telo con il presunto imprint di Cristo è stato custodito a Costantinopoli... o potrebbe essere custodito vicino Andria, sempre in Italia: secondo un’altra teoria, la setta dei Sufi l’avrebbe infatti affidato a Federico ii, che ve lo nascose nel Castel del Monte. ma andiamo al Graal più famoso, quello della letteratura cortese — il simbolo dei trovatori è la “Rose”, il fiore che è anagramma di Eros —. in tutti i romanzi del Graal, esso viene chiamato “sangraal”. il primo vero romanzo del Graal risale al 1188, l’anno del “taglio dell’Olmo” — e della separazione fra Templari e Priorato — e lo scrisse Chretien de Troyes — Troyes era una città con fiorenti scuole gnostiche e cabalistiche —: il protagonista è “Perceval”, che viene descritto come “il figlio della Vedova”. una definizione spesso usata dalla Massoneria — nei Riti Egiziani, la “vedova” è Iside —. il poema è incompiuto perché Chretien muore, misteriosamente, prima di poterlo completare. nel secondo romanzo, il “Perlesvaus” di Robert de Boron, il Graal comincia a identificarsi nella coppa usata da Giuseppe d’Arimatea nell’Ultima Cena. da certi passi riguardanti sir Galvano, il Graal qui comporta un segreto in qualche modo legato a Gesù, un segreto affidato ad un “gruppo di eletti”. le visioni del Graal che si alternano in questo secondo romanzo sono un re coronato e crocifisso, un bimbo, un uomo che porta una corona di spine e sanguina dalle stigmate, infine un “calice”. tutte metafore di Gesù e, nel caso del calice, della sua “stirpe”. poi c’è il romanzo di Wolfram von Eschenbach: qui il Graal è qualcosa di estremamente elusivo, un “mezzo che nasconde qualcosa d’importante” e che «è sconosciuto a tutti, esclusi coloro che sono stati chiamati per nome a far parte della schiera del Graal». Wolfram definisce il Graal con il termine “lapsit exillis”: una pietra, forse la favolosa Pietra Filosofale degli alchimisti. ma anche la «pietra angolare scartata dai costruttori» del Tempio, termine con il quale Gesù si autodefinisce nel Nuovo Testamento e che è citato nei Rotoli di Qumran. tutta l’azione del romanzo, contrariamente agli altri, non si svolge in Inghilterra — Giuseppe d’Arimatea avrebbe trovato scampo e portato il “calice” a Glanstonbury —, ma in Francia: Camelot, la corte di Artù, sarebbe situata a Nantes, in Bretagna. i personaggi si spostano continuamente dal Waleis — il Galles? — a Nantes, senza mai attraversare il mare, e in regioni in cui gli abitanti parlano francese... verosimilmente, il Waleis patria di Parzival sarebbe in realtà il Vallese, in Svizzera, e il suo luogo di nascita, “Sinadon”, spesso confuso con la Snowdon del Galles, è Sidonensis, l’odierna... Sion. città nella quale è presente un portale bronzeo dove Gesù è scolpito come un grappolo d’uva: le allusioni alla viticoltura che si possono trovare dappertutto nella simbologia esoterica. uh, lo sa?, non le ho fatto i nomi: Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena più o meno nell’anno 30; ancora in Palestina, i due avrebbero avuto la figlia “Tamar” e il figlio “Gesù il Giovane”, poi, una volta in Francia, un terzo figlio, “Josephes”, dal quale sarebbe poi nato “Giosuè”, il primo nipote. la progenie di Giosuè si sarebbe incrociata coi Sicambri e sarebbe proseguita con Meroveo, primo re dei Franchi, su fino a Dagoberto Secondo, ucciso dai sicari del carolingio Pipino...

Dompson si passò una mano perplessa sulle labbra.

– e non c’è solo Qumran. ci sono i libri in papiro scoperti in una giara a Nag Hammadi, in Egitto, nel 1945, una raccolta di testi e vangeli gnostici riconosciuti come quelli non inclusi nella Bibbia: il “Vangelo di Filippo”, il “Vangelo di Tommaso”, il “Libro Segreto di Giacomo”, “l’Apocalisse di Paolo”, il “Vangelo della Verità”, e così via. lo Gnosticismo si distingue in due correnti: una gnosi dotta, con Basilide, Valentino, Tolomeo e Marcione, fiorita ad Alessandria d’Egitto, che si propose come “interpretazione filosofica del Cristianesimo”, e una gnosi popolare, sfociata in varie sette, in cui prevalevano elementi esoterici. in più, c’è quella particolarissima gnosi non-cristiana definita come Ermetismo — i cui princìpî sono contenuti nel “Corpus Hermeticum” attribuito al fantomatico Ermete Trismegisto —, un sistema di pensiero la cui origine è nella crisi dei valori razionali che si verifica nel mondo greco-romano dal ii Secolo in poi e che segna in pratica la codificazione di un corpus di insegnamenti occulti alternativi alle religioni ufficiali, che poi sfocerà nell’Alchimia medievale. queste comunità intendevano la gnosi come conoscenza spirituale, in cui il percorso che conduce alla “illuminata rivelazione di Dio” passava attraverso la conoscenza di sé e la comprensione delle scienze naturali.

– autocoscienza, insomma. una Psicologia ante litteram.

– sì. «conosci te stesso e trovi Dio». il Regno dei Cieli come “stadio finale di trasformazione della coscienza”: praticamente il Nirvana. un altro elemento significativo era il dualismo materia-spirito, umano-divino, che si ritrova poi anche nelle eresie dei Catari. in pratica il “sincretismo alessandrino”, intriso di forti elementi ascetici frutto dell’incontro ad Alessandria fra pensiero greco, credo giudaico-cristiano e filosofie indiane e orientali, che poi sfocia nell’Ermetismo e che non sto qua a spiegarle perché troppo complesso. ma l’Ermetismo, che diede impulso al risveglio rinascimentale — e “rosicruciano” —, e lo Gnosticismo, che sopravvisse fino ai Catari, sono due elaborazioni della stessa idea cosmologica: la “materia” è lo stadio più basso della gerarchia dell’essere, e Dio è il più alto; l’Uomo è un qualcosa di “originariamente divino” che, intrappolato nel corpo materiale, ne conserva ancora una scintilla — «non sai che tu sei degli dei?» è una delle più note espressioni ermetiche —. gli gnostici in proposito si espressero in termini religiosi, vedendo il ricongiungimento con il divino come “salvezza”, mentre gli ermetisti pensavano in termini magici. ma l’idea di fondo è identica. in effetti non si può tracciare una linea di demarcazione fra Gnosticismo ed Ermetismo, proprio come è impossibile riconoscere un netto confine fra religione e magia. di sicuro, entrambi i sistemi di pensiero risalgono allo stesso tempo e luogo: Alessandria d’Egitto, negli ultimi secoli prima della nascita di Cristo. i cristiani gnostici avevano concetti inaccettabili dalla nascenda religione ufficiale: credevano che la resurrezione di Gesù non fosse ingenuamente reale bensì simbolica, perché Gesù, più che un Dio, era stato un uomo che aveva semplicemente indicato la strada verso la perfezione; o ancora sostenevano la presenza del femminile nel divino, celebrando Dio come Padre e Madre ad un tempo. gli gnostici cristiani intendevano la religione come un’esperienza assolutamente personale, riservata solo agli iniziati e non allargabile a tutti, ed escludevano qualsiasi elemento di mediazione fra l’essere umano e l’essere divino.

– cioè non volevano preti o dogmi o testi sacri fra i piedi... e per questo furono perseguitati a oltranza dal clero ufficiale.

– corretto. la Chiesa ortodossa, o meglio “Cattolica”, che vuol dire “universale”, ebbe successo per due motivi: l’organizzazione del suo clero, anzitutto, e poi il suo perfetto corrispondere ai bisogni della gente. cioè forniva risposte chiare e senza bisogno di scervellarcisi sopra come facevano gli gnostici: il canone del Nuovo Testamento offre norme di comportamento per ogni occasione e l’ecclesiale si limita a chiedere al credente di professare i più elementari fondamenti della chiesa, con riti profondi ma semplici come l’eucaristia, il battesimo, il matrimonio — “sacramenti” che in sostanza servono a inquadrare i più importanti riti sociali.

– mmhhh... affascinante. però c’è qualcosa... mi viene in mente solo adesso... l’obiettivo del Priorato non può essere politico. mi segua, miss Jottie: se Gesù non è morto sulla Croce e il suo è solo un “falso mito” — anche se un mito sul quale è stata fondata una grande Religione —, allora Gesù non è divino. e se non lo è, che importanza può mai avere la sua discendenza?

– lo sa chi ha tratto più vantaggio da tutta questa fantomatica storia del Priorato? – chiese la Millerstone, cambiando argomento.

– lo immagino: i 40 abitanti di Rennes-le-Château!

– esatto, mio brillante giovanotto. ogni anno è meta di centinaia di amanti del mistero, per una leggenda che fece esplodere la Bbc inglese tra il 1972 e il 1981, quando il programma storico e archeologico “Chronicle” propose tre documentari affascinanti: “Il tesoro perduto di Gerusalemme”, “Il prete, il pittore e il diavolo” e “L’ombra dei Templari”. ma scusi, Dompson, lei non è un giornalista inglese? possibile che non abbia mai sentito nominare la vicenda?

no, Cymetral non avrebbe potuto: in quegli anni la sua famiglia stava burrascosamente emigrando dall’Irlanda all’Inghilterra.

Jottie Millerstone si zittì, osservando il quaderno richiuso fra le proprie affilate ed ossute mani. i due rimasero in silenzio per un paio di minuti.

infine Cymetral Dompson decise che era il momento di sparire per sempre dalla vita della ricercatrice.

– non so che dirle, miss Jottie. comunque grazie del tempo che mi ha dedicato...

e si alzò per accomiatarsi. la dottoressa cambiò espressione: aveva d’un colpo perso l’immensa vitalità che sembrava scaturirle da un motorino atomico interno, e diede l’idea di venir sopraffatta da un’improvvisa, colossale stanchezza.

– si sente bene? – le chiese il giornalista.

– tutto a posto, giovanotto. spero di esserle stata utile.

– la ringrazio infinitamente, davvero, miss. ah, volevo chiederle ancora una sola cosa.

– prego.

– ha mai sentito nominare... Eor Numan?

– mmh, no. proprio no.

– bene. addio, allora.

– se lo ricordi, Dompson – disse lei con voce flebile, – la fede è cieca: la gente riesce a trovare pace dal “silenzio di Dio” solo credendo ad occhi chiusi. senza bisogno di prove.

– già. ma qualcosa mi invita a credere nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato.

– non possiamo sapere qui, cioè da vivi, come è fatto Dio, o cosa c’è dopo la vita: se lo sapessimo, ci suicideremmo dopo due secondi, perché capiremmo quanto è inutile star qui. dobbiamo quindi ignorarlo. e per evitare che ci sfiori anche minimamente il sospetto della meraviglia che c’è al di là, dobbiamo vivere nel dubbio che... potrebbe non esserci nulla.

 

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