Ibaditi:  Termine derivato dall'arabo Ibadiyya che identifica una setta eretica musulmana, ramo dei Kharigiri, fondata da ‘Abd Allah ibn Ibad al-Murri at Tamini, vissuto in Mesopotania nel VII-VIII secolo. Gli I. conquistarono l'Oman, e fondarono poi alcuni staterelli nell'Africa settentrionale: quello dei Midrariti di Sigilmasa (722-776); quello dei Rustamidi di Tahart (757-924) ed altri stati minori. Gli I. sono tuttora diffusi in Algeria (Mzab), Tunisia (Gerba), Tripolitania (Gebel Nefusa), Oman e Zanzibar, ove si distinguono per i costumi molto rigidi e soprattutto per la loro profonda dedizione allo studio del Corano.

Ibis: Termine usato per designare varie specie di uccelli della famiglia Treschiornitidi ed all'ordine Ciconiformi. L'I. sacro (Threskiornis æthiopicus), detto anche uccello sacro d'Etiopia, ha piumaggio candido con testa e collo neri, privi di piume. Anche le punte delle remiganti sono di colore nero. L'apertura alare è di circa 75 cm., e frequenta le rive dei fiumi e dei laghi. Attualmente è protetto, essendo diventato raro. L'I. eremita (Comatibis eremita) è di colore nero con riflessi metallici, e lo si trova nell'Africa settentrionale. L'I. rosso (Guara guara) ha piumaggio rossastro con penne remiganti nere, e vive in Amazzonia. L'I. era l'uccello sacro dell'antico Egitto, raffigurato in rilievi e pitture tombali. Nei geroglifici (v oppure t) indica il verbo "risplendere" e derivati. L'I. sacro incarnava il dio Thot (Hermes o Mercurio). Ad Ermopolis, città consacrata a Thot, furono rinvenuti migliaia di I. mummificati, spesso contenuti entro statuine cave, di legno o bronzo.

I.B.M.:  Acronimo massonico rappresentante le iniziali delle parole sacre dei primi tre gradi dell'Apprendista (v.), del Compagno d'Arte (v.) e del Maestro Massone (v.). Alcuni studiosi lo fanno derivare da “Jacobus Burgundus Molay”, ultimo Gran Maestro dell'Ordine Templare (v.), arso vivo nel 1314 sotto il regno di Filippo il Bello come eretico, reo di non aver voluto rivelare i segreti dell'Ordine presieduto.

Iconoclastia: Termine derivato dal greco bizantino eiconoclastthz, rompere l’immagine, impiegato per definire l’eresia cristiana nata durante il periodo del cesaropapismo bizantino (VIII-IX secolo), la quale , pur ammettendo il culto di Cristo, della Vergine e dei Santi, vietava qualsiasi raffigurazione di questi, nonché qualsiasi forma di culto alle loro immagini od icone. Proclamata ufficialmente (728) dall’imperatore Leone III l’Isaurico (717-41), l’I. suscitò polemiche di carattere religioso e dottrinale fra le opposte fazioni degli iconoclasti e degli iconoduli, oltre a gravi rivolte popolari. Gregorio III lanciò la scomunica contro l’I. durante il Concilio di Roma del 731, ma l’eresia permase anche sotto il figlio di Leone III, Costantino V Copronimo, che anzi la riconfermò con un editto (741) e con un concilio riunito nel palazzo di Hieria sul Bosforo ((754), comminando pene severe contro gli iconoduli. Nel 780, alla morte dell’imperatore Leone IV, gli iconoclasti avevano ancora il sopravvento. Tuttavia l’imperatrice vedova Irene, in un concilio di Nicea (787), ristabilì l’ortodossia iconodulica. Con Leone V l’Armeno (813-20) la parte degli iconoclasti riprese il sopravvento, che conservò fino alla morte dell’imperatore Teofilo (842), ed all’avvento di Teodora, reggente per il minorenne Michele III, la quale in un concilio di Costantinopoli (843) ristabilì l’ortodossia. Altri concili (869 e 879) ribadirono la dottrina iconodulica; tuttavia le contese occasionate dalla questione iconoclastica approfondirono la divisione fra Occidente ed Oriente.

Iconologia: Termine usato dalla critica d’arte per definire lo studio del rapporto tra il motivo mitologico, letterario o religioso, e la sua rappresentazione artistica. L’interesse per l’interpretazione iconologica delle forme artistiche, affermato a partire dagli anni ’30., si è esteso anche all’architettura, in particolare dopo gli ormai classici Studies in Iconology (1939) di E. Panofsky, ponendo in rilievo le componenti degli stili storici (tipologiehe, dimensionali e matematiche, decorative, ecc.) come portatrici di precisi valori semantici, allegorici e simbolici. In questo senso l’I. della scuola di Aby Warburg ha precise relazioni con la Filosofia delle forme simboliche di E. Cassirer, per cui Panofsky ha potuto parlare della prospettiva rinascimentale come "forma simbolica", capace di definire non solo le regole della visione, ma un’intera filosofia delle configurazioni artistiche. Oggi i metodi dell’I., associati ad altre chiavi di interpretazione dei fenomeni artistici, appaiono indispensabili per una conoscenza scientifica del significato delle opere d’arte.

Idealismo: Comprende ogni concezione filosofica tendente a risolvere la realtà in una serie di atti spirituali oggettivi e soggettivi, per cui l'oggetto della conoscenza si riduce a rappresentazione o a idea. Definisce anche il modo di pensare, di vivere e di agire proprio di quanti credono in un ideale tendendo a realizzarlo ed a conquistarlo. Per Marx, ed ancor più per Lenin, l'I. rappresenta il punto più elevato del pensiero borghese, un punto contenente l'analisi materialistica della realtà. Da questo particolare punto di vista l'I., raggiunto il massimo del proprio sviluppo con la scoperta del carattere dialettico della realtà, va rovesciato nel materialismo. È una filosofia diversa, non più fondata sullo spirito ma sulla materia e sui rapporti sociali materiali. L'I. moderno trae origine dalla metafisica della coscienza di Descartes, dall'I. sostanzialistico di Spinoza (la materialità è un attributo dell'essere), dall'immaterialismo di Leibniz (monadi come centri di attività spirituali) ed dall'empirismo di Berkeley e di Locke (l'essere corrisponde all'essere percepiti). Di qui nasce la filosofia di Kant, da lui stesso definita I. trascendentale, in cui si ritrova la netta distinzione tra momento conoscitivo e mondo fenomenico. In seguito nasce il nuovo I. tedesco di Fichte (con accento soggettivo), di Schelling (con accento oggettivo) e di Hegel, che ripropone l'ipotesi di una teoria complessiva della realtà basata sulla razionalità interna e sullo svolgimento dialettico dei suoi vari momenti. Il neo I. italiano di Croce (criticamente) e di Gentile (con il suo attualismo) si richiama pure alla tradizione hegeliana, seppure variamente rielaborata.

Identità: Qualificazione di una persona, di un luogo, di una cosa per cui essa è tale e non altra. Significa anche uguaglianza completa ed assoluta. (G.O.I.) La Libertà ci consente di esprimerci nelle nostre manifestazioni e, per conseguenza, di prendere coscienza della nostra I. rispetto al mondo che ci circonda. Tuttavia, avviene che nel difficile confronto con il mondo esterno si prendano spesso, come riferimenti, modelli che ben poco hanno a che fare con la nostra essenza. Per tali motivi la nostra I. risulta falsata ai nostri stessi occhi. Tutto questo è profondamente innaturale e conduce ad ansia, insicurezza e sfiducia in noi stessi. La libertà interiore ci consente di approfondire la ricerca della nostra reale I., sempre che si sappiano superare i falsi modelli, che sovente rappresentano veri e propri dogmi non messi in discussione. Il desiderio di ricerca di una vera e convincente I. rappresenta il primo passo verso una crescita interiore.

Idolatria: Termine derivato dal greco eidwlon, immagine, e latreia, culto, che definisce l’adorazione di immagini cui vengono attribuiti poteri divini. Il concetto di I., nella teologia vetero e neotestamentaria, si estende a comprendere qualsiasi culto diverso dalla religione rivelata. Proibita dal primo comandamento del Decalogo mosaico, l’I. viene considerata grave infrazione dei rapporti fra Yahweh ed Israele. Nel cristianesimo dei primi secoli veniva espiata soltanto mediante una punizione pubblica. Tale termine venne impiegato da J. Luddock nel 1875, per indicare a livello etnologico una fase religiosa anteriore a quella delle divinità creatrici. Gli idoli, o feticci, sono rappresentati con aspetto antropologico o talvolta zoomorfico (v. anche Feticismo).

-Ieratico: Scrittura nata dalla semplificazione dei geroglifici egiziani. La scrittura I. può essere considerata un corsivo schematizzante i geroglifici originali, di struttura più elaborata, e rimase in uso fino alla fine del Nuovo Regno (XVIII-XX Dinastia). In I. venivano redatti atti amministrativi, giuridici, transazioni commerciali, rapporti, testamenti, inventari, censimenti, ed anche opere letterarie, scientifiche, religiose, testi e rituali sacri o magici, nonché corrispondenza privata. La scrittura I. subì continue modifiche e semplificazioni. Verso il IX secolo a.C. lo I. decadde, sostituito dal demotico (v.), e venne poi usato solo per la trascrizione di testi sacri sul papiro.

Ierocrazia: Termine di derivazione greca che definisce la branca della teocrazia (v.) in cui si esprime l’attribuzione del potere politico alla casta sacerdotale, un fenomeno che ha caratterizzato la storia dell’ebraismo primitivo (v.).

Ierodulia: Termine derivato dal greco ieroz, sacro, e doulia, servitù, che definisce la prostituzione sacra o cultuale praticata da uomini e donne nel corso di cerimonie nei templi di Afrodite (v.), i cui proventi erano devoluti per coprire le necessità del tempio stesso. Nell’antica Grecia era chiamato ierodulo lo schiavo addetto ai servizi minori del tempio, come la preparazione dei sacrifici e la cura degli arredi sacri. L’istituto della I., che secondo alcuni studiosi avrebbe sostituito il sacrificio umano, era forse di origine semitica, e fu diffuso in occidente dai Fenici. La I. è severamente condannata dall’Antico Testamento: "Tra le figlie ed i figli di Israele non ci sia alcuna prostituta né alcun prostituto. Non portare nella casa del signore Iddio tuo il guadagno di una meretrice, né la mercede di un prostituto, per qualsiasi voto, perché entrambe sono abominazioni davanti al Signore Iddio tuo" (Deuteronomio 23, 18-19).

Ierofante: Termine derivato dalle voci greche ieros (sacro) e jainw (mostrare). Nell'antica Grecia veniva così chiamato il capo del sacerdozio addetto al tempio di Eleusi (v.), ed era una carica tradizionalmente riservata alla famiglia degli Eumolpidi. Si sa molto poco delle sue funzioni, come d'altra parte dei misteri eleusini: Sembra che in effetti il I. mostrasse agli iniziati determinati oggetti sacri nel corso dei riti. Ogni anno teneva un discorso (hrorrhsiz) pubblico agli iniziandi, prima della partenza della solenne processione che li avrebbe condotti da Atene ad Eleusi. Talvolta viene erroneamente denominato Gerofante.

Ierogamia: Termine usato nella storia delle religioni per indicare i complessi riti religiosi, in molte religione antiche, relativi alle nozze fra due divinità, o fra una divinità ed un mortale. Durante la festa di Capodanno, in Babilonia, venivano rinnovate le nozze tra il dio della città e la dea celeste Ishtar. Nell’antico Egitto riti analoghi commemoravano le nozze di Nut (cielo) e Geb (terra). Anche nell’induismo e nel buddhismo tantrico il dio si unisce alla sua sakti (v.).

-Iggdrasil: Nome della quercia sacra sotto la cui ombra si raccoglievano giornalmente i severi dei giustizieri della Scandinavia. Essa aveva tre radici: una si stendeva fino alla dimora degli dei, era qui che gli dei pronunciavano le loro sentenze, da essa sgorgava la santa fonte del tempo passato, era vigilata da tre vergini Norne (simili alle Parche) che distribuivano l'età agli uomini con l'aiuto di varie Fate, dispensatrici delle sorti umane, liete e tristi; la seconda si allungava fino alla terra dei Giganti, da essa sgorgava la fonte della saggezza alla quale s'era dissetato Mimis, il padre universale, lasciandovi cadere in pegno uno dei suoi occhi; l'ultima radice ricopriva l'inferno, vi dimorava il mostruoso serpente Niddhogger, e le sue ramificazioni si levavano fino al cielo avviluppando il mondo. L'I. era insidiato da molti nemici: quattro cervi ne brucavano le foglie, un'aquila era appollaiata sulla sua cima, ed uno scoiattolo scorrazzava su e giù per suscitare discordia tra i cervi e l'aquila.

Ignazio di Loyola: Religioso spagnolo (castello di Loyola, Azpeitia, Guipùzcoa, 1491 - Roma, 31.7.1556) il cui nome completo era Inigo Lòpez de Recalde y Onaz y Loyola. Appartenne alla nobile famiglia basca degli Onaz y Loyola, figlio di Bertràn Yanez, ebbe un’educazione militare e cavalleresca. Tra il 1518 ed il 1521 fu ufficiale al seguito del viceré di Navarra. Nel maggio del 1521 fu ferito nel corso della difesa di Pamplona contro i Francesi; la convalescenza nel castello di Loyola fu una tappa decisiva per la sua vocazione religiosa, peraltro stimolata dalla lettura della Vita Christi di Ludolfo di Sassonia. Durante alcuni soggiorni eremitici nel Montserrat ed a Mantesa di Catalogna (1522-23), scrisse la prima stesura degli Exercicios espirituales para vencer a si mismo, che vennero poi progressivamente rielaborati fino al 1541. Dopo un viaggio in Palestina (1523-24), studiò a Barcellona, Alcalà e Salamanca (1524-27); a Parigi dal 1528, frequentò i corsi di filosofia dei Domenicani, e raccolse i primi sei seguaci, cui si unì con il cosiddetto voto di Montmartre (15.8.1534); nel 1535 ottenne il titolo di Magister artium. Il suo programma comprendeva, oltre al voto di povertà e castità, l’apostolato militante in Terrasanta o, comunque, al servizio del papa. Consacrato sacerdote a Venezia (1537), alla fine dello stesso anno si recò a Roma per mettersi a disposizione di Paolo III che, il 27.9.1540, approvò le Constituciones con las Declaraciones (la cui ultima stesura fu redatta nel 1550) e la fondazione dell’ordine Societas Jesu (S.J.), o Compagnia di Gesù (v. Gesuiti), della quale I. fu il primo "generale". Mentre l’ordine si andava estendendo, dopo aver affidato ai membri della sua Compagnia il compito dell’insegnamento (1547) I. fondò numerose scuole, tra cui il Collegio romano (1551), ed il Collegio germanico (1552), e tenne una fitta corrispondenza con ogni parte del mondo. I. esercitò un influsso decisivo sulla Controriforma (v.), e venne santificato nel 1622.

IHS:  Monogramma cristiano, trascrizione latina delle prime tre letteredel nome greco di Gesù (greco IHS [OUS], latino IHS oppure JHS), nella quale la lettera greca H (h) è stata erroneamente assimilata alla latina H (h). Quindi il latino Ihesus o Jhesus. Già in uso nel II-IV secolo, il monogramma si diffuse soprattutto in Italia ed poi in Spagna (XIV-XV secolo) ad opera di Bernardino da Siena e Vincenzo Ferrer, predicatori della devozione al nome di Gesù. Ignazio da Loyola (v.) lo adottò, sormontato da una croce, come emblema dei Gesuiti (v.).

Ilemorfismo: Dottrina basata sui concetti espressi da Aristotele (v.) sulla natura degli esseri. Quindi l’I. ritiene che la costituzione di tutti i corpi sia composta da due diversi elementi: una materia prima inerte, ed una forma, elemento attivo ed agente.

Illuminati di Baviera: Ordine, ma essenzialmente movimento di pensiero, di mera ispirazione massonica, fondato nel 1776 da Adam Weishaupt (1748-1830), un gesuita, professore di diritto canonico dal temperamento collerico e violento. Denominato inizialmente Società dei Perfettibili, si adoprò per disseminare tempesta in tutta Europa, in nome della libertà e dell'uguaglianza, mirando all'abolizione delle leggi in vigore giudicate inique. Gli storici sostengono che questo movimento ebbe per mezzo il nichilismo (dottrina negante in modo radicale determinati sistemi di valori) e per fine il comunismo primitivo più integrale, proponendosi così la distruzione dell’ordinamento politico e sociale esistente. Nel corso di un importante convento massonico tenutosi a Wilhelmsbad, il movimento degli I. si scontrò contro il muro d'indifferenza eretto dalle varie obbedienze massoniche del tempo, che avevano sperato di conquistare alla loro causa. Furioso e deluso, il Weishaupt (che aveva nel frattempo assunto il nome di battaglia Spartacus) richiese allora ai suoi seguaci di disseminarsi segretamente nelle diverse logge, di impadronirsi dei segreti dei lavori iniziatici e di sfruttarle per preparare la grande Rivoluzione. Quel tentativo doveva fallire, ma qualche illuminato, diventato libero muratore grazie alla debolezza dei sistemi di reclutamento, si sarebbe lasciato poi andare a dichiarazioni estremiste, in nome di un Ordine massonico che non poteva che disapprovarle. Come conseguenza, molti storici avrebbero in seguito confuso la Massoneria con l’Ordine degli I., attribuendogli così fisionomia e finalità, impropriamente connesse alle prime intenzioni, che l’Ordine stesso non aveva mai avuto. Nel 1783 gli I. furono sospettati di trame rivoluzionarie, tanto che vennero dapprima incolpati di complotti contro le istituzioni dello Stato e della Chiesa, e poi perseguitati. In seguito il duca Elettore di Baviera emetteva un’ordinanza contro tutte le fratellanze sorte senza concessione sovrana, dopodiché, nel 1785, l’Ordine venne definitivamente vietato dal Re di Baviera, e messo al bando anche negli altri Stati tedeschi.

Illuminismo: Termine che indica un vasto movimento culturale, manifestatosi nel corso del XVIII secolo tra la rivoluzione inglese e quella francese. In campo filosofico e scientifico ha origine dall’empirismo inglese; in quello politico e giuridico dal giusnaturalismo; nel dibattito religioso dal deismo (V:) e dal materialismo. La pedagogia (con J.J. Rousseau) e l’estetica (con A.G. Baumgarten) si costituiscono come discipline autonome nel periodo illuminista. Scopo dichiarato degli illuministi è quello di portare i lumi della ragione in ogni campo dell’attività umana, per rinnovare non soltanto il metodo scientifico, ma anche la vita sociale, la cultura e le istituzioni. Si combattono i pregiudizi, che impediscono il cammino della civiltà e si oppongono al progresso. Tra i caratteri principali, la rinnovata fiducia nella ragione, capace di chiarire e risolvere tutti i problemi dell’uomo, la polemica contro la tradizione filosofica medievale, la certezza che un’era migliore stava nascendo; la ricerca di un nucleo di verità morali originario e comune a tutti gli uomini e superiore ad ogni forma di dogma, di superstizione e d’intolleranza; impegno a diffondere ogni tipo conoscenza, soprattutto quella di carattere scientifico, per abbattere il passato e preparare la nuova era. Una delle idee fondamentali dell’I. fu quella del diritto naturale (o diritto di natura, o diritto delle genti, o diritto universale) da cui derivò quello spirito di universale giustizia e libertà, che ebbe tanta parte nelle rivoluzioni francese ed americana. I maggiori rappresentanti dell’I. furono: in Francia Voltaire e gli enciclopedisti come Diderot e d’Alembert; in Germania Lessing; in Italia Genovesi, Beccaria ed altri.

Iloteismo: Termine derivato dal greco ulh, materia, e deoz, dio, che quindi significa la divinità nella natura, indicando l’identificazione tra i due principi. È sinonimo di Panteismo (v.).

Imam: Vocabolo arabo che nell’Islamismo ortodosso o sunnita ha assunto il significato di capo della comunità universale musulmana, ossia di Califfo (v.), o di sovrano di uno Stato musulmano. Per gli Sciiti I. sono invece i monarchi musulmani per volontà divina, cioè Alì, genero di Maometto (v.) ed i suoi discendenti in linea diretta maschile (dodici o sette). Coloro che ammettono gli I. in questo senso sono detti imamiti ( in arabo Imamiyyah). Più genericamente I. è colui che dirige la preghiera rituale comune nelle moschee, senza lacuna implicazione di ordinazione sacerdotale. L’ufficio divenne fisso solo nel XIX secolo e nell’Impero Ottomano a partire dal 1871; nel 1925 in Turchia ebbe anche varie funzioni soppresse, conservate comunque negli altri paesi arabi durante l’occupazione coloniale. Si dicono infine I. anche coloro che eccellono nelle scienze o nelle lettere.

Immaginazione: Facoltà di pensare senza regole fisse, e di associare liberamente i dati dell'esperienza sensibile. (G.O.I.) La libertà interiore implica la nostra capacità di manifestarci in forme da noi liberamente e deliberatamente scelte, senza costrizioni e vincoli che ci provengono da altre sorgenti incontrollabili. A prima vista potrebbe sembrare che tali sorgenti siano tutte collocate al di fuori di noi, ma non è così. È ben vero che spesso si è profondamente condizionati dagli eventi esterni, ma le insidie più subdole provengono proprio da noi stessi. Tradizionalmente viene detto che è la nostra forma imperfetta a tenere la chiave della nostra prigione, ma che è la nostra personalità profana, simboleggiata da Saturno, il vecchio per eccellenza, quella che determina la nostra forma imperfetta. L'I., ossia l'azione nel profondo (imum ago), può aiutarci a concepire nella nostra coscienza i modi d'essere che ci possono portare oltre i limiti del nostro carcere. Si deve però considerare accuratamente la profonda differenza che distingue l'I. dalla fantasia.

Immagine: Termine che la filosofia definisce la rappresentazione mentale di un'esperienza percettiva che si dà in assenza di questa. Già la filosofia medioevale aveva insistito sull'I. sia come specie sensibile che come specie intelligibile. Gli empiristi inglesi la intendono come invece solo come copia, rappresentazione sbiadita della percezione sensibile. A partire dal XIX secolo, con Galton, Ribot e Wundt, l'I. è stata studiata dalla psicologia moderna. Recentemente Sartre ne ha rimesso in discussione l'interpretazione complessiva, legando l'I. ad un processo di irrealizzazione, non risultato di una coscienza sbiadita, ma di una particolare forma di coscienza, tipicamente propria dell'artista. Attualmente il tema dell'I., oltre alla psicologia, interessa vasti settori commerciali ed industriali, coinvolgendo il campo dell'arte figurativa ed molto più in generale quello delle comunicazioni e delle pubbliche relazioni.

Immanentismo: Termine generico abbracciante tutte le posizioni filosofiche che risolvono il problema della realtà nel suo complesso, oppure dell'assoluto, all'interno del mondo dell'esperienza variamente inteso. Quindi l'I. si oppone alle filosofie della trascendenza (v.), sia classiche che medioevali, e caratterizza gran parte del pensiero moderno e contemporaneo, dalle diverse forme di panteismo, all'empirismo ed al materialismo del Settecento, al kantismo, all'idealismo tedesco, al positivismo, al marxismo, fino alle correnti esistenzialistiche e fenomenologiche contemporanee.

Immanenza: Nel pensiero filosofico indica l'appartenenza al soggetto od all'agente, significando presenza. Nel pensiero classico l'I. riguarda soprattutto il piano degli esseri viventi, i cui atti sono appunto definiti immanenti, ovvero che procedono autonomamente dal vivente stesso. Nel pensiero moderno l'I. è riferita al piano della conoscenza, concepibile solo partendo dal pensiero individuale, vale a dire dall'io penso di Kant. Oppure, più radicalmente, riducendo la realtà alla percezione soggettiva (Berkeley) od allo spirito (v. idealismo). Dal livello gnoseologico (v.) il principio di I. è stato anche esteso a quello etico e storico, soprattutto in rapporto all'elaborazione dell'idealismo. (G.O.I.) La coscienza dell'Immanenza è indirettamente legata alla percezione di forze preziose. Se si riesce a superare la contingenza degli eventi, al di la delle manifestazioni si può percepire la presenza di qualcosa che ci sovrasta, che in un certo senso ci fa chiaramente comprendere l'esistenza dell'istante presente. Si tratta di un'esperienza che coinvolge una coscienza esistenziale e che, allorché compresa, ci accompagna poi per sempre. In generale l'I. viene percepita in modo passivo: ovvero semplicemente c'è, esiste, e non abbiamo modo di influenzarla. Talvolta appare favorevole, mentre altre volte si presenta sotto forma vagamente minacciosa, generando un'ansia opprimente, decisamente temuta da quanti l'hanno provata. È tuttavia possibile il superamento dei suoi aspetti enigmatici e la penetrazione della sua essenza. Nell'I. si possono anche scoprire fonti di risonanze veramente insperate.

In Eminenti: È il nome della prima enciclica papale con cui si condanna la Massoneria, proibendo ai cattolici di farne parte. Emessa dal papa Clemente XII il 24 aprile 1738, essa tra l'altro sostiene: "Associazioni segrete si diffondono generalmente col nome di massoneria, o sotto altre denominazioni, secondo le lingue. Sono uomini di tutte le religioni e sette, paghi di una parvenza presunta di una certa qual rettitudine naturale. Essi si riuniscono fra loro in stretto legame segreto, secondo leggi ed usanze stabilite, ed agiscono in pari tempo in comune, impegnandosi con un giuramento pronunciato sulla Sacra Scrittura e sotto pena di gravi pene ad uno scrupoloso silenzio. Per sbarrare la via tanto larga che potrebbe condurre alla penetrazione non punita dell'ingiustizia, anche in base ad altri motivi a noi noti, giusti e legittimi, abbiamo ritenuto giusto ed abbiamo deciso di condannare e proibire le dette società, circoli, associazioni segrete, assemblee o bande clandestine note col nome di massoni, o con qualsiasi altra denominazione. Noi vogliamo inoltre, ed ordiniamo, che sia vescovi che prelati, superiori ed ordinari, nonché gli inquisitori destinati in ogni luogo, data la eresia maligna, procedano ed indaghino contro i trasgressori, quali che siano il loro stato, la dignità, il rango, la nobiltà, la priorità, ed infliggano a questi le pene meritate, se veramente sospetti di eresia, e li reprimano, perché noi diamo e conferiamo a tutti e ad ognuno di essi l'autorità di procedere contro i trasgressori e punirli, anche ricorrendo all'ausilio del braccio secolare". La condanna è stata nel tempo esplicitamente rinnovata da vari altri pontefici, a seconda dei climi politici che la storia ha presentato. Tra atti, encicliche e bolle, sono ormai circa trecento le conferme della scomunica (v.) della Libera Muratoria emesse ad oggi dalla Chiesa di Roma.

Inana Yoga: Espressione impiegata nella filosofia indiana, che significa "Filosofia della sapienza", ed indica uno dei tre sentieri che portano l’essere umano alla Liberazione. Gli altri due sono il Karma Yoga (v.) ed il Raya Yoga (v.). È alla base dei sistemi filosofico-religiosi Vedanta (v.) e Samkya (v.). Questa dottrina ritiene realizzabile l’assoluta liberazione attraverso la comprensione dei grandi Misteri dell’Universo.

Inca: Termine con cui gli antichi Peruviani indicavano i sovrani ed i principi di stirpe regia. A partire dal XIII secolo, gli I. di un piccolo clan della provincia di Cuzco estesero progressivamente il loro potere, e costituirono nella regione delle Ande centrali un vasto impero. I sovrani detenevano l’autorità suprema, sia politica che militare e religiosa, essendo considerati figli del sole. Alla fine del XIII secolo gli I. divennero potentissimi. Yupanqui (1493-1525) conquistò l’Ecuador; Huyna Capac (1493-1525) arrivò a controllare l’intera fascia costiera dell’Oceano Pacifico, fino a comprendere parte del Cile e, all’interno, tutta la Bolivia e l’Argentina settentrionale. Con la morte di Huayna cominciò il declino: nel 1531 il conq1uistatore spagnolo F. Pizarro attirò in un tranello il successore Atahualpa e, dopo aver massacrato i suoi uomini, lo fece strangolare (1532). Seguì una lunga serie di rivolte contro gli invasori portoghesi, regolarmente stroncate nel sangue. L’ultima fu quella guidata da Tupac Amaru (1671). L’arte degli I., nella quale confluirono apporti delle precedenti culture di Chavin, di Tahuanaco e di Chimù, è tecnicamente perfetta. Caratteristiche, ed in parte tuttora visibili, sono le grandi città fortezza di Machu Picchu (v.), di Colquampata, di Sacsahuaman, di Kenco e di Oliantaytambo, modellate secondo una tipologia costante, simile a quella della capitale Cuzco, alla quale erano collegate mediante una rete stradale. Gli edifici, chiusi verso l’esterno ed in genere privi di elementi decorativi, sono costruiti in mattoni ed argilla, specie lungo le regioni costiere, od in conci di pietra sovrapposti a secco. Molto sviluppato l’artigianato, soprattutto per quanto riguarda oreficeria, glittica, ceramica e tessitura.

Incarnazione: Termine che in genere indica l’assunzione di sembianze umane da parte di una entità divina. Sono molte le regioni che presentano la credenza nell’I. della divinità. La religione egizia ammetteva che il dio avesse il potere di assumere forma ed immagine terrena, sia per suo proprio volere che per effetto di riti speciali. Assume particolare nell’induismo, con l’idea degli avatara (v.), ovvero delle apparizioni in aspetto materiale di Visnù tra gli esseri umani. Nella teologia cattolica I. è l’unione ipostatica, cioè personale, della natura umana e divina in Cristo; fondato sulla Sacra Scrittura, in particolare sul passo di Giovanni "il Verbo si fece carne" (Giovanni 1, 14), il dogma dell’I. venne elaborato lentamente nei primi secoli cristiani, e progressivamente definito attraverso i primi quattro concili ecumenici, particolarmente dal concilio di Calcedonia (451). Con la dottrina dell’unione ipostatica, viene affermata l’unione delle due nature, umana e divina. Il modo in cui essa si realizza fu oggetto di grandi controversie e di numerose correnti teologiche.

Incesto filosofale: Termine facente parte della dottrina alchemica (V. Uroboros).

Inconscio Esoterico: L’Alchimia parla spesso di Serpente, Aquila, Mercurio filosofico e fasi della Trasmutazione (Nigredo, Albedo, Rubedo), per cui nasce spontanea la domanda sull’utilità pratica di queste cose. Gli antichi filosofi hanno lasciato tracce eloquenti sull’argomento. Alcuni esempi possono essere rilevati dalla Turba Philosophorum: "Sappiate, voi investigatori dell’Arte, che il suo fondamento è una cosa sola" (Sizio); "Sappiate, figli della Dottrina, che la Pietra nostra è fatta di due cose" (Turba); "L’Opera nostra fin dal principio si ha da lavorare con due Nature, che sono di una medesima sostanza: l’una è preziosa e l’altra è vile" (Pitagora). Le citazioni riportate sembrano indicare che si tratta di una sola materia, distinta in due parti, di cui una più preziosa ed una più vile. Questa materia misteriosa viene rappresentata come un Serpente ed un’Aquila, che ne rispecchiano i due diversi aspetti. Jung ha intuìto che la materia di cui parlano gli ermetisti non è che l’I., ovvero quella parte del nostro spirito che non è direttamente accessibile alla coscienza. Il Serpente e l’Aquila simboleggiano due tipi di I., definibili I. lunare ed I.. solare. · L’I. lunare (Serpente) è associato a simboli legati alle acque profonde, ai laghi ed alla stessa Luna. Si tratta di un I. paragonabile al mare, in cui finisce ogni esperienza e sensazione umana. In esso è memorizzato ogni dettaglio dell’esistenza vissuta, tutti i ricordi, anche quelli che non si riesce più a richiamare alla coscienza, ma che possono riaffiorare in particolari condizioni, come al risveglio da una sensazione. Poiché la maggior parte dell’esistenza implica sofferenza, il contenuto di questo I. è prevalentemente formato da ricordi dolorosi di varia entità, e solo da alcuni ricordi piacevoli. Competono inoltre all’I. lunare i cosiddetti istinti, che sono l’eredità della specie, la componente animale di ciascun essere umano, che necessita di cibo, di riprodursi, di reagire o di fuggire davanti al pericolo, ecc. · L’I. solare (Aquila) è la parte più preziosa, ma anche la sacca più piccola. Questo I. contiene sintetici schemi comportamentali, che vengono automaticamente attivati in ogni situazione. Sono schemi che organizzano quasi del tutto il comportamento quotidiano, mentre solo una esigua parte dei pensieri e delle azioni è affidato alla volontà individuale. Quindi la maggior parte del pensare e dell’agire non è consapevole ma automatica. Si tratta di schemi formatisi in età prescolare, quando l’esperienza infantile si avvia verso l’associazione con la ragione (il bambino agisce per imitazione e per ricordo), e la loro formazione e modifica prosegue nel corso dell’intera esistenza. Prevalgono gli schemi difensivi, in quanto la vita è dedicata ad evitare il dolore, sia fisico che spirituale, mentre in parte sono presenti chiavi comportamentali atti ad uscire vittoriosi. Tali schemi vengono attivati dalla ragione, dalle situazioni e dall’I. lunare. Gli schemi possono appartenere ad individui perdenti oppure vincenti, come evidenziato dal fatto che taluni individui tendano a commettere ripetutamente lo stesso errore, e corrispondono sempre alle finalità perseguite. Ad esempio, qualora nell’I. lunare vi siano elementi che spingono alla solitudine, come ricordi, esperienze e parametri riferiti a legami opprimenti che hanno portato alla sofferenza, allora l’individuo adotterà schemi che portano all’isolamento, perché inconsciamente intende evitare la sofferenza collegata ad un legame sentimentale troppo vincolante. Se quell’individuo dovesse incontrare l’anima gemella, difficilmente saprà cogliere l’occasione per realizzare la propria felicità, poiché il comportamento adottato, appena il legame tende a stringersi, sarà tale da provocare la separazione ed il ritorno ad una vita di solitudine. Vi sono perdenti cronici, il cui fine inconscio è la sconfitta, per evitare le responsabilità legate all’eventuale vittoria. Occorre precisare che negli schemi vi è solo l’esperienza personale e quella derivata da eventuali idoli., ovvero da persone idealizzate ed adottate come modello, od anche esperienze viste nelle persone a cui si è legati. Non v’è comunque alcunché di universale o di innato, per cui gli schemi possono essere errati e perdenti. Nessun schema deriva da esperienze ancestrali, cioè da vite precedenti, mentre il karma può sicuramente influenzare la capacità di mutarli. In sintesi si può affermare che l’I. solare possa attingere da quello lunare, secondo una razionalità non gestibile liberamente. Quindi si tratta di una facoltà decisamente elevata, solare e normalmente incontrollabile. Essa organizza le esperienze, proprie e dei propri idoli, ha grandi capacità di sintesi, ma si basa unicamente sui contenuti dell’I. lunare, portando come s’è visto a comportamenti perdenti o vincenti. Sono sempre schemi molto sintetici ma anche precisi, ben definiti, che tengono in considerazione sia le limitazioni individuali fisiche e psichiche, sia degli aggiornamenti acquisiti nel tempo per invecchiamento od a seguito di traumi psicofisici, che fanno variare le singole capacità. Quindi contengono le limitazioni fisiche, intellettive, di resistenza e di capacità di concentrazione, e sono formati da successioni di azioni psicologiche, materiali e vegetative, che possono anche protrarsi a lungo nel tempo. Non si esauriscono mai in tempi brevi, specie se sono stati costituiti per perseguire un fine, per cui esercitano la loro influenza fino al termine dell’esperienza, risultando variati dalla successione di vari sottoschemi non necessariamente fissi. Oltre che per mutate condizioni psicofisiche, gli schemi si possono modificare anche quando la volontà fa sperimentare nuove strade. Se l’esperienza è stata complessivamente positiva od almeno neutra, si modifica lo schema precedente, mentre se l’esperienza è stata negativa il vecchio schema resta immutato, rafforzandosi. Y (Interazioni) L’I. lunare contiene la memorizzazione delle esperienze vissute e gli istinti della specie. Tale I. invia continuamente messaggi all’I. solare, attivando i corrispondenti schemi comportamentali. L’analisi di una giornata tipo, dal risveglio al sonno notturno, rivela come in ogni circostanza siano stati adottati automatismi comportamentali prescelti, o preferiti, in quanto meno dolorosi, o più piacevoli. All’impatto con una situazione nuova l’I. solare scorre rapidamente tutti gli schemi immagazzinati per trovare quelli più simili da applicare, mentre al contempo l’I. lunare ricerca un’esperienza analoga che possa aver implicato sofferenza. Se lo rintraccia, invia immediatamente una serie di impulsi all’I. solare, affinché adotti un certo schema difensivo che protegga dal dolore. Nascono così le fobìe, le nevrosi e le ossessioni, scatenate anche da un particolare apparentemente insignificante, ma che comunque risultano potenzialmente dolorose per l’I. lunare, che può innescare eccessivi schemi di difesa attraverso l’I. solare. Si tratta di schemi di difesa spesso anomali ed inutili, che condizionano l’esistenza dell’individuo e di quanti sono in contatto con lui. In conclusione, sono state definite le materie dell’Opera, ovvero l’I. lunare e quello solare. Basilio Valentino (v.), nel suo Rosarium Philosophorum (1550), sosteneva che "Ratio est quia ars primas dispositiones inducere non potest", ovvero che l’arte non può creare le disposizioni primarie, cioè che la materia della nostra opera è fornita dalla natura, e sta solo a noi perfezionarla. Facendo questo però, continua il grande filosofo alchimista, scopriremo nel nostro Mercurio una grande perfezione, e ciò sarà fonte di una grande gioia, prossima alla vera felicità. Alchemicamente è lo stadio di Nigredo, della formazione della Sostanza mescolata, quello che collega, che unisce e mette in comunicazione diretta l’I. lunare con quello solare.

Inconscio Scientifico: Insieme dei contenuti e dei processi psichici che sono impliciti in molti comportamenti dell’individuo motivandoli, rimanendo tuttavia estranei e non noti alla sua coscienza. L’ipotesi dell’esistenza di una vita psichica profonda, di cui per l’uomo protagonista non vi fosse un’effettiva consapevolezza, riemerse periodicamente nell’evoluzione del pensiero fin dai tempi della filosofia platonica. Occorre però arrivare ai primi dell’800, in piena atmosfera romantica, perché nell’ambiente letterario e filosofico si trovi un interesse più persistente e sistematico per un’impostazione dinamica della vita psichica, e per l’esplorazione di attività psichiche inconsce. Nel 1846 il Carus giunse a distinguere un I. assoluto, che identificava in una "regione dell’anima in cui non penetra mai alcun raggio di coscienza", ed un I. relativo, costituito da contenuti che un tempo sono stati coscienti. Verso la fine dell’800, l’accentuarsi dell’interesse per i fenomeni medianici ed il primo fiorire di ricerche scientifiche sull’argomento, portarono parallelamente a conclusioni circa il supposto operare di una psichicità secondo modalità incoscienti. Se si aggiungono gli studi sull’isteria di Charçot, i risultati delle applicazioni cliniche dell’ipnotismo di Liébault e Bernheim, si completa il quadro della temperie culturale in seno alla quale, indipendentemente l’uno dall’altro, Janet e Freud sarebbero giunti a definire e ad utilizzare più ampiamente il concetto di I.: pervenendovi l’uno agli studi sull’automatismo psicologico negli stati sonnambolici, l’altro dalle osservazioni condotte con Breuer sugli effetti dell’ipnosi sulla sintomatologia isterica. Successivamente questa intuizione, ulteriormente approfondita e verificata da Freud e dai suoi allievi mediante particolari tecniche di osservazione e di studio su pazienti nevrotici e su soggetti normali, divenne uno dei cardini della teoria e della pratica psicoanalitiche , e contribuì al verificarsi di svolte decisive nell’ambito di varie discipline, in particolare della psicologia e della psichiatria, sia per quanto concerne le modalità di approccio allo studio della personalità globale e delle singole funzioni psichiche, sia per i diversi orientamenti applicativi che ne derivarono (psicodiagnostica, psicoterapia, ecc.). Nelle definitive formulazioni freudiane di vita psichica, sia in condizioni normali, sia in condizioni patologiche, appare comprendere contenuti e processi di cui v’è consapevolezza ed altri inconsapevoli od inconsci. Contenuti e processi inconsci in senso stretto sono considerati quelli che non hanno in genere possibilità di giungere per sé stessi alla coscienza, senza che intervengano trasformazioni particolari nell’individuo. Può trattarsi di materiale non suscettibile di diventare consapevole o per sua natura (istinti), o perché soggetto a rimozione; inoltre certi meccanismi difensivi, tra i quali la rimozione stessa, risultano essi stessi inconsci, e possono essere colti e descritti essenzialmente da un osservatore esterno. Tutti questi elementi (immagini, rappresentazioni, pensieri, ricordi, emozioni, ecc.), pure non consapevoli, ma suscettibili di un facile accesso alla coscienza, come attraverso uno sforzo di attenzione, vengono considerati preconsci. L’I. può dunque essere inteso come un deposito di elementi (concezione topica); ma anche come un modo di essere di certi contenuti mentali, che pure in queste condizioni non cessano peraltro di esercitare un’azione sulla vita cosciente; ed addirittura come una particolare qualità del funzionamento mentale (prospettiva dinamica). Quanto agli oggetti, secondo la teoria psicoanalitica, rappresentazioni mentali, istinti o componenti parziali degli istinti, sentimenti, meccanismi di difesa ed istanze morali, possono essere o diventare I. La vita mentale inconscia appare governata da leggi in parte comuni, in parte specifiche, rispetto a quelle che reggono lo psichismo cosciente. Tra i fatti evidenti, per primi ed in quanto sottoposti alle tecniche di osservazione e di interpretazione proprie della psicanalisi, hanno rivelato ruoli simbolici profondi, ed hanno consentito quindi di gettare uno sguardo sulle modalità di funzionamento dello psichismo inconscio, sono i sintomi nevrotici, i sogni e numerose altre manifestazioni pure tipiche della nevrosi o della normalità, e proprie della vita di veglia: come il lapsus linguae, le dimenticanze, gli atti mancati, e certe fantasticherie. Una prova, di natura sperimentale, del concorso di processi mentali inconsci nel determinare pensieri e comportamenti, viene considerata il perdurare degli effetti di suggestione, in soggetti sottoposti ad ipnosi (v.), anche durante lo stato post-ipnotico e senza che ve ne sia l’autoconsapevolezza. Ulteriori caratterizzazioni dell’I., in rapporto a contenuti tipici, sono state delineate da Jung, che nel cosiddetto I. collettivo identifica la parte dell’I. comune alla specie umana, e composta di elementi od immagini primordiali (archetipi, C.G. Jung, 1928, 1943). È da citare inoltre L. Szondi (1937), che per I. familiare intende il complesso delle tende affettive, a carattere ereditario recessivo, che possono motivare i rapporti interpersonali (simpatia, antipatia, scelta del partner, ecc.). L’applicazione del concetto di I. ha portato un innegabile contributo contenutistico e prospettico alla psicologia generale, che nelle sue forme tradizionali, poteva considerarsi prevalentemente una psicologia della coscienza, in quanto studio del funzionamento mentale cosciente. Si è assistito addirittura ad una reversione di prospettiva, nel senso che da parte di molti si è finito con il considerare la coscienza come una caratteristica importante, ma non necessaria, delle operazioni mentali, le quali possono anche essere del tutto inconsce. In ambito percettivo, immaginario e pratico, una buona parte dei processi ed una certa parte dei contenuti si collocano al di fuori del livello di coscienza: basti ricordare i fenomeni della percezione subliminale; la dinamica delle illusioni, degli atti produttivi e creativi (percezione, immaginazione, sogno), della formazione di abitudini, della ritenzione mnestica, dell’elaborazione ed attuazione di decisioni, dei fatti della vita emotiva ed in particolare dell’ansia; i comportamenti espressivi; i comportamenti d’organo, o comportamenti molecolari, ecc. In sostanza, l’esistenza dell’area dell’I. nella vita psichica sembra rispondere funzionalmente a precise condizioni ed esigenze: · mancanza di capacità necessarie per la presa di coscienza, in seguito ad un differente orientamento evolutivo o ad un insufficiente sviluppo, come negli animali, nel bambino, nel debole mentale, od in seguito a mancato apprendimento, come nell’adulto delle culture occidentali, in riferimento a numerosi fenomeni mentali, motori e neurovegetativi, per affermare consapevolmente i quali occorrono specifici addestramenti, od in seguito a fatti regressivi, come nell’invecchiamento ed in certe intossicazioni, allorché l’area della coscienza si restringe; · rimozione dell’area della coscienza, in senso freudiano, avente lo scopo di ridurre il carattere doloroso o semplicemente fastidioso di eventi in forte conflitto con le regole sociali apprese o con esigenze edonistiche della persona; · necessità di delimitare il campo dell’attenzione, concentrando questa più sopra i risultati dei processi psichici che non sui loro preliminari e sul loro decorso, ed anche focalizzando soprattutto quei contenuti che maggiormente rispondono al momento funzionale attraversato dall’individuo. Tali esigenze di economia operativa, per le quali l’individuo evita di avere contemporaneamente presenti alla coscienza tutti i suoi contenuti e processi mentali, vengono soddisfatte anche sostituendo concetti e simboli ad ampie moltitudini di dati elementari, mediante i processi di costantizzazione dell’esperienza, e di apprendimento, abitudine, automatizzazione delle azioni.