Boaz: Secondo l'Antico Testamento sarebbe il nome del decimo figlio di Caino, che avrebbe ucciso il padre per errore. È soprattutto il nome assegnato ad una delle due colonne poste circa 3.500 anni fa in Gerusalemme, all'ingresso del Tempio Di Salomone. La seconda colonna porta il nome di Jachin (v.). La Libera Muratoria ha adottato la costruzione del Tempio di Salomone come simbolo operativo, che ne definisce le finalità, ed a cui fa riferimento anche ritualmente, sia a livello di Loggia che in quasi tutti i Corpi Rituali. Il fine ultimo della Massoneria resta comunque la costruzione del tempio dell'Umanità. I Massoni tendono a lavorare la propria pietra grezza fin dall'apprendistato, per trasformarla gradualmente in pietra cubica. È alla colonna Boaz che gli Apprendisti ricevono il proprio simbolico salario. Il novello iniziato deve spogliarsi di ogni scoria profana residua, attraverso il lavoro assiduo che deve compiere su se stesso, avendo assimilato quanto ha appreso in Loggia lavorando fianco a fianco con i Fratelli. Adottati i principi massonici, li applica anche nella vita profana, al di fuori del Tempio, con estrema coerenza. È così che l'uomo libero e di buoni costumi, che è stato iniziato virtualmente diventando Apprendista, diventa poi Compagno d'Arte, per infine avviarsi verso la Maestria. B. è una parola sacra, che simboleggia l'oro, il fuoco, il sole, la vita, la potenza e la forza, ed è il nome distintivo della colonna dorica dei Fratelli Apprendisti della Loggia. Opportuno notare che le obbedienze nordiche assegnano ai Compagni dArte la Colonna B, come anche la relativa Parola Sacra. Perciò la Colonna B vi viene considerata la seconda Colonna del Tempio massonico.
Bodha: Termine sanscrito della dottrina buddhista indicante l'innato possesso dell'intelletto, od anche la comprensione della vita. Buddha rappresenta la sua acquisizione attraverso meriti e sforzi personali. Buddhi è la facoltà di conoscere, il canale attraverso il quale la conoscenza divina raggiunge l'ego, discernimento del bene e del male. B. è anche la coscienza divina e l'anima spirituale, veicolo di Atma. (dall'Evoluzione cosmica di H. P. Blavatsky).
Bodhisattwa: Termine sanscrito che significa colui la cui essenza è il risveglio in una condizione di saggezza, e si riferisce particolarmente alla vita vissuta da Gautama Buddha, il quale rinunziò al Nirvana (v.) per aiutare gli uomini ad imboccare la via della liberazione.
Boemi, Fratelli: Comunità religiosa derivante dal movimento hussita (v.). Allorché papa Pio II nel 1462 annullò i «Compactata», un gruppo di hussiti, che avevano già mal sopportato tali patti, si ribellarono a Roma, capeggiati da Pietro Chelcicky. I fratelli B. seguirono la dottrina di Huss, condannarono il giuramento e gli onori concessi a qualsiasi ufficio, ed insegnarono che i ricchi dovevano amministrare i loro beni per i poveri. Nella riunione di Lhotka (1467) adottarono solennemente quella dottrina, e si chiamarono «Unitas Fratrum» od anche Fratelli B. Nel 1535, sull'esempio dei luterani, che avevano presentato la confessione di Augusta, formularono la Confessio fidei ac religionis, detta «Confessione boema», suddivisa in venti articoli contenenti dottrine di Huss e di Lutero. Nel 1575 presentarono, prima all'imperatore Massimiliano II (1564-76) poi al suo successore Rodolfo II (1576-1612) una nuova confessione di fede in 25 articoli. In quest'epoca curarono la traduzione della Bibbia detta di Kralickz. Agli inizi del XVII secolo si schierarono a favore dell'elettore Federico contro l'imperatore Ferdinando II (1619-37). Sconfitti nella battaglia della Montagna Bianca (1620) si dispersero, e molti si ritirarono in Polonia con il celebre Comenius. Lì vennero accolti dal conte Zinzendorf, che li chiamò Fratelli Moravi, e li spinse verso le missioni. I Fratelli B. sono stati i primi protestanti ad avviare l'attività missionaria.
Bogomilismo: Termine di derivazione slava, dal significato di "caro a Dio", che indica uneresia fiorita nel IV secolo, il cui capo si chiamava appunto Bogomil. I suoi seguaci erano dualisti, ovvero credevano in un Dio buono e creatore di quanto è di natura spirituale, ed in un Demonio, creatore del mondo materiale e del male. Avevano costumi molto severi, in quanto osservavano alla lettera i dieci Comandamenti, ed erano in sommo modo umili, misericordiosi e solidali verso i poveri ed i bisognosi.
Bolla di Fondazione: La struttura della Loggia, i cui dettagli sono elencati nellArt. 17 della Costituzione dellOrdine del G.O.I., prevede che ogni Loggia acquisisca il riconoscimento con il rilascio da parte del Gran Maestro della B. Secondo il disposto dellArt. 29 del Regolamento dellOrdine, la B. è ottenuta attraverso una specifica richiesta di Nulla Osta al momento della costituzione di ogni nuova Loggia della Comunione. Tale richiesta viene sottoposta alla delibera della Giunta del G.O.I. (v. Fondazione di una Loggia).
Bonifacio VIII: Nome assunto da Benedetto Caetani (1235-1303) allorché insediato sul soglio di Pietro il 24.12.1294. Era stato creato cardinale nel 1281 da papa Martino IV, riuscendo a concludere il trattato di Tarascona (1291) fra Carlo II dAngiò ed Alfonso III dAragona, separati da profonda inimicizia dopo i Vespri Siciliani (1282). Quando Celestino V rinunciò al pontificato dopo soli cinque mesi dallelezione, B. venne eletto nel conclave riunito a Castelnuovo di Napoli. Per sottrarsi allinfluenza degli Angioini, riportò la curia da Napoli a Roma, dove fu solennemente incoronato nel 1295. Per risolvere il problema della Sicilia, B. tentò di indurre il fratello di Giacomo II, Federico, a rinunciare alla corona siciliana in cambio di una promessa di splendide nozze, con la prospettiva di unaleatoria successione imperiale. Ma lopposizione dei siciliani indusse Federico ad incoronarsi a Palermo nel 1296. Giacomo II, spinto da B., mosse guerra al fratello, che però respinse gli attacchi. La pace di Caltabellotta (1302) sanzionò la vittoria di Federico e degli Aragonesi contro gli Angioini ed il papa. Carlo di Valois intervenne a Firenze in difesa dei Neri, protetti da B., contro i Bianchi, che furono cacciati dalla città (1302). Ma più gravi vicende turbarono il pontificato di B.: la lotta con Filippo IV il Bello, re di Francia, e lostilità degli Spirituali francescani, collegata alla ribellione dei Colonna. Gli Spirituali francescani, fra cui primeggiava Jacopone da Todi, negavano la legittimità del divorzio fra il papa Celestino V e la Chiesa, sposa mistica di Cristo. Tale ondata di risentimento contro B. era fomentata dai cardinali colonnesi Giacomo e Pietro, che lo accusavano di frode e di simonia. B. dapprima dichiarò decaduti tali cardinali (1297), e pochi giorni dopo li scomunicava, ordinando la confisca dei loro beni con la bolla Lapis abscissus. Cadute le fortezze colonnesi, rasa al suolo Palestrina, i due Colonna ripararono in Francia, mentre Jacopone da Todi veniva rinchiuso in carcere per cinque anni. I rapporti con la Francia si erano aggravati quando B. emanò la bolla Clericis laicos (1296), con cui, contravvenendo ai desideri del re, vietava al clero, sotto pena di scomunica, di versare tributi o donazioni ai laici senza previa autorizzazione della Santa Sede. Per rappresaglia Filippo IV vietò lesportazione di denaro ed oggetti preziosi, tagliando così la via alle contribuzioni che mantenevano la curia romana. Si creava una beve tregua, che B. tentò di accentuare canonizzando Luigi IX, avo del re (1297). Nel frattempo indiceva il primo giubileo di Anno Santo nel 1300, quasi a sancire lavvento della pace universale. Ma il conflitto riprese ben presto sulla questione delle immunità e delle decime ecclesiastiche: B. dichiarava decaduti i privilegi ultimamente concessi al re. E Filippo convocava (1302) un parlamento dei tre stati dove anche i prelati ed i membri del clero biasimavano la politica del papa verso la Francia. B. rispondeva con la famosa bolla Unam Sanctam (18.11.1302), forse scritta da Egidio Romano, che è la sintesi della dottrina teocratica della Chiesa. Il documento provocò una forte reazione a Parigi: nel congresso del Louvre (1303) furono formulate accuse di eresia, immoralità e superstizione contro il papa, e fu richiesto, anche da parte dellepiscopato, un Concilio universale. B. respinse tutte le accuse, dettò una serie di disposizioni punitive contro gli appellanti al Concilio, e preparò una bolla di scomunica contro il re, da pubblicarsi l8 settembre. Ma la vigilia il consigliere di Filippo, Guglielmo Nogaret, insieme a Sciarra Colonna, a capo di una banda armata, invase il castello di Anagni (v.), sede del papa, e lo tenne prigioniero per tre giorni, B., ritornato a Roma, vi moriva misteriosamente pochi giorni dopo. Tutte le bolle emesse da B. contro Filippo furono poi annullate dal Concilio di Vienne (1311-12) indetto da Clemente V. La critica storica ha riconosciuto a B. talento e personalità, pur rilevandone lincapacità di adeguarsi al rapido evolversi della società medievale.
Bonzo: Termine derivante dal giapponese bozu, padrone della cella, o boshi, maestro della cella. Sacerdote della religione buddhista, di grande scaltrezza ma di dubbia moralità, organizzato in comunità maschili e femminili, che presiede alla conduzione dei templi. Anticamente i B. ebbero grande importanza in Giappone, specie nel VII secolo, quando il buddhismo si consolidò a spese dello shintoismo. Il termine apparve in occidente nel 1549, grazie alla citazione riportata in una lettera di San Francesco Saverio.
Boxers: Termine inglese che definisce gli appartenenti alla società "Pugno di giustizia e di armonia" (I cho xhuan), membri di una società segreta nazionalista, agitatrice di moti antioccidentali, e contrari al sistema politico delle legazioni, particolarmente attiva dopo la sconfitta inflitta aala Cina dal Giappone nel 1895. Il movimento era appoggiato dallimperatrice Tzu-hsi, e si diffuse rapidamente; in pratica rappresenta unanticipazione del movimento nazionalista cinese, che con Sun Yat-sen ed il Kwo min tang proclamerà più tardi la repubblica cinese. Nel giugno del 1900 i B., dopo aver massacrato qualche centinaio di occidentali, Giapponesi e Cinesi cristiani (cadde anche il ministro tedesco von Ketteler), posero lassedio al quartiere delle legazioni di Pechino, aiutati da truppe regolari imperiali. Undici ministri europei, con le loro famiglie e pochi soldati, resistettero 55 giorni, guidati dal ministro inglese Claude Mc Donald, fino allarrivo (14 agosto) di un contingente internazionale, prevalentemente russo-giapponese, comandato dallinglese sir Alfred Gasellee. Al governo cinese fu imposto, nel settembre 1901, un durissimo regime di riparazioni, che in pratica esautorava del tutto la dinastia imperiale (il che fu causa della sua successiva e definitiva caduta), e ribadiva il sistema delle concessioni, trasformando così la Cina in un paese coloniale.
Braccio secolare: Potere coercitivo dello Stato, impiegato per rendere esecutive le sentenze dei tribunali ecclesiastici e per applicarne le pene. Il ricorso al B. è una diretta conseguenza della protezione alla Chiesa assicurata dai sovrani cattolici dallimperatore Costantino in poi. Listituto del B. ebbe particolare risalto nel Medioevo nei processi dellInquisizione, la cui legislazione stabiliva: · 1) gli inquisitori possono costringere tutti i magistrati a far osservare gli statuti promulgati contro gli eretici; · 2) possono obbligare i magistrati ad eseguire le loro sentenze, e questi sono tenuti ad obbedire sotto pena di scomunica (Innocenzo IV, const. 10); · 3) possono costringere chiunque, anche i magistrati, a consegnare i loro documenti al SantUffizio (Alessandro IV, const. 18). In genere la consegna al B. avveniva per delitti di eresia, falsificazione di lettere apostoliche, cospirazione contro il proprio vescovo e simili. La rivoluzione francese e le legislazioni ad essa ispirate abolirono listituto del B. A questo spirito si informò lItalia (1871), con la legge delle Guarentigie (art. 17), che non accordava alcuna esecuzione coatta agli atti delle autorità ecclesiastiche. Nel 1929 la legislazione concordataria ha abrograto tale art. 17, ed in taluni campi ha implicitamente ripristinato, seppure in forma delimitata, listituto del B., sia in materia matrimoniale (Concordato, art. 1, 34) sia specialmente nel riconoscimento dellefficacia civile di provvedimenti dellautorità ecclesiastica, riguardanti ecclesiastici e religiosi (Trattato, art. 23; Concordato, artt. 1, 5 e 29).
Brahma: Divinità indiana, radice della manifestazione cosmica, B. assomma le tre forme qualitative (Trimurti) di demiurgo, conservatore e distruttore dell'universo. L'iconografia conferma, in linea di principio, queste funzioni, attribuendo al dio tre volti diversi. Il culto di B. in India è sempre stato appannaggio di minoranze, per il suo carattere di astrazione e per le implicazioni metafisiche connesse alla sua figura. Per questa ragione gli furono preferiti i culti di Siva e di Visnù. La figura di B. viene spesso confusa od identificata con quella di Buddha Veda.
Brahman: Termine sanscrito indicante l'Anima universale (v. Brahman). In età vedica indicò la quiddità o sostanza magica, racchiusa nelle formule sacrificali. In seguito B. significò la potenza che risolve ogni fenomeno nell'identità dell'Uno-Tutto, in quanto l'universo stesso è concepibile come il frutto del sacrificio primordiale. Tale prospezione concettuale è contenuta nei Brahmana (v.), e con varie sfaccettature appare un elemento permanente nello svolgersi del tradizionale pensiero religioso e filosofico indiano.
Brahmana: Termine sanscrito che nell'originaria forma aggettivale indica l'attinente al culto. Come sostantivo maschile significa appartenente ai brahmani (v.), mentre nell'accezione neutra si riferisce alla norma od al trattato rituale. In quest'ultima veste indica un gruppo di libri scritti fra il IX ed VII secolo a.C., nel cui contesto speculativo e mitologico si codifica che "l'essenza di ogni essere o di dio stesso è il Sacrificio".
Brahmanesimo: Detto anche Bramanismo. Termine storicamente indicante la fase religiosa indiana successiva all'epoca vedica (v. Veda) e conclusasi nel VII secolo. Fondata sull'esistenza di tre divinità principali, la trinità indiana, costituita da Brahmah, Siva e Visnù, cui seguono molte divinità minori che presiedono ai principali fenomeni del mondo. Si riferisce alla componente dottrinaria e di tecnica meditativa che si è mantenuta fedele ad un monismo privo di indulgenza, ed a pratiche in cui il sacrificio liturgico è solo il supporto al processo di dilatazione ed illuminazione mentale (v. Induismo). Riconosce il primato spirituale del brahmano, quale tramite tra il mondo umano e la sfera del divino. Ciò in obbedienza a quanto citato nel Rig-Veda, ove si afferma che la bocca del Purusha (l'Uomo cosmico) generò i brahmana (braccia), i ksatrya (guerrieri), le anche ed i piedi, stabilendo inequivocabilmente la nobiltà interiore della casta sacerdotale. Questa era la sola idonea a possedere le formule magiche e le modalità di pronuncia, che rendono teurgicamente efficace il rito. Questo assunto trovò grande applicazione agli albori dell'induismo, poiché i brahmani vivevano allora per i soli compiti culturali e dottrinali, mentre l'idea del sacrificio si trovava al centro delle speculazioni mentali, oltre a costituirsi come karma-marga, via delle opere rituali. In seguito però subì influenze gnostiche (jnana-marga), delle pratiche ascetiche (tapo-marga), del vortice samsarico (v. Samsara) e della correlata credenza nella trasmigrazione (v.) del principio vitale. Tutte deviazioni che originariamente non erano state previste dal corpo dottrinario brahmanico. Ne conseguì la necessità di frenare gli slanci mistici della via della devozione (bhakti-marga) fidente in vari dei che, a partire dal XIV secolo, si era allacciata alla via dell'amore del Sufismo islamico. Fu allora inevitabile l'irrigidimento dei rappresentanti della tradizione brahmanica, provocato dalla volontà di mantenere intatta una situazione di privilegio spirituale e sociale, il che comportò anche la trasmissione di precisi e rigidi doveri. L'esistenza del brahmano ortodosso deve tuttora svolgersi su quattro fasi, alle quali non può e non deve sottrarsi: 1) il noviziato, in età giovanile, durante il quale si deve apprendere la dottrina dei Veda con un apposito maestro (guru), con il quale approfondisce le scienze sacre, tra cui il sanscrito, la lingua ufficiale del B. e di tutta l'alta cultura induista; 2) la vita familiare, durante la quale esaurisce i suoi doveri di uomo (procreazione di un figlio, sua educazione, pratica dei sacrifici); 3) la rinuncia del mondo, attraverso la preghiera ed il ritiro nella vita solitaria; 4) l'accesso alla condizione di monaco mendicante (bhiksu), teso unicamente al conseguimento della visione del brahman (v.), ma anche disposto ad accogliere discepoli ed a predicare nei centri urbani, facendo dipendere la propria sopravvivenza solo dalla pubblica carità, in grazia della legge del karman (v.).
Brahmani: Termine noto anche come Bramini, che in India indica tutti gli appartenenti alla casta sacerdotale per diritto ereditario familiare. La formazione della casta deve farsi risalire indietro nel tempo, poiché se ne trova menzione già in un testo vedico, e con essa si mirò a conservare integro nei secoli l'originario insegnamento religioso e filosofico. Spetta infatti ai B. di studiare i testi sacri, di attendere al culto e di trasmettere quella parte d'insegnamento (esoterico) che per tradizione si confida solo oralmente. I B. sono oggi circa quindici milioni, e sono alla guida non solo dell'induismo ma anche del giainismo (v.).